Articolo Pubblicato il 19 novembre, 2020 alle 12:00.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24993/20 depositata il 9 novembre 2020, è tornata sull’annosa questione dei Tutor e ha chiarito e ribadito che grava sull’amministrazione l’onere di dare prova del regolare funzionamento del dispositivo, sebbene operi in automatico, e che pertanto la multa per eccesso di velocità è valida (solo) se il Sicve-tutor è sottoposto a tarature periodiche che vanno comprovate in giudizio dall’amministrazione stessa.

Su tale base la Suprema Corte ha accolto il ricorso di un utente della strada, richiamando la lettura ermeneutica, fornita dalla Consulta, all’art. 45, comma 6, del Codice della Strada.

 

Un automobilista impugna una sanzione per il superamento dei limiti di velocità

L’automobilista aveva proposto opposizione nei confronti dell’ordinanza-ingiunzione con cui gli era stata irrogata la sanzione amministrativa del pagamento di 445,61 euro per violazione dell’art. 142 C.d.S., comma 8, in materia di superamento dei limiti di velocità.

Il Giudice di pace di Ceva, tuttavia, aveva respinto l’opposizione e lo stesso aveva fatto, nel 2016, il Tribunale di Cuneo, presso il quale il ricorrente aveva appellato la sentenza di primo grado, confermando quindi la multa.

L’automobilista tuttavia non si è dato per vinto e ha proposto ricorso anche per Cassazione sulla scorta di due motivi di doglianza. Quello che qui interessa, tralasciando anche tutta la parte riguardante la richiesta di revocazione della sentenza, è quello in cui il ricorrente deduceva, in relazione all’art. 360 comma 1, n. 3 e n.5, cod. proc. civ., la violazione e falsa applicazione dell’art. 4 della legge n.273/1991, degli artt. 45, comma 6, e 142, comma 6, del C.d.S., degli articoli 192 e 345 del regolamento di attuazione del C.d.S. per avere il tribunale disatteso il motivo di gravame in relazione alla mancata dimostrazione da parte dell’amministrazione del corretto funzionamento del dispositivo con cui era stata rilevata l’infrazione, ossia il cosiddetto Tutor Sicve.

 

Tutti i dispositivi vanno periodicamente verificati

In particolare, la sentenza d’appello, – lamentava l’automobilista -, non aveva tenuto conto dell’intervenuta declaratoria di incostituzionalità, da parte della Corte Costituzionale (sent. n. 113/2015), dell’art. 45, comma 6, C.d.S. laddove non aveva previsto che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità dovessero essere sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.

Inoltre, il ricorrente lamentava l’erroneità della sentenza in relazione all’art. 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ. perché, nonostante l’eccezione di nullità sollevata per mancata dimostrazione della corretta funzionalità del dispositivo elettronico, non ne aveva tenuto conto, argomentando che il ricorrente non aveva specificamente contestato e confutato l’allegazione della amministrazione circa l’effettuazione della taratura “cronologica”.

Per la Cassazione il motivo fondato. “A seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale dell’art. 45, comma 6, del d.lgs. n. 285 del 1992 (Corte cost. 18 giugno 2015 n. 113), tutte le apparecchiature di misurazione della velocità devono essere sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura, e in caso di contestazioni circa l’affidabilità dell’apparecchio il giudice è tenuto ad accertare se tali verifiche siano state o meno effettuate”

 

Nessuna distinzione tra autovelox e tutor anche se questi ultimi funzionano in automatico

Gli Ermellini chiariscono quindi che non è pertanto corretta la distinzione operata dalla sentenza impugnata, ai fini dell’applicazione dell’art. 45, comma 6, del d.lgs.vo 285/1992 (C. d. S.) – come interpretato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 113/2015 -, “fra apparecchi sottoposti a diretta vigilanza della Polizia Stradale e apparecchiature SICVE che funzionano in automatico ed in autonomia e che sono sottoposte a controlli annuali per la sincronizzazione degli orologi.

I giudici richiamano quindi la Corte costituzionale laddove, nella più volte citata sentenza del 2015, sottolineava come “qualsiasi strumento di misura, specie se elettronico, è soggetto a variazioni delle sue caratteristiche e, quindi, a variazioni dei valori misurati dovute a invecchiamento delle proprie componenti e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici, variazioni della tensione di alimentazione: tale profilo interessa anche i meccanismi di autodiagnosi che appaiono suscettibili, come le altre apparecchiature, di obsolescenza e di deterioramento”.

Per questi motivi la Consulta aveva ritenuto “intrinsecamente irragionevole” l’esonero dei Tutor da verifiche periodiche, o successive ad eventi di manutenzione.

 

L’onere della prova dell’avvenuta taratura spetta all’Amministrazione

La Suprema Corte, infine, giudica non idoneo a superare l’applicabilità dell’art. 45 comma 6 cit. C. d. S. (“nella portata precettiva risultante dalla declaratoria di incostituzionalità riletto dalla Corte costituzionale”), l’argomento utilizzato dal tribunale secondo il quale il ricorrente non avrebbe specificamente contestato l’allegazione dell’amministrazione circa l’effettuazione della taratura, “dovendosi rilevare come sia sufficiente, a tal fine, la contestazione, incombendo sull’amministrazione la prova dell’effettuazione del periodico controllo”.

Il motivo è stato pertanto accolto e la sentenza impugnata cassata con rinvio al Tribunale di Cuneo in persona di diverso giudicante per la definizione della causa.