Articolo Pubblicato il 15 gennaio, 2020 alle 12:56.

La sentenza pronunciata il 14 gennaio 2020 della Corte d’appello di Torino è di quelle destinate a fare molto discutere e anche a preoccupare perché, secondo i giudici, l’uso intensivo e prolungato del cellulare può causare l’insorgenza di alcune tipologie di tumore.

Sulla scorta di questo assunto i togati torinesi, confermando peraltro il pronunciamento di primo grado emesso dal Tribunale di Ivrea nel 2017, hanno condannato l’Inail a risarcire con una rendita vitalizia da malattia professionale un 56enne ex dipendente della Telecom.

Il lavoratore, che per oltre 15 anni, per motivi di lavoro, aveva usato il telefonino per quattro se non cinque ore al giorno, nel 2010 aveva scoperto di essere stato colpito da un neurinoma del nervo acustico, un tumore benigno, per fortuna, ma altamente invalidante: un’invalidità permanente del 23 per cento. E aveva fatto causa.

 

Riconosciuto il nesso causale tra uso del cellulare e tumore

Le conclusioni a cui è giunta la Corte d’Appello torinese sono dirompenti, su molteplici piani: “Ci sono solidi elementi per affermare un ruolo causale tra l’esposizione dell’appellato alle radiofrequenze da telefono cellulare e la malattia insorta», spiegano i giudici.

In altre parole: il dipendente si sarebbe ammalato per colpa del tempo passato al cellulare, come richiesto dalle sue mansioni. I togati si sono basati sulle consulenze tecniche che hanno richiesto ad hoc e che, per l’appunto, hanno dimostrato come anche i “campi elettromagnetici ad alta frequenza» siano «cancerogeni possibili per l’uomo».

Insomma, i giudici hanno accolto la tesi che “esiste una legge scientifica di copertura che supporta l’affermazione del nesso causale secondo i criteri probabilistici del più probabile che non”.

 

La comunità scientifica è divisa

Il lavoratore, che da anni si sta battendo per far conoscere all’opinione pubblica i rischi dell’uso intensivo dei telefonini, tanto più per i bambini, ha parlato di “sentenza storica”.

La sua battaglia, però, potrebbe non essere finita perché l’Inail potrebbe può decidere di appellare la sentenza in Cassazione sulla scorta della spaccatura che esiste presso la comunità scientifica circa l’effettiva correlazione tra neoplasie e smartphone.

Per citare solo un caso, nell’agosto del 2019 un rapporto curato dall’Istituto Superiore della Sanità, Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Irea non aveva dato conferme, anzi. “La meta-analisi dei numerosi studi pubblicati nel periodo 1999-2017 – concludeva l’indagine – non rileva incrementi dei rischi di tumori maligni o benigni in relazione all’uso prolungato dei telefoni mobili”.

Intanto, però, il precedente giuridico è stato tracciato e non ci si potrà esimere dal tenerne conto e magari anche dal riflettere sulla delicatissima questione, perché basta anche il buon senso per realizzare che in ogni cosa l’eccesso non fa bene.