Articolo Pubblicato il 8 marzo, 2020 alle 10:00.

Lo squallore non ha mai fine. Destano indignazione i raggiri che i soliti truffatori senza scrupoli stanno architettando in questi giorni di emergenza sanitaria nazionale e internazionale sfruttando il grimaldello del Covid-19.

 

Truffe ad anziani e non solo

Si vedano, ad esempio, quelli ai danni di anziani e con la scusa di disinfettare i soldi, che adesso trova un inatteso “alleato” nell’allarme collettivo legato al virus.

Per non parlare, poi, dei 22 imprenditori denunciati per truffa a Torino: vendevano su Internet mascherine “ciofeca” garantendo la totale protezione dal coronavirus, arrivando a chiedere prezzi esorbitanti, anche cinquemila euro, per il kit completo composto da guanti, protezioni, disinfettante e addirittura un copri wc. 

Occhio anche ai “virus virtuali”

Ma in questi giorni bisogna fare molta attenzione anche alle truffe informatiche. Al punto che la Polizia di Stato, su informativa del Cnaipic (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche) ha diffuso una nota di allertamento circa nuova minacce informatiche “che sfruttano la tematica del Coronavirus”. Insomma, “virus” nel virus.

In particolare, sono stati segnalati due malware diffusi via mail attraverso campagne massive di spam che potrebbero interessare anche le caselle di posta istituzionali inducendo in errore gli operatori.

Il primo assume la forme di un file denominato “CoronaVirusSafetyMeasures pdf che viene allegato alla mail spam: l’estensione in realtà è soltanto all’apparenza un Pdf, trattandosi infatti di un file eseguibile .exe che avvia il download di contenuti spazzatura.

Peggio ancora il secondo, che assume la forma di un file con allegato .doc in cui sono esposte alcune precauzioni per evitare il contagio a firma addirittura di una dottoressa dell’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Massima cautela dell’utilizzo delle mail

Il consiglio è quindi quello di adottare la massima cautela nell’utilizzo delle caselle di posta elettronica, soprattutto quelle istituzionali, evitando in caso di mail sospette di cliccare sui link contenuti e di aprire allegati, anche se hanno l’aspetto di file, ad esempio Word o Pdf, apparentemente legittimi.