Articolo Pubblicato il 29 aprile, 2016 alle 13:00.

TESTATA: TrevisoToday – 29/04/2016

MOTTA DI LIVENZA Ervis Bimaj, muratore 30enne di origini albanesi e che viveva con la famiglia a Motta di Livenza, perse la vita in un tragico incidente stradale avvenuto il 5 settembre dello scorso anno all’esterno dello svincolo autostradale. L’uomo, sposato e padre di due figli (una femmina di un anno e un maschio, non ancora venuto alla luce quando si verificò la tragedia), venne travolto e ucciso dal cassone di un camion. Il guidatore di questo mezzo è già stato rinviato a giudizio ma nonostante questo provvedimento da parte del tribunale di Trieste la compagnia assicurativa del camionista investitore non ha ancora provveduto a risarcire i famigliari della vittima. A lanciare questa denuncia è lo studio legale “3A”, a cui la moglie di Ervis Bimaj si è rivolta per far valere i propri diritti.

L’incidente. Lo straniero era alla guida di un autocarro con cui trasportava a Trieste, con un collega, i ponteggi di un’impalcatura per una casa in ristrutturazione. Uscito dall’A4 allo svincolo di Sistiana, a Trieste, ha percorso cinque chilometri del raccordo autostradale ma, accortosi di un problema di stabilità del carico, si è fermato accostando il mezzo nella corsia di emergenza, per controllare. Il 30enne ed il collega sono scesi dal lato destro, quello del passeggero, per controllare le cinghie di fissaggio. Un camionista 23enne, M. M., di origine rumena ma residente in provincia di Milano, che stava sopraggiungendo nella stessa direzione con un pesante autoarticolato, alla vista del muratore intento a controllare il carico all’interno della corsia di emergenza, come ammetterà lo stesso investitore, ha inspiegabilmente sterzato a sinistra: la brusca manovra ha causato lo sbandamento a destra del semirimorchio, che ha colpito in pieno il povero Bimaj, senza possibilità di scampo.

Cosa occorre più di così – il verbale della Polstrada, il rinvio a giudizio del Pm, per pretendere ciò che è dovuto? – si domanda il Presidente di Studio 3A, dott. Ermes TrovòPurtroppo, assistiamo troppe volte a questo “gioco” crudele delle compagnie che, anche di fronte a prove schiaccianti, denegano le responsabilità pur di non pagare o di prolungare al massimo i tempi delle liquidazioni. Dall’altra parte, però, ci sono vittime e familiari, in questo caso – il che fa ancora più rabbia – una mamma con un figlia in tenerà età e un altro figlio in arrivo che non conoscerà mai il papà, sacrificati sull’altare del profitto. E’ per queste persone e per tutelare i loro diritti calpestati che Studio 3A si batte ogni giorno e continuerà a denunciare questa vergogna”.