Articolo Pubblicato il 7 ottobre, 2020 alle 13:00.

L’Agenzia delle Entrate ha tempo dieci anni per riscuotere tributi non versati, ma dopo cinque anni non può più pretendere i crediti relativi a interessi e sanzioni: se è decorso il termine quinquennale la pretesa tributaria è prescritta.

Gli interessi, infatti, integrano un’obbligazione autonoma rispetto al debito principale. Il diritto alla riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per la violazione di norme tributarie si prescrive entro il termine di dieci anni solo se derivante da sentenza passata in giudicato: negli altri casi non si può andare oltre i cinque anni.

A fornire l’importante chiarimento per i contribuenti la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 20955/20 depositata il primo ottobre 2020.

 

Una contribuente ricorre contro tre cartelle esattoriali

Il contenzioso si è ingenerato dal ricorso avanti la Commissione Tributaria provinciale di Torino da parte di una donna contro la comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria riferita a tre cartelle di pagamento per tributi vari non pagati, oltre a sanzioni e interessi: la contribuente eccepiva la mancata notifica delle cartelle e la prescrizione della pretesa tributaria.

La Commissione aveva accolto parzialmente il ricorso ritenendo che fosse decorso il termine di prescrizione quinquennale per i crediti relativi a interessi e sanzioni oggetto delle cartelle prodromiche alla comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria.

La decisione è stata impugnata sia dall’Agenzia delle Entrate sia dalla cittadina presso la Commissione Tributaria Regionale (Ctr) del Piemonte, la quale, riuniti gli appelli, li ha rigettati entrambi, confermando l’avvenuta prescrizione quinquennale per le sanzioni ed interessi oggetto delle cartelle esattoriali, mentre con riferimento ai tributi i giudici non ritenevano decorso il termine decennale di prescrizione.

 

L’Agenzia ricorre per Cassazione contestando il termine quinquennale per sanzioni e interessi

Contro quest’ultima sentenza l’Agenzia delle Entrate – Riscossioni ha proposto ricorso per Cassazione sulla scorta di due motivi. Con il primo sosteneva che la Ctr avesse erroneamente applicato alle sanzioni irrogate contestualmente ai tributi il termine di prescrizione quinquennale, con il secondo, analogamente, lamentava l’erronea applicazione agli interessi da ritardato pagamento il termine di prescrizione quinquennale in luogo di quello ordinario decennale previsto per i tributi erariali.

Ma per la Suprema Corte i due motivi, connessi, sono infondati. L’art 20 30 comma d.lvo 472/1997, chiarisce la Suprema Corte, stabilisce che “il diritto alla riscossione della sanzione irrogata si prescrive nel termine di cinque anni”. A sua volta, l’art 2948 primo comma nr. 4 cc afferma che “si prescrivono in cinque anni: gli interessi e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi”.

 

Se la sanzione non è legata a sentenza passata in giudicato, si prescrive in cinque anni

Fatte queste premesse, i giudici del Palazzaccio ribadiscono che “il diritto alla riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per la violazione di norme tributarie, derivante da sentenza passata in giudicato, si prescrive entro il termine di dieci anni, per diretta applicazione dell’art. 2953 c.c., che disciplina specificamente ed in via generale la cosiddetta “actio iudicati”, mentre, se la definitività della sanzione non deriva da un provvedimento giurisdizionale irrevocabile vale il termine di prescrizione di cinque anni, previsto dal D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 20 atteso che il termine di prescrizione entro il quale deve essere fatta valere l’obbligazione tributaria principale e quella accessoria relativa alle sanzioni non può che essere di tipo unitario” ribadiscono i giudici del Palazzaccio.

Idem gli interessi

Quanto agli interessi dovuti per il ritardo nella loro esazione, “essi integrano un’obbligazione autonoma rispetto al debito principale e suscettibile di autonome vicende, sì che il credito relativo a tali accessori rimane sottoposto al proprio termine di prescrizione quinquennale fissato dall’art. 2948, n. 4, cod. civ” aggiunge la Suprema Corte, concludendo pertanto che la Ctr, nel riconoscere la prescrizione quinquennale delle sanzioni, anche irrogate contestualmente, all’accertamento del tributo e degli interessi, “si è uniformata alla normativa vigente e ai principi giurisprudenziali”.

Il ricorso dell’Agenzia delle Entrate è stato dunque rigettato.