Articolo Pubblicato il 30 luglio, 2020 alle 16:00.

Al semaforo bisogna assolutamente fermarsi con il rosso, primo per la sicurezza propria e altrui, secondo perché si rischiano multe salatissime che vanno inevitabilmente pagate, anche se comminate attraverso i T-Red. La Cassazione, con l’ordinanza n. 16064/20 depositata il 28 luglio 2020, è tornata a esprimersi sui discussi dispositivi che “immortalano” l’infrazione attraverso una telecamera, confermando la sanzione elevata all’automobilista che aveva proposto ricorso e che eccepiva sul corretto funzionamento dell’impianto: per la Suprema Corte la prova dell’eventuale mal funzionamento va fornita dallo stesso utente della strada, impresa praticamente impossibile o quasi.

 

Respinta in primo e secondo grado l’opposizione alla multa per passaggio con il rosso

Una donna romana aveva presentato opposizione contro il verbale di accertamento elevatole per violazione dell’art. 41 comma 11 e 146 comma 3 del C.d. S., per l’appunto attraversamento dell’incrocio con il semaforo rosso, ma il giudice di pace di Roma l’aveva rigettata, e lo stesso aveva fatto il tribunale capitolino, quale giudice di secondo grado, che aveva respinto anche l’appello.

I giudici, pur accertando l’inammissibilità della produzione documentale da parte di Roma Capitale, che si era costituita tardivamente, avevano ritenuto che l’opponente non avesse provato il difetto di funzionamento o manutenzione dell’apparecchiatura utilizzata per la rilevazione dell’infrazione, che era stata regolarmente omologata, aggiungendo che, ai sensi dell’art. 201 comma 1 bis ed 1 ter lett. B, in caso di attraverso con il semaforo rosso, non era prevista la contestazione immediata all’autore della violazione.

Il ricorso per cassazione

L’automobilista, tuttavia, ha proposto ricorso anche per Cassazione, lamentando in primis il fatto che il Tribunale avesse (erroneamente a suo dire) utilizzato, ai fini della decisione, la documentazione prodotta da Roma Capitale, che si era tardivamente costituita in giudizio: a ciò avrebbe dovuto conseguire, secondo la ricorrente, anche l’inammissibilità del deposito della documentazione, in quanto l’amministrazione, nei procedimenti di opposizione a sanzioni amministrative, assume la qualifica di attrice in senso sostanziale ed è gravata dall’onere di provare la violazione.

 

La ricorrente contesta l’onere della prova a suo carico

In secondo luogo, ed è il motivo che più interessa, la donna ha dedotto la violazione e falsa applicazione degli artt. 2967 c.c, in relazione all’art. 360 comma 1 n.3 c.p.c., avendo il tribunale posto a suo carico l’onere di provare il malfunzionamento dell’apparecchio semaforico mentre, nei giudizi di opposizione a sanzione amministrativa, l’onere di provare i fatti costitutivi della pretesa sanzionatoria spetterebbe all’amministrazione.

Non solo. La donna ha asserito altresì che il Tribunale non avrebbe esteso l’applicazione del principio affermato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 13/2015, relativa alla necessità di taratura dei sistemi rilevatori della velocità, anche agli strumenti elettronici come i Vista Red, che svolgono anch’essi un accertamento irripetibile e sono soggetti a variazioni periodiche dei valori misurati a causa di urti, obsolescenza o altri fattori. La ricorrente ha anche contestato il fatto che il tribunale avesse attribuito pubblica fede al verbale di accertamento, nonostante il pubblico ufficiale avesse constatato i fotogrammi in remoto. Insomma, è stato messo in discussione l’intero sistema dei T-Red.

Ma per la Cassazione tutti i motivi sono inammissibili. Secondo la Suprema Corte, il Tribunale, pur rilevando la tardività della documentazione depositata, aveva (giustamente) ritenuto che essa non incidesse sull’esito del giudizio poiché l’opponente non aveva provato il malfunzionamento del dispositivo semaforico.

 

I T-Red non sono strumenti di misurazione, non necessitano di taratura periodica

In tema di rilevazione della violazione del divieto di proseguire la marcia con impianto semaforico rosso a mezzo di apparecchiature elettroniche – spiegano gli Ermellini -, né il codice della strada né il relativo regolamento di esecuzione prevedono che il verbale di accertamento dell’infrazione debba contenere, a pena di nullità, l’attestazione che la funzionalità del singolo apparecchio impiegato sia stata sottoposta a controllo preventivo e costante durante l’uso”.

I giudici del Palazzaccio puntualizzano che la richiamata decisione della Corte Costituzionale n.113/2015 non è pertinente “perché riguarda le sole apparecchiature impiegate per l’accertamento delle violazione dei limiti di velocità: ne consegue che, dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 45 C.d.S., comma 6 non si può trarre argomento per sostenere la sussistenza dell’obbligo di sottoporre a taratura anche che gli apparecchi T-Red, che non costituiscono strumenti di misurazione; al contrario, l’efficacia probatoria di qualsiasi strumento di rilevazione elettronica perdura sino a quando non risultino accertati, nel caso concreto, sulla base di circostanze allegate dall’opponente e debitamente provate, il difetto di costruzione, installazione o funzionalità dello strumento stesso, o situazioni comunque ostative al suo regolare funzionamento”.

Ammessa la contestazione non immediata

La Suprema Corte aggiunge anche che nel caso specifico, nel verbale di accertamento, si affermava che l’apparecchio rilevatore era stato debitamente omologato con i decreti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e veniva anche “correttamente” menzionato l’art. 201 comma 1 bis e 1 ter lettera b del Codice della Strada, “che esclude, in tali casi, la contestazione immediata”.

 

Il verbale di contestazione fa piena prova

Dunque, la prova della violazione è costituita “dal contenuto del verbale di contestazione, che costituisce documento fidefaciente delle circostanze constatate in remoto dall’agente accertatore; in forza dell’efficacia probatoria privilegiata dell’atto pubblico, ai sensi dell’art. 2700 c.c., il verbale di accertamento fa piena prova, fino a querela di falso, dei fatti attestati dal pubblico ufficiale come avvenuti in sua presenza, e descritti senza margini di apprezzamento, o da lui compiuti, nonché della provenienza del verbale stesso dal pubblico ufficiale, mentre sono prive di efficacia probatoria le valutazioni soggettive del verbalizzante”.

La Cassazione da atto che le risultanze di queste strumentazioni sono suscettibili di prova contraria, che però va fornita dall’opponente ed esclusivamente mediante la dimostrazione del difetto di funzionamento del dispositivo, sulla base di concrete circostanze di fatto. Dunque, ricorso respinto e multa definitivamente confermata.