Articolo Pubblicato il 5 marzo, 2020 alle 12:00.

Con la sentenza n. 5624/2020 depositata il 28 febbraio la Corte di Cassazione è entrata nuovamente nell’annosa questione della ripartizione delle responsabilità tra automobilisti e pedoni nel caso di investimento affrontando un caso singolare ma per nulla infrequente dato lo scarso stato di manutenzione delle strade italiane.

Cosa succede, infatti, se le strisce pedonali dov’è accaduto il sinistro sono cancellate o sbiadite, vuoi per lavori di asfaltatura, vuoi perché totalmente consunte? Ebbene, la Suprema Corte attenua la colpa del conducente del veicolo investitore attribuendo un concorso al pedone per avere comunque attraversato senza tenere presente la momentanea assenza delle strisce.

 

Una mamma chiede il risarcimento per la figlia investita sulle strisce

La vicenda accade in Veneto. La mamma di una minorenne aveva cita in giudizio il conducente delle vettura che aveva investito sua figlia mentre iniziava un attraversamento pedonale, chiedendone la condanna al risarcimento di tutti i danni patiti a causa delle gravi lesioni riportate nel sinistro.

In primo grado responsabilità quantificata in 70-30%, in secondo alla pari

Il giudice di primo grado aveva accertato una corresponsabilità del conducente e del pedone, rispettivamente nella misura del 70 e del 30 per cento, e di conseguenza aveva condannato l’automobilista e la sua compagnia assicurativa, in solido, al pagamento di oltre 83mila euro in favore della minore.

La Corte di Appello di Venezia, tuttavia, aveva riformato la sentenza accertando invece un concorso paritario delle parti, e riducendo dunque l’entità del risarcimento a 70mila euro: a pesare, il fatto che l’attraversamento pedonale in questione fosse stato cancellato per lavori in corso e che quindi il pedone avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione nel passare.

 

La madre ricorre per Cassazione e fa appello alla segnaletica verticale

La genitrice ha quindi proposto ricorso per Cassazione, denunciando l’errore che avrebbe commesso la corte di merito nell’aver rideterminato l’incidenza percentuale delle responsabilità nella causazione del sinistro.

A sua detta il giudice di seconde cure avrebbe dovuto valorizzare “la permanente efficacia della segnaletica relativa a un attraversamento pedonale nel luogo dell’investimento, nonostante la zebratura fosse stata momentaneamente cancellata dai lavori di rifacimento del manto stradale”, e questo in forza all’art. 38 del Codice della Strada, che stabilisce la prevalenza della segnaletica verticale su quella orizzontale.

Secondo la ricorrente, inoltre, “prima di decretare la precedenza dell’autista sulla pedone, in forza dell’art. 190 C.d.S., per la presunta soppressione della segnaletica orizzontale, la Corte d’appello avrebbe dovuto verificare alla luce della supremazia di quella verticale, la possibilità di sussumere la fattispecie di causa nella regola di cui all’art. 38, co. 2 ultima parte, C.d.S”.

 

La Cassazione respinge il ricorso: la segnaletica orizzontale mancava del tutto

Ma l’assunto della prevalenza della segnaletica verticale non è stato condiviso dai giudici della Suprema Corte perché non pertinente in una situazione, come quella in esame, in cui mancava del tutto (seppur per ragioni contingenti) la zebratura orizzontale: perciò, secondo gli Ermellini, la Corte territoriale aveva correttamente posto a carico del pedone l’obbligo di dare la precedenza in (temporanea) assenza dell’attraversamento pedonale.

Gli Ermellini hanno inoltre sottolineato, nella sentenza, che l’esistenza della segnaletica verticale era stata considerata e valorizzata dai giudici di merito al fine di connotare la colpa dell’automobilista, per non avere moderato la velocità in relazione allo stato di pericolo derivante da quella situazione.

La suprema Corte ha ritenuto inoltre priva di fondamento l’affermazione secondo cui il conducente del veicolo investitore, in quanto residente in zona, avrebbe dovuto conoscere bene la strada; così quella contraria avanzata dall’imputato, secondo cui, data l’ora, non era altissima la prevedibilità di un attraversamento da parte di un bambino: l’automobilista, infatti, avrebbe dovuto comunque considerare la situazione di pericolo al fine di regolare la velocità al di sotto del limite imposto.

Confermato il concorso di responsabilità al 50 per cento

Chiariti, dunque, gli addebiti di condotta colposa a carico dell’automobilista e della contestuale affermazione della colpa della bambina che “sbucava all’improvviso ed effettuava un subitaneo attraversamento della strada a una distanza cosi vicina dall’auto che sopraggiungeva, che il conducente nulla poteva fare per evitare l’urto”, la Suprema Corte ha definitivamente rigettato il ricorso, confermando la pronuncia di merito e, quindi, la pari corresponsabilità tra le parti.