Articolo Pubblicato il 20 marzo, 2016 alle 15:09.

TESTATA: Veronasera – 20/03/2016

È trascorso un anno dall’attentato del museo del Bardo, al quale erano presenti anche due famiglie venete in vacanza che riuscirono miracolosamente a salvarsi e che ora citeranno la compagnia per i danni patiti

“In un anno solo porte chiuse in faccia”. È stata una giornata particolare, quella del 18 marzo 2016, per le famiglie venete Forante e Gonzato: si trattava del primo anniversario della strage al Museo del Bardo di Tunisi. Loro, come tanti altri partecipanti alla crociera sulla “Costa Fascinosa”, quel giorno c’erano e hanno vissuto l’incubo dall’inizio alle fine: un incubo di cui portano ancora le cicatrici, profonde.

Qui, infatti, non si parla di mera vacanza rovinata ma di strascichi pesantissimi. Mauro Forante e la moglie Luana Rossato, veronesi, stavano visitando il Museo al momento dell’attentato: raffiche di kalashnikov, persone colpite, uccise e gravemente ferite tutt’intorno, sangue dappertutto, urla di terrore, queste le scene del dramma. Sono vivi per miracolo e solo in modo rocambolesco sono riusciti a riguadagnare la nave e riabbracciare i loro due figlioletti, rimasti a bordo e che pure hanno vissuto ore di terrore per le sorti dei genitori. I due coniugi soffrono tuttora di gravi disturbi da stress post-traumatico, attacchi di panico, incubi, paura dei luoghi affollati, e i loro figli di sindrome da abbandono.

Non molto diverse le vicissitudini toccate a un’altra coppia veneta, i vicentini Adriano Gonzato e Daniela Alba, anche loro tra i passeggeri della Costa Fascinosa in visita al Museo del Bardo ritrovatisi nel bel mezzo della sparatoria e della baraonda. Pure loro hanno rischiato a più riprese la vita e hanno dovuto percorrere parte del tragitto di ritorno in nave da soli, senza che nessuno di Costa li accompagnasse.

Le due coppie non imputano alla Compagnia solo una buona dose di disorganizzazione e scarsa professionalità nell’affrontare la grave situazione venutasi a creare (passeggeri costretti a rientrare da soli, scarse informazioni, sostegno psicologico prestato in ritardo, attraverso due sole psicologhe arrivate soltanto due giorni dopo i fatti, etc.), ma soprattutto la decisione stessa di portare i passeggeri in visita al Museo, nonostante le ripetute avvisaglie di pericolo.

“Qui non si imputano a Costa Crociere responsabilità sull’accaduto, che ovviamente non è dipeso dalla compagnia, ma nel non aver adeguatamente informato le persone a bordo della nave dei rischi a cui potevano andare incontro visitando Tunisi e, soprattutto, di aver organizzato quell’uscita a due passi dal Parlamento tunisino, trascurando con grave negligenza i ripetuti segnali e le informative di pericolo – spiega il dott. Ermes Trovò, Presidente di Studio 3A – Il Ministero degli Esteri italiano aveva segnalato la pericolosità di frequentarne i luoghi pubblici e, mentre si consumava la tragedia, il Parlamento tunisino era riunito proprio per deliberare nuove e più incisive misure antiterrorismo. Costa poteva, anzi doveva sapere che in Tunisia e a Tunisi sussisteva un grave pericolo di attentati terroristici; con la sua scelta, quanto meno leggera, di organizzare una visita in uno dei luoghi più a rischio, come il Museo del Bardo, e senza adeguate misure di sicurezza, ha messo a repentaglio le vite dei turisti. Come tale, adesso, deve assumersi le proprie responsabilità e farsi carico di tutte le conseguenze arrecate loro. Non può cavarsela con il semplice rimborso dei biglietti della crociera e poco altro. Ed è incomprensibile come una società quale Costa, che dovrebbe essere perfettamente informata sulla situazione politica e di sicurezza dei Paesi meta dei suoi viaggi, si ostini a sostenere che l’attentato era assolutamente imprevedibile e imprevisto”.

Una posizione che Costa, in tutto quest’anno, non ha cambiato di un millimetro, rifiutando qualsiasi dialogo e non ricevendo nemmeno il Presidente Ermes Trovò e la consulente Linda Mazzon, che si erano recati appositamente nella sede di Genova per sedersi a un tavolo. Studio 3A dunque, come ha fatto uno studio legale torinese che segue altre famiglie, una settimana fa ha proceduto con la negoziazione assistita propedeutica a una citazione in causa della compagnia, che a questo punto appare inevitabile e meno di un improbabile accordo in extremis. Le due famiglie Forante e Gonzato, dopo tutto quello che hanno passato, si ritroveranno a dover rivivere quell’incubo anche in Tribunale.