Articolo Pubblicato il 9 dicembre, 2020 alle 10:00.

Nonostante le limitazioni agli spostamenti decise dal Governo per arginare la diffusione del Covid-19, durante le festività natalizie si registrerà comunque un aumento del traffico tra acquisti, visite ai familiari quando consentite, eccetera.

Per chi si metter in viaggio, dunque, può senza dubbio risultare prezioso lo studio realizzato dall’Aci, l’Automobile Club d’Italia, relativo all’annualità 2019, sulle strade più pericolose del Paese, dove quindi il livello di attenzione va raddoppiato.

La tradizionale ricerca, pubblicata il 16 novembre 2019, e intitolata “Localizzazione degli incidenti stradali 2019” analizza dal punto di vista, appunto, del “dove” sono successi i 36.526 incidenti (1.143 mortali), con 1.257 decessi (il 39,6% del totale) e 58.535 feriti, avvenuti su circa 55mila chilometri di strade della rete viaria principale del Belpaese. L’indice di mortalità medio su questa rete è pari a 3,4 morti per 100 incidenti.

 

Tre sinistri su quattro avvengono nei centri abitati

A livello generale, si conferma una tendenza ormai assodata, e cioè che la maggior parte dei sinistri, 74 su 100 nell’anno oggetto d’esame, si verificano nei centri urbani, mentre 5 su 100 accadono in autostrada e 21 su 100 su strade extraurbane.

Nel 2019, peraltro, in autostrada è leggermente diminuito rispetto al 2018 il numero di incidenti (-1,5%), così come quello delle vittime (-6,9%), idem sulle strade extraurbane (rispettivamente, meno -3,8% e -6,8%), mentre nei centri abitati, nel complesso, gli incidenti sono rimasti stabili, anche se pure qui il numero dei morti è sceso (-5%).

In sensibile calo in particolare, in autostrada, i sinistri con veicoli industriali – autocarro (anche leggero), autotreno o autoarticolato -, che sono stati coinvolti nel 20,4% degli incidenti.

 

A più alto rischio i mesi estivi, i venerdì e le ore serali

A riprova di quanto si debba stare attenti quando si parte per vacanze o per escursioni nei weekend, lo studio rileva anche quanto incidano sul triste fenomeno gli spostamenti e le partenze nei fine-settimana: giugno e luglio sono i mesi con la maggiore incidentalità (rispettivamente 10,1% e 10% del totale), il venerdì è il giorno in cui si verificano più incidenti (14,9%), l’arco orario alle 18 alle 20 quello più critico. L’indice di mortalità, tuttavia, risulta più elevato a marzo (4,6 decessi ogni 100 incidenti), mese che si colloca al secondo posto anche per numero di morti (135) dopo giugno (147).

Prendendo come riferimento l’anno 2010, gli incidenti sulla rete primaria sono diminuiti del 22,1% (media Italia -19%), i morti del 24,4% (media Italia -22,9%). Rispetto al 2018, invece, gli incidenti sono diminuiti del 2,1% (-779) ed i decessi del 6,9% (-93).

 

Le autostrade urbane sono le arterie a maggiore densità di incidenti

Le autostrade urbane si confermano quelle con la maggiore densità di incidenti a causa degli elevati flussi di traffico e della pluralità di mezzi diversi.

La Penetrazione urbana della A24 (13,2 incidenti/km), la Tangenziale Nord di Milano nel tratto Monza e della Brianza (10 incidenti/km) e la Diramazione di Catania A 18 dir (9,4 incidenti/km), sono infatti le strade sulle quali si verificano più incidenti, contro una media nazionale per la rete autostradale di 1,2 incidenti/km.

Per le strade extraurbane, dove la media nazionale è di 0,6 incidenti/km, il triste primato spetta alla Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga nei tratti in provincia di Milano (8,3 incidenti/km) ed in provincia di Monza e della Brianza (7,6 incidenti/km) e alla SS131 dir – Carlo Felice in provincia di Cagliari (7,2 incidenti/km).

 

Strade extraurbane pericolo costante per gli utenti deboli, specie per i ciclisti

Sulle strade extraurbane gli utenti vulnerabili rappresentano una quota molto elevata dei decessi, in aumento rispetto allo scorso anno: il 33,8% (1 morto su 3) è ciclista, “dueruotista” o pedone. Più precisamente, nel 20,4% dei casi è deceduto un motociclista (257), nel 9,1% un pedone (115) e nel 4,2% un ciclista (53). Rispetto al 2018 i pedoni morti sono in diminuzione (erano 137, pari al 10,2%), mentre i ciclisti morti aumentano (erano 39, pari al 3%).

Rispetto al totale dei morti per modalità di trasporto, i pedoni sono il 21,5%, i ciclisti il 21% (era il 17,4% nel 2018) e “dueruotisti” il 32,7%.

Le arterie più insidiose per le due ruote: in testa Aurelia in Liguria e Grande Raccordo Anulare

I motociclisti sono coinvolti nel 18,6% degli incidenti stradali; i ciclisti nel 3,9%. L’indice di mortalità delle due ruote (sia motocicli che biciclette) è molto più elevato di quello delle quattro ruote: 3,6 morti ogni 100 mezzi coinvolti in incidente, rispetto all’1,3 delle auto.

Al vertice delle tratte più pericolose per le due ruote, la SS 001 Aurelia in Liguria, il Grande Raccordo Anulare di Roma, la SS 016 Adriatica in provincia di Rimini, la SS 018 Tirrena-Inferiore in provincia di Salerno, la SS 249 Gardesana Orientale in provincia di Verona, la SS 145 Sorrentina in provincia di Napoli, la SS 006 Casilina in provincia di Roma, la Tangenziale Est-Ovest di Napoli

 

Le strade più a rischio per i pedoni

Tra le strade dove si registrano un numero particolarmente elevato di investimenti troviamo quindi: Aurelia, Casilina, Tirrena Inferiore, Via Tiburtina Valeria e Tosco Romagnola.

Nel 2019 si è verificato più di un investimento mortale sulla SS007 quater via Domiziana nel comune di Mondragone, sulla SS016 Adriatica nel comune di Bari, sulla SS004 Salaria nel comune di Montelibretti, ma anche sullo stesso Grande Raccordo Anulare di Roma.

 Chi invece migliora

Rispetto al 2018, nel complesso, le strade dove gli incidenti sono diminuiti in modo consistente sono: SS 313 di Passo Corese, in provincia di Rieti, SS 186 di Monreale, in provincia di PalermoSS 254 di Cervia in particolare in provincia di Forlì-CesenaSS 211 della Lomellina nella tratta in provincia di Novara: la diminuzione degli incidenti è stata almeno del 45% e non si sono verificati eventi mortali.