Articolo Pubblicato il 10 novembre, 2020 alle 18:00.

Nel caso si venga citati a giudizio da una controparte che asserisce di aver subito un danno a causa di un incidente, chi deve pagare le spese di lite? Bisogna accollarsene in proprio o se ne fa carico l’assicurazione?

La domanda non è superflua, considerato che si tratta di somme in genere per nulla irrisorie. La Cassazione, con l’importante ordinanza n. 24409/20 depositata il 3 novembre 2020, ha chiarito che nell’assicurazione per la responsabilità civile, la costituzione e la difesa dell’assicurato, giustificata dall’instaurazione del giudizio da parte di chi assume di aver subito un danno, è svolta anche nell’interesse dell’assicuratore, ritualmente chiamato in causa, in quanto è finalizzata all’obiettivo ed imparziale accertamento dell’esistenza dell’obbligo di indennizzo.

Pertanto, anche nel caso in cui nessun danno venga riconosciuto al terzo che ha promosso l’azione, l’assicuratore è sempre tenuto a sopportare le spese di lite dell’assicurato, nei limiti stabiliti dall’art. 1917, comma 3, c.c..

 

Ciclista condannato a risarcire i danni di un singolare incidente tra biciclette

Il caso di cui si sono occupati gli Ermellini è davvero singolare trattandosi di un incidente tra due biciclette. Un ciclista aveva citato in causa avanti il giudice di Pace di Ragusa un altro ciclista colpevole di avergli toccato con la ruota anteriore della bici quella posteriore del suo velocipede, con conseguente, rovinosa caduta e seri traumi riportati, di cui chiedeva il risarcimento. La controparte, costituitasi in giudizio, aveva contestato il contenuto della domanda e aveva chiesto di poter chiamare in manleva la società Reale Mutua Assicurazioni con cui era assicurato.

Il giudice di pace, sulla base della consulenza tecnica disposta ad hoc, aveva quindi accolto la domanda di risarcimento condannando il ciclista ritenuto unico responsabile della caduta a risarcire il danneggiato con una somma di 5.485 euro, più interessi e rivalutazione, nonché al pagamento delle spese di lite. E aveva altresì condannato la compagnia di assicurazione a rimborsare al suo assicurato tutto quanto egli fosse stato chiamato a corrispondere al ciclista ferito e al suo avvocato.

Il ciclista condannato aveva quindi impugnato la sentenza avanti il Tribunale di Ragusa che però, in qualità di giudice di secondo grado, con pronunciamento del 2018 aveva rigettato l’appello, condannando l’appellante al pagamento in favore della controparte delle ulteriori spese di secondo grado.

In verità l’unico motivo di appello non riguardava la dinamica dell’incidente, ma l’asserita omissione di pronuncia da parte del giudice di pace relativa alla condanna della società di assicurazione al rimborso anche delle spese di giudizio: motivo che secondo il tribunale era da ritenere infondato,  perché dal contenuto della motivazione e dal dispositivo della sentenza di prime cure emergeva come la pronuncia di condanna dovesse considerarsi inclusiva anche della condanna al rimborso delle spese di lite sopportate dall’assicurato.

 

Il “danneggiante” ricorre per Cassazione per la spese di giudizio

Il ciclista “danneggiante” però non si è dato per vinto ed è arrivato fino in Cassazione lamentando, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 91 cod. proc. civ. in ordine alla liquidazione delle spese.

Il ricorrente è tornato a lamentare il fatto che la sentenza di primo grado aveva omesso la pronuncia sulla condanna della terza (ossia Reale Mutua) chiamata al rimborso delle spese di giudizio in suo favore, non potendo tale condanna considerarsi ricompresa nell’accoglimento della domanda di manleva, posto che quest’ultima riguardava il risarcimento del danno.

Inoltre, il ciclista ha censurato il fatto che non fosse stata disposta nessuna liquidazione, nella sentenza impugnata, in favore del proprio avvocato difensore nei precedenti gradi di giudizio.

E, infine, con il secondo motivo di ricorso, ha rilevato, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., la violazione dell’art. 91 cod. proc. civ., censurando il fatto che il Tribunale lo avesse condannato al pagamento delle spese del giudizio di appello in favore delle controparti senza considerare che qui erano rimaste contumaci, per cui non avevano sostenuto alcuna spesa di giudizio.

 

L’assicuratore deve accollarsi anche le spese di lite

La Cassazione gli ha dato ragione ritenendo le censure fondate e chiarendo una volta di più la questione delle spese di lite. Gli Ermellini ricordano che nell’assicurazione per la responsabilità civile, “la costituzione e difesa dell’assicurato, giustificata dall’instaurazione del giudizio da parte di chi assume di aver subito un danno, è svolta anche nell’interesse dell’assicuratore, ritualmente chiamato in causa, in quanto finalizzata all’obiettivo ed imparziale accertamento dell’esistenza dell’obbligo di indennizzo”.

Pertanto, anche nel caso in cui nessun danno venga riconosciuto al terzo che ha promosso l’azione, “l’assicuratore è sempre tenuto a sopportare le spese di lite dell’assicurato, nei limiti stabiliti dal terzo comma dell’art. 1917 del codice civile”.

Ne consegue, prosegue la Suprema Corte, che il giudice di merito avrebbe dovuto “esplicitamente prevedere la condanna della società di assicurazione alla manleva dell’assicurato anche in ordine alle spese processuali alle quali egli era stato condannato ed alle spese da lui sostenute per la sua difesa in giudizio.

La sentenza è stata quindi cassata e il giudizio rinviato al Tribunale di Ragusa, in persona di un diverso magistrato, il quale dovrà provvedere ad una nuova regolazione delle spese, tenendo anche presente, conclude la Cassazione riferendosi al secondo motivo di ricorso, “che nessuna liquidazione di spese può essere fatta in favore di una parte non costituita”.