Articolo Pubblicato il 8 agosto, 2018 alle 18:30.

Un conoscente gliel’aveva donata pagandola 2.190 euro, per la compagnia della vettura, Generali, è una cineseria da pochi soldi. Il 63enne ora è anche appiedato

Non ha una casa, non ha un lavoro fisso e adesso non ha neppure l’unico mezzo di trasporto che utilizzava per spostarsi e andare a fare qualche lavoretto, una bicicletta elettrica regalatagli da un amico generoso e mezza distrutta dopo un incidente: due anni fa era costata 2.190 euro, fattura alla mano, ma l’assicurazione della macchina che l’ha travolto non è disposta a risarcirgli più di 150 euro. Troppo pochi per poterla anche solo riparare.

Le storie di “mala assicurazione” non sono una novità ma questa, che vede protagonista Generali, fa ancora più rabbia perché la vittima è un sessantatreenne senza fissa dimora e in una grave situazione di disagio economico e sociale, che da anni vive in Friuli e che allo stato attuale è ospitato da un imprenditore di buon cuore di Porcia, in provincia di Pordenone, presso la sua attività: un caso umano.

Non bastassero tutti questi problemi, G. B. il 14 febbraio scorso, in via Treviso, a Pordenone, mentre stava procedendo all’interno di una rotatoria con la sua bicicletta a pedalata assistita, è stato centrato sulla ruota posteriore da una Fiat Panda condotta da una ottantatreenne del posto che non ha rispettato il dare la precedenza immettendosi nel rondò. Il ciclista è rovinato sull’asfalto, restando anche incastrato sotto il suo velocipede, e ha riportato contusioni in tutto il corpo, in particolare alla spalla e al piede sinistro, tanto da aver bisogno di cure al pronto soccorso di Pordenone. Per fortuna se l’è cavata con traumi non gravi, ma ha perso il suo unico mezzo di locomozione rimasto pesantemente danneggiato -, che usava per andare al lavoro quando riusciva a trovare qualche occupazione saltuaria per sbarcare il lunario.

Venuto a conoscenza del caso, attraverso il consulente personale Riccardo Vizzi, Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, ha preso a cuore la vicenda e ha deciso di aiutare G. B. ad essere risarcito per i danni fisici e materiali e a recuperare al più presto la sua bicicletta elettrica. Sulle responsabilità dell’incidente, in capo alla conducente della vettura, non c’era alcuna discussione, ma sulla valutazione del danno al mezzo di locomozione l’assicurazione della controparte, Generali, ha eretto un incomprensibile muro.

Il perito della compagnia da mesi non si smuove dalla sua posizione; a suo dire quella bicicletta a pedalata assistita, per usare la sua definizione, è una “cineseria” che non vale più di 150 euro: con quei soldi verrebbe a malapena una bici normale. Studio 3A ha subito recuperato e inviato a Generali la fattura di acquisto, da dove risulta che nel 2016 il mezzo è stato pagato 2.190 euro, ma per la compagnia si tratta di “carta straccia” in quanto la ricevuta non è intestata al danneggiato ma a un amico che gliel’aveva donata. Un’obiezione che non sta né in cielo né in terra, in quanto il velocipede non è un bene mobile registrato ai fini della proprietà, come un’auto. Non solo. L’assicurazione non ha neppure preso in considerazione le ricerche di mercato effettuate e trasmesse da Studio 3A, da cui risulta chiaramente che oggi quel modello, che ha due anni di vita, non costa meno di 800 euro.

Un atteggiamento vergognosocommenta amaro Riccardo Vizzi -, privo di umanità nei confronti di una persona in difficoltà e peraltro anche illegittimo, perché per le biciclette non ha alcuna rilevanza la questione della proprietà: il fatto che il nostro assistito la usasse e abbia prodotto la fattura d’acquisto basta ampiamente per dimostrare che era sua. Questa persona ha diritto ad essere risarcita integralmente come tutti gli altri e, se sarà necessario, avvieremo anche una causa per far valere i suoi diritti: non ci si può approfittare dei più deboli, semmai bisogna avere un occhio di riguardo, cosa che nella circostanza è gravemente mancata”.

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