Articolo Pubblicato il 20 novembre, 2020 alle 12:00.

La Corte Costituzionale, nella riunione in camera di consiglio del 18 novembre 2020, come spiega in una stringata nota, ha esaminato le questioni di legittimità costituzionale riguardanti un elemento cruciale per i procedimenti pendenti, e cioè l’applicabilità della sospensione della prescrizione – prevista dai decreti legge 18 e 23 del 2020 emanati per contrastare l’emergenza Covid – anche nei processi per reati commessi prima dell’entrata in vigore di tali norme, dichiarandole “non fondate”.

Una decisione importante, che conferma pertanto lo stop anche “retroattivo” dei termini.

 

Tre tribunali ponevano la questione di costituzionalità sullo stop retroattivo della prescrizione

A sollevare la questione, dopo il decreto con cui col Guardasigilli in primavera aveva bloccato i processi per due mesi, ma con essi anche la relativa prescrizione, erano stati i tribunali di Siena, Spoleto e Roma, secondo i quali la sospensione retroattiva della prescrizione (per la stessa durata di quella dei termini processuali, dal 9 aprile all’11 maggio 2020) avrebbe violato il principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole.

Per la Consulta censure non fondate: resta la sospensione anche per i processi precedenti

Ma l’ufficio stampa della Consulta, in attesa del deposito della sentenza, che avverrà “nelle prossime settimane”, ha fatto sapere che “le questioni sono state dichiarate “non fondate. La Corte ha ritenuto che la disciplina censurata non contrasti con l’art. 25, secondo comma della Costituzione né con i parametri sovranazionali richiamati dall’art. 117, primo comma della Costituzione”.

Una decisione, quella della Corte Costituzionale, di particolare rilevanza anche perché nel decreto Ristori di ottobre, che copre la nuova emergenza Covid, vi sono altre norme che riguardano sempre lo stop della prescrizione in parallelo con i processi da remoto, che richiedono ovviamente tempi più lunghi.

 

Confermato anche il veto alla richiesta del rito abbreviato per crimini da ergastolo

Nella stessa giornata, peraltro, la Consulta ha respinto, con la stessa motivazione, “censure non fondate”, anche la questione di legittimità sullo stop al rito abbreviato che, com’è noto, dà diritto allo sconto di un terzo della pena, se il crimine commesso è punito con l ‘ergastolo, norma entrata in vigore nella primavera del 2019: qui a sollevare la questione erano stati i tribunali di La Spezia, Napoli e Piacenza.

L’orientamento della Corte Costituzionale è quello di considerare tale legge come espressione della discrezionalità legislativa in materia processuale, e di non ritenere che essa si ponga in contrasto con i principi di uguaglianza e di ragionevolezza (articolo 3 della Costituzione), con il diritto di difesa (articolo 24), con la presunzione di non colpevolezza (articolo 27), né con i principi del giusto processo, in particolare con quello della sua ragionevole durata (art. 111).