Articolo Pubblicato il 9 settembre, 2020 alle 12:30.

Se si circola sulla corsia opposta rispetto al proprio senso di marcia si infrange innanzitutto l’art. 143 del codice della strada, che punisce la guida contromano, e poco importa che “l’invasione” sia dovuta a un sorpasso, peraltro notoriamente vietato laddove insiste una linea continua.

La precisazione arriva direttamente dalla Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 18493/20 depositata il 4 settembre 2020, ha affrontato una causa particolarmente complessa anche per ragioni formali.

 

Un automobilista multato per guida contromano fa opposizione

Con sentenza del 2014 il Giudice di pace di Lanzo Torinese aveva respinto l’opposizione proposta da un automobilista contro l’ordinanza ingiunzione con cui gli era stata contestata la violazione dell’art. 143, comma undicesimo, D.LGS. 285/1992, per aver per l’appunto invaso la corsia di marcia opposta, delimitata da una striscia longitudinale continua, mentre transitava su una strada provinciale nel comune di Balangero: sentenza confermata anche in appello nel 2016 dal Tribunale di Ivrea.

La Suprema Corte accoglie i motivi di ricorso sul legittimato passivo

L’utente della strada sanzionato ha però proposto ricorso anche per Cassazione la quale, ad onor del vero, ha accolto i primi due motivi di doglianza, laddove egli sosteneva che l’unico ente legittimato passivo nel giudizio di opposizione fosse la Prefettura di Torino e non anche il Comune di Balangero, che andava estromesso dalla causa.

La Suprema Corte, infatti, ha ribadito che la legittimazione passiva nel giudizio di opposizione alle sanzioni compete esclusivamente all’amministrazione che abbia adottato il provvedimento impugnato, e, quindi, nel caso specifico, alla Prefettura per le ordinanze emesse da quest’ultima, “non essendo ammissibile evocare in causa altri soggetti, né essendo consentito l’intervento di terzi (principale o ad adiuvandum), poiché il giudizio verte esclusivamente sulla legittimità dell’esercizio della potestà sanzionatoria”.

Il Comune, convengono i giudici del Palazzaccio, “non poteva quindi partecipare al giudizio di primo grado in proprio, né poteva essere considerato parte necessaria di quello di appello, tanto più che la Prefettura si era già costituita in entrambi i gradi”. Per questo motivo la sentenza è stata cassata, limitatamente ai due motivi accolti, con rinvio della causa ad altro Magistrato del Tribunale di Ivrea.

 

Respinto invece il motivo sul merito

La Cassazione, tuttavia, ha rigettato il terzo motivo che entrava nel merito della violazione, quello che qui interessa. Il ricorrente infatti denunciava la violazione e falsa applicazione degli artt. 143, comma undicesimo, 148, comma terzo, e 146, comma secondo, del Codice della strada, degli artt. 9, L. 689/1981, 6, comma undicesimo, D.LGS. 150/2011, 2699 e 2700 c.c., 112, 115, 416 c.p.c., nonché l’omessa e contraddittoria motivazione e l’omesso esame di un fatto decisivo, ai sensi dell’art. 360, comma primo, nn.3, 4 e 5 c.p.c..

Egli lamentava che il tribunale avesse desunto la sussistenza della violazione dal contenuto dell’atto di opposizione e da un rilievo fotografico prodotto dalla Prefettura, pur essendo tale produzione – a suo dire – irrituale, dal momento che non era stata indicata nella comparsa di costituzione in giudizio e si trattava per di più di foto prodotte dal Comune. Inoltre, l’automobilista evidenziava che la presenza di una linea longitudinale continua non era menzionata nell’atto di opposizione e non poteva ritenersi provata, non era stata oggetto di discussione tra le parti e su tale questione egli non aveva potuto difendersi, non essendo comunque contestata la diversa fattispecie punita dall’art. 146, comma secondo, D.LGS. 285/1992.

Poiché – infine – la violazione era stata consumata su un tratto di strada con una sola corsia per senso di marcia, l’automobilista asseriva che era consentito occupare la corsia contraria per effettuare il sorpasso.

Per gli Ermellini, però, come anticipato, questo motivo è infondato. La Suprema Corte sottolinea  in primis come la sentenza impugnata avesse al contrario ritenuto provata la presenza della linea continua di mezzeria in base al contenuto dell’ordinanza di ingiunzione e dal rilievo fotografico prodotto in causa dalla Prefettura (- e non – quindi – dal Comune), dando atto che quest’ultima si era costituita tempestivamente. E aggiungono.

E’ indiscutibile che la sanzione sia stata irrogata ai sensi dell’art. 143, comma undicesimo, del codice della strada e, quindi, per l’occupazione della contraria corsia di marcia, e non per l’asserita violazione della segnaletica (art. 146, comma primo) o per l’irregolare effettuazione della manovra di sorpasso (art. 148), ciò benché l’ordinanza facesse menzione anche della presenza della suddetta segnaletica”.

 

Legittima la multa per occupazione della contraria corsia di marcia

L’ordinanza ingiunzione, al riguardo, risulta del tutto legittima secondo i giudici del Palazzaccio, che spiegano.

“La circolazione contromano – vietata dall’art. 143, commi undicesimo e dodicesimo, del codice della strada – si ha quando il veicolo, percorrendo una strada a doppio senso di circolazione, invade la corsia destinata alla opposta direzione di marcia, ovvero procede nella carreggiata destinata al senso opposto. La disposizione concorre – e non è in rapporto di specialità – rispetto all’art. 146, che invece sanziona la violazione della segnaletica stradale di cui agli artt. 38-43, ipotesi che può ritenersi integrata anche dalla semplice circolazione sopra le strisce longitudinali, senza alcuna invasione della corsia contrapposta (art. 40, comma 10, lettera b).

Pur potendo derivare da un’unica azione, le due violazioni restano autonome, per cui il superamento della linea longitudinale non imponeva di contestare esclusivamente la violazione dell’art. 146, comma primo, potendosi applicare la sanzione prevista per l’infrazione più grave (art. 143 CDS), eventualmente con l’aumento di legge”.

 

E il sorpasso non giustifica la circolazione contromano

E’ pure da escludere, conclude la Cassazione, che la circolazione contromano “fosse giustificata per il fatto che il ricorrente aveva in corso una manovra di sorpasso. Quest’ultima, come prescritto dal terzo comma dell’art. 148, impone al conducente di posizionarsi alla sinistra del veicolo, superandolo rapidamente, tenendosi ad un’adeguata distanza laterale e riportandosi a destra appena possibile, senza creare pericolo.

La disciplina in tema di sorpasso (art. 148) prescinde dall’obbligo, imposto ai veicoli dall’art. 143, di circolare sulla parte destra della carreggiata (oltre che in prossimità del margine destro della medesima anche quando la strada è libera), poiché il sorpasso non comporta necessariamente l’invasione dell’opposta corsia di marcia, ma deve avvenire sulla sinistra del veicolo o di altro utente della strada che procede nella stessa corsia o deve essere effettuato sulla corsia immediatamente alla sinistra del veicolo che si intende sorpassare solo se la carreggiata o semi-carreggiata sono suddivise in più corsie”.