Articolo Pubblicato il 21 giugno, 2016 alle 12:35.

TESTATA: Il Fatto Quotidiano – 21/06/2016

Paradossi. Nel Vicentino. Apprendista cade dal tetto, grave in ospedale. Riceve un provvedimento disciplinare.

Prima la caduta da un tetto di amianto, incidente che per poco non gli costala vita, e poi la lettera di richiamo ricevuta dall’azienda mentre è ancora ricoverato in rianimazione. Francesco S. è un operaio di 26 anni che vive in provincia di Vicenza. Adesso, per fortuna, sta un po’ meglio ma l’ultimo mese per lui è stato molto difficile.

La mattina del 18 maggio, a meno di sessanta giorni dall’assunzione come apprendista presso una ditta che si occupa di bonifiche di amianto, è caduto da un tetto alto quasi sette metri. Si è trattato dell’ennesimo caso di scarsa sicurezza nei cantieri? Niente di tutto ciò, almeno secondo il suo titolare, che solo due giorni dopo ha pure scritto una missiva nella quale contesta all’operaio stesso la colpa del grave incidente subito, “per non aver prestato la dovuta attenzione”. “Cosa non vera – scrivono dallo studio 3A, che sta assistendo il giovane -e oltretutto non hanno aspettato neanche che uscisse dalla rianimazione e che fosse dichiarato fuori pericolo, né che gli organi competenti completassero le loro indagini”.

Le dinamiche nel dettaglio sono in queste settimane al vaglio del Servizio per la prevenzione, l’igiene e la sicurezza negli ambienti di lavoro (Spisal). Nel frattempo, i legali hanno ricostruito la catena di eventi che ha portato alla caduta spiegando che per il giovane, il quale aveva da poco terminato un corso di formazione, si trattava del primo intervento di bonifica. In pratica, la squadra – formata da Francesco e altri due colleghi – doveva sostituire un tetto in eternit, sostanza altamente tossica e quindi vietata. “Sulla copertura – spiegano dallo studio 3A- ci sono Francesco e il 58enne, che però si trova in un’altra porzione del tetto: l’altro operaio, quello più giovane ma più esperto per via dell’anzianità, è a terra. Il 26enne bonifica l’area da trattare, suddivisa in scomparti, per poi procedere con l’installazione delle nuove onduline in acciaio che devono sostituire quelle preesistenti in amianto. A un certo punto, però, si trova a dover recuperare un flessibile che gli serve per il suo lavoro. Accanto non ha nessuno che lo possa aiutare, il collega sta operando in un altro scomparto, e così si allunga per afferrare lo strumento: perde quindi l’equilibrio, cade in uno scomparto ancora da bonificare, rompe la prima tettoia e il contro soffitto isolante, entrambi in eternit, e rovina a terra”. Per i legali, insomma, il giovane era stato lasciato solo e nelle contestazioni emerge soprattutto l’assenza in quel momento del suo tutor, figura prevista proprio dai contratti di apprendistato per affiancare i lavoratori neoassunti. In questo caso è proprio Giovanni Castellan, titolare della ditta, a svolgere tale ruolo. “Quell’operazione – chiedono dalla 3A – poteva essere effettuata da un unico addetto? In quella squadra c’era un responsabile della sicurezza?”. Dall’azienda, contattata dal Fatto Quotidiano, confermano l’assenza di Castellan sul cantiere in quel preciso momento, in quanto l’imprenditore segue anche altri operai, ma fanno sapere che “erano presenti altre persone altamente qualificate per seguire Francesco”. È questo l’unico commento alla vicenda che giunge dagli uffici dell’impresa Castellan.

Alla domanda sulle tempistiche del richiamo, a quanto pare giunto prima che i medici sciogliessero la prognosi del giovane, rispondono con un “no comment”. Per il resto, aggiungono, “siamo in attesa delle conclusioni alle quali giungerà lo Spisal”. Dopo che ai medici, insomma, ora Francesco deve affidare le sue speranze agli ispettori affinché pongano fine positivamente a una vicenda per la quale, in ogni caso, ha già abbondantemente pagato.

Roberto Rotunno