Articolo Pubblicato il 8 novembre, 2019.

Giampaolo Matrone e l’Avv. Marco Frigo, di Studio3A, ospiti de “I Fatti Vostri”, hanno sollecitato più sensibilità e risposte concrete per le vittime del disastro di Rigopiano

A quasi tre anni dalla tragedia dallo Stato abbiamo ricevuto solo una pacca sulla spalla: la giustizia è un miraggio, un minimo di risarcimento idem. Se questa è la tutela che ci avevano promesso…”. E’ un messaggio amaro, ma forte e chiaro, quello lanciato oggi, venerdì 8 novembre 2019, nel corso del noto programma di Rai Due “I Fatti Vostri” da Giampaolo Matrone, il simbolo della catastrofe di Rigopiano, e dall’avv. Marco Frigo, direttore della Gestione Sinistri e Area Legale di Studio3A-Valore S.p.A., la società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini che assiste il 35enne pasticciere di Monterotondo, uno dei superstiti del più grave disastro sulla neve mai successo in Italia, il 18 gennaio 2017: Matrone nel resort travolto dalla valanga ha perso la moglie Valentina, una delle 29 vittime, ed è uscito vivo ma con postumi gravemente invalidanti.

“La rabbia dei familiari che oggi si aggiunge e convive con il dolore per la perdita dei loro cari deriva dal fatto che per quella strage, che certamente è stata determinata, quanto meno nella sua enorme entità, da alcuni errori, non c’è ancora nessun colpevole: nessuno ha pagato. E ora il processo potrebbe subire un altro rinvio” ha introdotto l’intervista il conduttore de “I Fatti VostriGiancarlo Magalli: allusione (anche) alla discussa decisione di accorpare i due filoni d’inchiesta, quello principale legato alle varie omissioni, che già di per sé vede un fiume di indagati e svariati capi d’accusa, e quello del depistaggio delle indagini contestato ai vertici della Prefettura di Pescara. Un accorpamento che allungherà ulteriormente i tempi. 

Il fatto è che questo è un procedimento complesso. Parliamo di una tragedia che è dovuta anche a un problema burocratico: 29 persone sono morte di burocrazia, tra omissioni e dimenticanze. E oggi lo Stato ancora una volta dimostra che per problemi burocratici rende difficile celebrare questo processo” ha osservato l’avv. Frigo, facendo un semplice esempio “logistico”. “Non abbiamo un’aula adatta: l’aula del tribunale di Pescara che deve celebrare questo processo – l’unica dove si possono tenere procedimenti di questo tenore – è troppo piccola, non ci stanno tutti, c’erano solamente tre microfoni che funzionavano. La prima udienza è potuta durare soltanto due ore e ce ne vuole una solo per fare l’appello: questo ovviamente non dipende né dagli avvocati, né dai familiari delle vittime né del resto dagli indagati. Vorremmo che ci fosse una sensibilità diversa, che si comprendesse che è un processo particolare, qui è lo lo Stato che sta processando se stesso, essendo coinvolti per lo più enti pubblici”.   

Non vedo l’ora che arrivi il momento in cui possa ricordarmi solo di quando mi hanno salvato e dimenticarmi delle cose brutte – ha detto dal canto suo Matrone, dopo aver accennato a quelle 62 lunghe e interminabili ore in cui è rimasto sepolto tra le macerie e i corpi delle vittime – Ma dopo tre anni, con tutto quello che succede, con tutte le problematiche che ho e che abbiamo tutti quanti noi, quel momento ancora non arriva, è lontano. Puoi essere forte quanto vuoi, ma se oggi siamo ancora a questo punto vuol dire che c’è qualcosa che non funziona, ma non solo sulla nostra tragedia ma proprio a livello italiano. Il 18 gennaio 2017 purtroppo è finito per le vittime, ma non per chi è rimasto, come me e tutti gli altri parenti; va avanti, con tanti problemi” ha proseguito il sopravvissuto, raccontando il suo calvario: “novanta giorni di ospedale, una gamba e un braccio quasi inutilizzabili, da due anni e mezzo fitoterapia tutti i giorni, dalle 9 alle 13.30, in pratica un lavoro. Ho una bambina di otto anni, Gaia, da crescere, a cui devo fare da mamma e da papà, e che per fortuna quel giorno non era con noi ma con i nonni. Cerco di fare il più possibile, anche se il ruolo di mamma è insostituibile, e ho la forza di andare avanti: ci sarà un motivo per il quale mi sono salvato. Voglio sorridere alla vita, per me, per mia figlia. Anche per le persone che non ci sono più”.

Che però hanno diritto alla giustizia, così come voi familiari” ha ripetuto Magalli. “Tra di noi siamo molto legati, c’è un Comitato: ci ha unito una cosa brutta, ma la speranza è sempre quella di poter ottenere un minimo di soddisfazione, quella giustizia che vogliamo tutti. Anche se più passa il tempo…: personalmente non ci credo per niente. I risultati si vedono: dopo quasi tre anni abbiamo ricevuto solo una pacca sulla spalla dallo Stato, dai suoi organi, da tutti quelli che ci potevano tutelare, quanto meno per il dopo” ha ribadito, amaro, Matrone.

Il procedimento penale è importantissimo: ripeto, è lo Stato che processa se stesso, le persone offese che si sono costituite parte civile sono una parte del processo, ma la parte attiva la fa lo Stato – ha incalzato l’avv. Frigo – Ma al di là di questo io e gli altri colleghi stiamo lottando accanto a Giampaolo e agli altri familiari anche per consentire loro di avere degli indennizzi, perché la vita va avanti, i costi ci sono: Matrone non può più lavorare. Al di là delle singole posizioni, del prefetto piuttosto che del vice prefetto, e già emerso che la Prefettura, la Provincia di Pescara, la Regione Abruzzo, etc., sono responsabili, sono già emerse le responsabilità di omissione. Gli enti dovrebbero farsi carico della parte restitutoria: questo dice il nostro ordinamento. Noi ci stiamo battendo anche per questo: il processo penale probabilmente durerà un numero di anni infinito, se si dovesse aspettare una provvisionale la piccola Gaia sarà già adulta. Perciò auspichiamo che lo Stato, pur dando atto che qualcosa sta facendo, e che questi enti si mettano una mano sulla coscienza, e con loro le rispettive compagnie di assicurazione, che ad oggi hanno denegato sempre ogni responsabilità. Sembra quasi che sia colpa di coloro che sono morti, è questo e drammatico”. “E offensivo per la loro memoria” ha concluso Magalli.

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