Articolo Pubblicato il 29 giugno, 2020 alle 12:41.

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Striscia La Notizia - servizio Moreno Morello - 27-06-2020
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Da un anno e mezzo è costretto a vivere in un camper: la sua villetta è esplosa e per ricostruirla servono alcune centinaia di migliaia di euro. Soldi che dovrebbero arrivargli dall’assicurazione, avendo assicurato la casa su tutto, ma la compagnia con cui ha siglato il contratto, Vittoria, non intende risarcirlo, neanche dopo che è stato escluso da un perito terzo che a far saltare per aria l’edificio sia stato un ordigno, unico motivo – e neppure così scontato – di esclusione dell’indennizzo in polizza, valida anche per gli atti dolosi.

Un caso di mala assicurazione, quello di cui è vittima il padovano Giuliano Pelusi, assistito da Studio3A, che sabato 27 giugno è stato denunciato anche su Striscia la Notizia in uno dei graffianti servizi della rubrica “Ti assicuro che non pago” di Moreno Morello.

La deflagrazione si verifica la sera del 19 febbraio 2019: lo scoppio sventra parzialmente le pareti della porzione ovest della villetta, in via Rienza a Padova, che poche ore dopo crolla accartocciandosi su se stessa. La Procura apre un fascicolo contro ignoti e sequestra il fabbricato: nei giorni precedenti la villetta è stata oggetto di due intrusioni e tentativi di furto, regolarmente denunciati da Pelusi.

Il sospetto del dolo è forte, ma le indagini, anche nei confronti del proprietario, non producono elementi utili a identificare dei responsabili. Il Pm chiede e ottiene l’archiviazione del procedimento e Pelusi, rientrato in possesso del bene, tramite l’Area Manager Riccardo Vizzi, per far valere l’assicurazione sulla casa ed essere risarcito si affida a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini.

I tecnici di Studio3A verificano il contratto con Vittoria, che risulta a posto: premio annuale di 337,62 euro pagato, polizza – una rami elementari multi-rischi casa-famiglia – attiva e “capiente”, tipologia di danno prevista tra le garanzie. Il contratto copre lo scoppio e l’esplosione, purché non causati da ordigni esplosivi, ma anche i danni materiali da incendio, esplosione e scoppio verificatisi in conseguenza di scioperi, tumulti, sommosse, atti di terrorismo e sabotaggio, nonché gli altri danni materiali e diretti causati, anche a mezzo di ordigni esplosivi, da persone che prendano parte a tumulti popolari, scioperi, sommosse o compiano atti vandalici o dolosi. I periti di Studio3A effettuano la stima dell’ingente danno e raggiungono anche un accordo con quello che opera per la compagnia sulla somma da liquidare.

Ma Vittoria, sconfessando i suoi stessi tecnici, e senza fornire inizialmente alcuna ragione, non paga, lasciando il suo assicurato in un… camper, dov’è stato costretto a trasferirsi. Studio3A denuncia con un reclamo questa condotta all’Ivass, l’Istituto di Vigilanza, ma Vittoria estrae dal cilindro l’ipotesi che a far esplodere la casa sia stata una bomba, guarda caso l’unico motivo in polizza che potrebbe escludere il risarcimento. “Chiaramente un motivo pretestuoso per non pagare l’indennizzo – ha commentato il Presidente di Studio3A-Valore S.p.A., dott. Ermes Trovò, intervistato da Morello – Solo la compagnia assicurativa ha parlato di bombe e infatti alla fine non se ne sono trovate”.

Vittoria, pur essendo passati mesi dal fatto, e benché le rovine non siano più sotto sequestro, per provare questa tesi chiede al Tribunale di Padova un accertamento tecnico preventivo incaricando un “fire investigator” e il giudice, Federica Sacchetto, lo accorda, nominando un proprio consulente tecnico d’ufficio, l’ing. Claudio Manadrin, per stabilire le cause dell’esplosione. Studio3A mette a disposizione del suo assistito, patrocinato anche dall’avv. Franco Portento, quale consulente tecnico di parte il Prof. Ing. Valerio Causin. Il sopralluogo avviene alla presenza di tutte le parti il 24 febbraio 2020: un anno dopo.

Il primo giugno l’ing. Malandrin deposita il suo elaborato in cui, premette, “dall’esame dei documenti, relazioni e perizie in atti, nonché da quanto si è potuto riscontrare sul posto, dall’esame dei detriti rimossi e della mancanza di crateri nella pavimentazione, va escluso che l’esposizione possa derivare da ordigni esplosivi”. Il consulente del tribunale scarta anche l’ipotesi che “lo scoppio derivi dell’innesco di prodotti esplosivi contenuti in taniche, bidoni o altro”: il consulente di parte dell’assicurazione, preso atto che di bombe non c’era neanche l’ombra, ha cercato di “rilanciare” ipotizzando l’utilizzo di una bombola a Gpl. Peccato che non si siano trovati contenitori del genere senza i quali non si sarebbe potuto introdurre il Gpl in una tale quantità.

Non essendo stata rinvenuta alcuna traccia di incendio e di annerimento delle pareti al piano terra, laddove invece sono state riscontrate al primo piano, ed essendo stati trovati i rubinetti del gas aperti, sia quello della cucina al pianterreno sia quello della caldaia al piano superiore, il Ctu propende quindi per l’ipotesi più logica e parsa fin da subito la più verosimile. Ignoti si sarebbero introdotti in casa, avrebbero acceso al primo piano la fiamma di un cannello, ritrovato sul posto dai carabinieri, e aperto il gas saturando gli ambienti: quando il metano è salito al piano superiore e ha raggiunto la giusta saturazione, la fiamma libera del cannello ha causato lo scoppio.

A fronte di queste inequivocabili conclusioni, Studio3A è tornato a chiedere a Vittoria di ottemperare ai suoi obblighi risarcitori nei confronti di Giuliano Pelusi, ma ancora una volta la richiesta è caduta nel vuoto. Anzi, la compagnia ha annunciato la presentazione di un atto di citazione per accertamento negativo di credito: in pratica non intende pagare, accampando non meglio precisate “ragioni giuridiche” (la giustificazione data anche a Morello) per contestare il risarcimento. Dopo tutto ciò che ha passato in questi mesi, il proprietario dovrà anche sostenere una lunga causa.