Articolo Pubblicato il 8 settembre, 2020 alle 11:30.

Dopo quella relativa alla denuncia alle autorità inquirenti, che non è conditio sine qua non per richiedere il risarcimento, la Cassazione, il 3 settembre 2020, ha depositato un’altra importante ordinanza a tutela dei danneggiati che devono rapportarsi con il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, relativa a un elemento cruciale del procedimento: la prova che il mezzo responsabile dell’incidente in cui si sia rimasti coinvolti è privo di assicurazione.

Prima di questa pronuncia, infatti, la dimostrazione della scopertura assicurativa poteva avvenire quasi esclusivamente mediante il rapporto delle autorità intervenute: ora questa prassi è stata finalmente giudicata erronea dal Supremo Collegio, che ha ritenuto valida anche la prova testimoniale.

 

Una danneggiata cita in causa la compagnia designata dal Fondo Vittime

La vicenda. Un’automobilista aveva citato in giudizio, dinanzi il Giudice di Pace di Militello, il conducente e il proprietario del veicolo che aveva causato il sinistro di cui era rimasta vittima e la Fondiaria Sai S.p.a., quale impresa designata per il F.G.V.S., per sentirli condannare al risarcimento dei danni subiti. Sara Assicurazioni, la compagnia assicurativa del veicolo responsabile, infatti, aveva comunicato che, al momento del sinistro, non era coperta da assicurazione.

In primo e secondo grado viene dichiarato il difetto di legittimazione passiva del F.G.V.S.

Fondiaria Sai S.p.a. si era costituita in giudizio eccependo il difetto di legittimazione passiva del Fondo di Garanzia. Con sentenza del 2010 il giudice di pace dichiarò il difetto di legittimazione passiva della compagnia assicurativa, dando quindi ragione a Fondiaria Sai, mancando la prova della scopertura assicurativa. Secondo il giudice la danneggiata avrebbe dovuto darne prova tramite l’informativa indicata dall’art. 142 del Codice delle assicurazioni o tramite il verbale redatto da pubblica autorità.

Decisione confermata, nel 2018, anche dal Tribunale di Caltagirone, quale giudice di secondo grado, che aveva rigettato l’appello proposto dalla automobilista, ritenendo infondato il gravame e confermando che per chiedere il risarcimento al Fondo era necessario non solo dimostrare di esser vittima di un sinistro stradale causato da una vettura non assicurata, ma anche la mancata copertura da assicurazione R.c.a. Il Tribunale aveva richiamato la giurisprudenza di legittimità secondo cui la prova della scopertura deve esser fornita attraverso la dichiarazione Isvap (l’istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private, oggi Ivass) e il rapporto di polizia municipale o delle altre autorità intervenute nel luogo del sinistro, elementi tutti mancanti nel caso di specie.

 

Il principio del libero convincimento

La danneggiata ha quindi proposto ricorso per Cassazione contro quest’ultima sentenza sulla base di cinque motivi. A interessare sono i primi due, nei quali la ricorrente ha lamentato la violazione del principio del libero convincimento, così come regolato dall’art. 116 c.p.c., censurato ex art. 360 n. 3 – il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto la prova della scopertura assicurativa a forma vincolata – nonché la la violazione dell’art. 360 comma 1 n. 3 in relazione all’art. 142 Codice delle assicurazioni private e art. 11 delle Preleggi, sostenendo che la dichiarazione dell’Isvap su richiesta dell’interessato era in realtà una normativa introdotta dopo l’inizio della causa: dunque, non sarebbe pertinente ratione temporis alla fattispecie, in ossequio alla regola della irretroattività delle leggi.

Per la Cassazione i due motivi sono fondati. Secondo la Suprema Corte è erronea la decisione del giudice di merito di attribuire efficacia probatoria, ai fini della prova della mancanza di copertura assicurativa in giudizio nei confronti del Fondo, soltanto alla dichiarazione ISVAP ed ai rapporti di polizia, escludendo valenza dimostrativa a qualunque altro elemento istruttorio e cassando pertanto le testimonianze assunte in primo grado in quanto ritenute inidonee.

 

La prova della mancanza di copertura assicurativa può essere fornita con ogni testimonianza

Questa pronuncia, spiegano i giudici del Palazzaccio, viola il già citato art. 116 c.p.c. “in quanto non ha valutato le testimonianze sopra dette alla luce della regola di diritto di Cass. 7068/2017. Infatti, nella specifica materia non sussiste un regime probatorio legale, neppure in presenza di rapporto dell’autorità o dichiarazione dell’Isvap, ma si deve applicare il regime della prova libera, con qualsiasi mezzo, comprese le presunzioni”. Il giudice, quindi, non incontra altro limite se non quello di indicare le ragioni del suo convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le disposizioni difensive.

Inoltre, i giudici del Palazzaccio confermano che all’epoca dei fatti non trovava applicazione l’art. 142 bis cod. assicurazioni sul diritto del danneggiato di ottenere informazioni sulla copertura assicurativa dal centro di informazioni Consap: è bene ricordare che, come previsto dall’art. 1 del D.Lgs. 6 novembre 2007, n. 198 che ha introdotto l’art. 142 bis del codice delle assicurazioni, “il danneggiato ha diritto di ottenere dal Centro di informazione di cui all’articolo 154 (Consap) le informazioni riguardanti la copertura assicurativa dei veicolo che ha causato il sinistro, il numero di polizza e la data di scadenza della stessa”.

La Cassazione, dichiarando assorbiti gli altri tre motivi di ricorso dall’accoglimento dei primi due, ha pertanto cassato la sentenza impugnata e rinviato il caso per la sua definizione al Tribunale di Caltagirone.