Articolo Pubblicato il 26 ottobre, 2019.

E’ successo a febbraio alla residenza “Le Camelie”, la 72enne ha riportato fratture plurime: “conseguenza del contestato taglio del livello dei servizi?”

Incredulità, sconcerto, rabbia. Sono i sentimenti dei familiari di un’anziana ospite della Residenza “Le Camelie”, a San Giovanni al Natisone (Udine), all’indomani della clamorosa inchiesta che ha fatto finire in carcere, con accuse pesanti, i vertici del gruppo Sereni Orizzonti”, che gestisce la struttura.

La signora, di 72 anni, già residente a Udine, paziente del tutto non autosufficiente, bisognosa di assistenza costante a causa delle gravi patologie e relative disabilità da cui era affetta, e che doveva pertanto essere sempre accompagnata nei suoi spostamenti, il 7 febbraio di quest’anno è rimasta vittima di una brutta caduta nel bagno della sua stanza, in seguito alla quale ha riportato pesanti fratture al femore, all’anca e al braccio sinistro. E’ stata trasportata e a lungo ricoverata all’ospedale di Palmanova, dove i medici le hanno anche riscontrato un enfisema polmonare che ha ulteriormente complicato la situazione e le possibilità di intervento sugli arti fratturati.

Oggi la settantaduenne è rientrata in casa di riposo, ma le sue condizioni, a causa dei traumi riportati nella caduta, sono sensibilmente peggiorate così come la sua qualità di vita: tra le altre cose, ha completamente perso l’uso della mano sinistra, quella “portante”, essendo mancina. I suoi cari, attraverso l’Area manager e responsabile delle sede di Udine, Armando Zamparo, si sono rivolti a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, per fare piena luce sulla vicenda e per verificare eventuali responsabilità degli operatori e quindi della struttura, alla quale pagano di retta ogni mese ben duemila euro.

Il caso è stato attentamente vagliato dagli esperti di Studio3A, che in effetti hanno riscontrato gli estremi di una “culpa in vigilando” da parte degli addetti della residenza “Le Camelie”, tanto più a fronte del grado di assistenza massimo di cui abbisognava la paziente, ragion per cui ora si procederà con una richiesta danni alla struttura.

Sentire, però, che Sereni Orizzonti avrebbe fatto la “cresta” sui fondi pubblici, tagliando sui costi di gestione fino a fornire ai pazienti delle sue varie residenze sanitarie servizi e prestazioni inferiori agli standard contrattuali, ha profondamente scosso i familiari dell’anziana. I quali ora vogliono andare a fondo anche su quest’aspetto. La domanda che si pongono è semplice: se la società avesse fornito i livelli di assistenza previsti, sempre che le accuse ovviamente vengano confermate, l’incidente si sarebbe potuto evitare? L’anziana è vittima solo di un evento colposo o è uno degli “effetti collaterali” della massimizzazione del profitto e della “truffa” che viene contestata a Sereni Orizzonti?