Articolo Pubblicato il 19 marzo, 2016 alle 12:48.

TESTATA: Il Giornale di Vicenza – 19/03/2016

ILCASO. I coniugi vogliono essere risarciti dalla compagnia Costa Crociere per quanto subito

Una coppia vicentina tra i sopravvissuti alla strage del museo del Bardo a Tunisi avvenuta l’anno scorso «Ci hanno completamente abbandonati a noi stessi»

«Siamo stati abbandonati a noi stessi. Non ci hanno nem­meno portati in nave, né chie­sto se avevamo bisogno di un bicchiere d’acqua. Il compor­tamento di Costa Crociere è stato sconcertante. E a que­sto punto, dato che non si so­no nemmeno più fatti senti­re, abbiamo dato mandato al­le persone che ci assistono le­galmente di denunciare la compagnia navale». Inizia co­sì lo sfogo di Adriano Gonza- to, 55 anni, che con la moglie Daniela Alba, 56, entrambi di Sovizzo, il 18 marzo di un anno fa erano tra i turisti as­saliti dai terroristi delflsis nell’attacco al museo del Bar­do di Tunisi.

I coniugi vicentini erano in viaggio con la Costa Crociere sulla nave Fascinosa, poi ri­partita da Tunisi con 13 pas­seggeri in meno tra \ittime e feriti. I morti furono comples­sivamente 24>; tra loro quat­tro gli italiani e una cinquan­tina i feriti.

«Non vogliamo avanzare delle responsabilità alla com­pagnia navale per quanto ac­caduto -spiega Adriano Gonzato, che si è affidato alla con­sulenza dello Studio 3A per la causa di risarcimento dan­ni Però la riteniamo respon­sabile per il comportamento tenuto dopo l’attentato. Sono stati momenti terribili dove avremmo avuto bisogno di un supporto. Che invece non c’è mai stato. Ripeto, siamo stati lasciati a noi stessi. Sia­mo dovuti ritornare sulla na­ve da soli dopo essere stati per due ore ostaggio dei terro­risti armati di kalashnikov e bombe a mano. È stato terri­bile».

Immagini e suoni che a di­stanza di un anno ritornano nelle mente dei coniugi Gon- zato nitide come allora. Co­me se i mesi trascorsi non avessero scalfito nessun parti­colare di quegli interminabili momenti.

«Continuiamo ad avere ilterrore degli spazi affollati – spiega Adriano Mia mo­glie, in particolare, è ancora seguita perché non riesce a superare quel trauma. Io in­vece quando mi trovo in ima piazza con più di una ventina di persone attorno comincio a guardare in maniera sospet­ta ogni volto. Temo che qual­cuno possa attaccarmi da un momento all’altro. È una sen­sazione orribile. Quando la provo poi sono costretto ad andarmene via, in cerca di spazi isolati. Quei terroristi ci hanno rovinato la vita».

E il comportamento della Costa Crociere, sostengono i coniugi, non ha certo aiutato. «Pensavamo che in un anno almeno qualcuno si facesse sentire aggiungono Che ci domandasse almeno come andava, se potevano fare qualcosa per noi. Invece ze­ro. Niente. Siamo rimasti so­li. Oggi come allora. Come in quel drammatico 18 marzo che ha cambiato per sempre le nostre esistenze togliendo­ci la serenità».

LA RISPOSTA ARRIVATA DALLA COMPAGNIA Casta Crociere ha sempre respinto Le accuse ribadendo di aver fatto tutto che era opportuno, «di aver inviato subito a T uni si una speciale squadra composta da membri del Care Team e da alcuni dirìgenti dell’azienda per offrire supporto concreto, psicologico e morale ai propri ospiti, di aver attivato la propria unità di crisi, operando nella gestione dell’emergenza in stretto coordinamento con tutti gli enti preposti». Diversa la versione dei vicentini: nessuno avrebbe chiesto loro se avessero bisogno di qualcosa ma vennero consegnate due lettere in cui si indicava la stanza dello psicologo e Le modalità per il rimborso del biglietto. Ma Costa Crociere ribatte: «E del tutto comprensibile che, nonostante l’impegno profuso, la complessità della situazione e il numero elevato di persone coinvolte, si sia creata una situazione di massima emergenza e ulteriore disagio per alcuni

Alle parole dei coniugi di So­vizzo si aggiungono quelle di Ermes Trovò, presidente di Studio 3A: «Non si imputa­no a Costa Crociere responsabilita sull’accaduta, ma nel non aver adeguatamente in­formato le persone a bordo della nave dei rischi cui pote­vano andare incontro visitan­do Tunisi in un momento in cui il parlamento stava varan­do una legge per prevedere misure antiterrorismo più in­cisive». E ancora: «È incom­prensibile – conclude lo Stu­dio A3 – come una società quale Costa, che dovrebbe es­sere perfettamente informa­ta sulla situazione politica e di sicurezza dei Paesi meta dei suoi viaggi, si ostini a so­stenere cheTattentato era del tutto imprevedibile». 

Matteo Bernardini