Articolo Pubblicato il 28 febbraio, 2020 alle 10:00.

L’odissea di un giocatore di basket mestrino, sostenuto da Studio3A, per ottenere
quanto gli spetta per un brutto incidente occorso in allenamento più di due anni fa

S’infortuna gravemente al ginocchio durante l’allenamento di basket, ma l’assicurazione non lo risarcisce e anzi gli risponde: “eri già rotto”. Dovrà anche affrontare una causa. A cosa servono le polizze infortuni se poi le compagnie, che pure intascano senza discussioni i salati premi, quando capita fanno di tutto per non liquidare i danni? La domanda sorge spontanea nel caso, l’ennesimo, di un mestrino di trent’anni giocatore di pallacanestro, con alle spalle una carriera di ottimo livello e che ha vestito, tra le altre, la maglia dei Giants Marghera.

 

In quanto tesserato con una federazione sportiva, peraltro di primissimo piano, la Fip, l’atleta è automaticamente assicurato con una polizza infortuni stipulata, nello specifico, con Allianz, che ovviamente copre i vari incidenti di gioco che accadono durante i match e gli allenamenti. Ed è appunto quanto succede all’oggi trentenne il 29 novembre del 2017, al Palarcobaleno di Fossò, mentre si sta allenando con la sua squadra in preparazione della gara del weekend.

L’ala, questo il suo ruolo, proteggendo la palla appena ricevuta dal pressing di un compagno, ma avversario durante la partitella, ruota il busto facendo forza sul piede destro e purtroppo il ginocchio cede e fa “crac”. Viene accompagnato in preda ai dolori al pronto soccorso dell’ospedale dell’Angelo dove, dopo aver effettuato le radiografie, i sanitari gli riscontrano una prognosi pesanterottura del legamento crociato anteriore, del corpo e del cono posteriore del menisco mediale, più fratture intraspongiose del piatto tibiale postero-laterale e postero mediale. Una bella “botta”, al di là dell’aspetto sportivo: il giocatore non solo è costretto a un lungo stop, ma deve anche sottoporsi a un intervento chirurgico e poi a una lunga riabilitazioneassentarsi dal lavoro, eccetera.

Il malcapitato, quindi, attraverso la responsabile consulenti sinistri gravi Daniela Vivian, si rivolge a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, per essere quanto meno risarcito facendo valere la polizza infortuni sottoscritta da tutti i giocatori tesserati con la Federazione Italiana Pallacanestro: le sole spese mediche che ha dovuto sostenere sono state ingenti, oltre 2.500 euro, senza contare l’invalidità permanete che gli è residuata in conseguenza delle lesioni, nell’ordine del 10 per cento.

Studio3A ha acquisito tutta la documentazione medica, ha verificato la polizza, ha appurato che l’evento in questione rientrava perfettamente nelle fattispecie assicurate, e ha quindi presentato richiesta di risarcimento ad Allianz, che però ha opposto un fermo diniego. Motivo? Secondo la compagnia, non si sa su quali basi visto che non ha mai sottoposto l’atleta ad una visita medico legale con un proprio professionista, le conseguenze dell’infortunio sarebbero da imputare a un “preesistente stato patologico” e dunque non riconducibili in modo diretto ed esclusivo all’incidente di gioco subito il 29 novembre 2017: che il trentenne avesse svolto fino ad allora, senza problemi, regolare attività agonistica, giocando decine e decine di partite di campionato, per l’assicurazione è, evidentemente, un dettaglio.

A nulla sono valsi gli innumerevoli solleciti “motivati” presentati dagli esperti di Studio3A, che, dopo aver fatto sottoporre il proprio assistito a più visite medico legali approfondite, ha prodotto ad Allianz le relative perizie da cui emerge invece chiaro come quella subita dal cestita abbia tutti i caratteri di una lesione acuta compatibile con il trauma descritto. In più di due anni l’atleta non ha visto un euro e si sarà costretti a intentare una causa contro la compagnia. Altrettanto “motivata”.

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