Articolo Pubblicato il 23 novembre, 2019.

I familiari chiedono solo di sapere cos’è successo e come sia morto il loro caro

a non ancora quarant’anni: saranno decisivi i risultati della perizia medico legale

Sarà rimpatriata in Marocco, il suo Paese d’origine, per i funerali e per una degna sepoltura, mercoledì prossimo, 27 novembre la salma di Abdelhakim Hajoubi, il non ancora quarantenne (avrebbe compiuto 40 anni il 2 dicembre) di nazionalità marocchina, ma residente da tempo con la sua famiglia a Stradella (Pavia), deceduto nella notte tra venerdì 15 e sabato 16 novembre in circostanze ancora da chiarire.

Hajoubi, che lavorava come pizzaiolo e che lascia nel dolore la moglie, due figlie minori di 16 e di 6 anni e diversi tra fratelli e sorelle, si è sentito male mentre si trovava al McDoland’s di via Nazionale, dov’era andato a prendere dei panini per cena proprio per le sue ragazze. Alle 23.50 ha chiamato il 118 ed è rimasto al telefono per tre minuti con l’operatore, dopodiché ha preso la sua auto e si è recato autonomamente al Pronto Soccorso dell’ospedale cittadino, dove però sarebbe spirato poco dopo per gravi problemi cardiaci.

La Procura di Pavia, per il tramite del Pubblico Ministero, dott.ssa Valentina De Stefano, ha aperto in autonomia (la famiglia non ha presentato esposti) un procedimento penale per il reato di omicidio colposo iscrivendo, come atto dovuto, nel registro degli indagati due medici e due infermiere del Pronto Soccorso (rispettivamente, K. K., 49 anni, di Mede, M. D. A., 55 anni, di Orsenico, F. R., 53 anni, di Torricella Verzate, e M. R., 56 anni, di Broni).

Il sostituto procuratore ha altresì disposto l’esame autoptico sulla salma affidando l’incarico, il 19 novembre scorso, al consulente tecnico medico legale dott. Maurizio Merlano, del Dipartimento di Medicina Legale di Pavia: i risultati completi della perizia saranno ovviamente determinanti per chiarire le cause del decesso e se vi siano state eventuali responsabilità da parte dei sanitari.

I familiari della vittima chiedono soltanto di sapere cosa sia successo al loro caro, che quattro anni fa aveva sì subito un intervento cardiaco, ad una valvola, ma l’operazione era riuscita perfettamente e i controlli periodici a cui si sottoponeva non avevano evidenziato anomalie. Vogliono altresì capire cos’abbia detto (e cosa gli sia stato detto) in quella telefonata con la centrale operativa del Suem, come mai si sia recato all’ospedale da solo in macchina e non sia stato prelevato in ambulanza e, chiaramente, cosa sia accaduto nei successivi e fatali minuti al pronto soccorso, dove pure il paziente era giunto lucido e cosciente.

Proprio per fare piena luce sui fatti i familiari del quarantenne, attraverso l’area manager Diego Tiso, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzala a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, che ha già fatto richiesta di acquisire tutta la documentazione clinica e che monitorerà da vicino le iniziative della Procura pavese.

Il ritorno della salma a Casablanca è stato possibile anche grazie all’apporto dell’Associazione “L’Unità” di Castelfranco Veneto, che aiuta le famiglie marocchine residenti in Italia in dolorose circostanze come questa.