Articolo Pubblicato il 27 gennaio, 2020 alle 10:00.

Sessantamila euro: questo è il quantum dell’indennizzo da parte dello Stato nei confronti dei figli delle donne uccise dal marito, dal compagno o dall’ex: le vittime cosiddette collaterali dei femminicidi.

Per chi invece subisce violenza sessuale il risarcimento è di 25mila euro.  E’ quanto prevede il decreto 22 novembre 2019 del Ministero dell’Interno recante la determinazione degli importi, appunto, degli indennizzi per le vittime dei reati intenzionali violenti, che ora è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, la n. 18 del 23 gennaio 2020.

 

Il Decreto attua una Legge del 2016

Il provvedimento attua la legge 122/2016 che ha riconosciuto il diritto al risarcimento da parte dello Stato alla vittima di un reato doloso commesso con violenza alla persona: legge che prevede che la fissazione dell’ammontare dell’indennizzo avvenga attraverso un decreto ministeriale, privilegiando (si fa per dire) con un importo più alto le vittime dei reati di violenza sessuale e di omicidio e comprendendo, ai sensi della legge 232/2016, anche i figli della vittima in caso di delitto commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o dal compagno della persona offesa.

 

I risarcimenti previsti per le vittime dei vari reati violenti

Per il delitto di omicidio è stabilito l’importo fisso di 50mila euro;  nel caso dei femminicidi, l’importo fisso erogato, come detto, sale a 60mila euro ma esclusivamente a favore dei figli della vittima: non per gli altri familiari.

Come già ricordato, per il delitto di violenza sessuale spettano 25mila euro, salvo non ricorra la circostanza attenuante del caso di minore gravità. Alla vittima di lesioni personali gravissime e di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (si veda con l’acido), l’importo fissato è pure di 25mila euro.

In aggiunta viene riconosciuta anche una somma equivalente alle spese mediche e assistenziali documentate, ma solo fino a un massimo di diecimila euro. Per gli altri reati l’indennizzo copre solo le spese mediche e assistenziali documentate, fino a un massimo di 15mila euro.

Va precisato che il decreto determina anche una disciplina provvisoria relativa a domande già presentate e addirittura già liquidate. Le cifre, dunque, trovano applicazione anche a istanze di indennizzo già presentate, a meno che non sia stato già determinato l’importo.

 

Cifre inadeguate e iter difficoltoso

Inutile sottolineare come si tratti di importi assolutamente inadeguati, in particolare proprio per i figli delle vittime di femminicidio, in genere dei minori. Quanto meno in questo caso il risarcimento sarà diretto.

Negli altri casi, infatti, violenza sessuale compresa, per poter ottenere questo ristoro da parte dello Stato l’iter è tortuoso: bisogna avere prima esperito senza risultato l’azione esecutiva nei confronti dell’autore del crimine per ottenere il risarcimento del danno dal soggetto obbligato, a meno che  il responsabile del reato non sia rimasto ignoto o sia stato ammesso al gratuito patrocinio.

La vittima inoltre non deve aver concorso nella commissione del reato, neppure per colpa, non deve avere condanne o pendenze per gravi reati o evasione fiscale e non deve aver percepito alcun altro indennizzo.