Articolo Pubblicato il 11 aprile, 2020 alle 9:00.

E’ una sentenza che rende finalmente giustizia all’ennesima vittima di femminicidio e ai suoi tre figli quella depositata l’8 aprile 2020 dalla Corte di Cassazione, che ha definitivamente condannato lo Stato a risarcire i tre ragazzi rimasti orfani della mamma, richiamando le istituzioni alle loro gravi responsabilità nella vicenda.

 

La tragica fine di Marianna Manduca per mano del marito

Il tragico caso è quello di Marianna Manduca (in foto), uccisa nel 2007 dal marito, poi condannato a 21 anni. La donna viveva nel territorio di Palagonia, in provincia di Catania e, sposatasi con Saverio Nolfo, era divenuta mamma di tre bambini.

Il loro rapporto di coppia però non è stato mai sereno. Lei era sottoposta continuamente a maltrattamenti e vessazioni da parte del marito, che non esitava a riversarle contro violenze, insulti e minacce. Il tutto anche alla presenza dei figli. che all’epoca erano solo dei bimbi.

Le denunce della donna erano state ignorate

Questo stato di cose l’aveva spinta a chiedere aiuto alle forze dell’ordine per ben dodici volte con altrettante denunce. Invano. Così qualche mese dopo Marianna è stata uccisa dal coniuge. E’ vero che in quegli anni non vi erano ancora le leggi sullo stalking, che avrebbero reso più facile l’arresto dell’assassino prima di arrivare al tragico epilogo.

L’assenza di una legge ad hoc, però, difficilmente nel caso specifico può essere addotta come scusante, e infatti alla fine non l’ha ritenuto sufficiente neanche la Cassazione.

In quelle denunce, infatti, la donna aveva fornito prove schiaccianti che avrebbero consentito l’arresto del marito sulla base di alcuni reati, come ad esempio la minaccia a mano armata.

 

I genitori adottivi citano in causa lo Stato e il Tribunale dà loro ragione

Così, dopo la tragedia, i genitori adottivi dei tre bambini – un cugino della vittima e la moglie – hanno avviato una causa contro lo Stato che, secondo la loro accusa, non aveva adottato i provvedimenti necessari ad evitare la morte della di Marianna.

E la sentenza di primo grado aveva dato ragione a questa tesi, e in modo convinto (il Tribunale di Messina definì “una negligenza inescusabile” quella della Procura di Caltagirone), prevedendo un risarcimento in denaro per i figli della vittima: 259mila euro che i genitori adottivi hanno investito per realizzare un B&B riuscendo a far crescere, studiare e mantenere i ragazzi che devono ancora completare gli studi.

La Corte d’Appello ribalta la sentenza e chiede la restituzione del risarcimento

Ma, con una sentenza che aveva destato polemiche, la Corte d’Appello di Messina, il 19 marzo 2019, accogliendo l’altrettanto discusso ricorso della Presidenza del Consiglio contro la decisione di primo grado, l’aveva ribaltata, sostenendo che non vi fosse stata alcuna “negligenza” da parte della Procura, perché il “delitto era inevitabile, l’uomo era comunque determinato ad ucciderla”.

E di conseguenza aveva annullato il risarcimento imponendone la restituzione.

 

Il ricorso dei figli della vittima per Cassazione, che finalmente rende loro giustizia

La sentenza in questione è stata impugnata dalla famiglia di Marianna di fronte alla Cassazione, ma nel corso dell’udienza il procuratore generale della Suprema Corte aveva chiesto il rigetto del ricorso e quindi la restituzione della somma liquidata dallo Stato nel primo grado di giudizio, il che aveva fatto fortemente temere un nuovo “schiaffo”.

E invece alla fine, con l’ennesimo colpo di scena, la terza sezione civile, con il suo verdetto in materia di “responsabilità dei magistrati”, ha nuovamente ribaltato tutto: la sentenza di secondo grado è stata cassata con rinvio per la definizione del caso alla Corte d’Appello di Catanzaro.

Nulla potrà restituire ai tre figli della vittima la loro mamma, ma quanto meno hanno ottenuto un po’ di giustizia vedendo riconosciute le pesanti responsabilità che in questa vicenda hanno avuto gli organi dello Stato che potevano e dovevano evitare la tragedia.