Articolo Pubblicato il 13 aprile, 2020 alle 9:00.

Quest’anno, causa coronavirus, niente gite fuori porta in occasione di Pasquetta, ma nella certezza che nel 2021 la tradizione riprenderà, e nella speranza che vicende del genere non abbiano a capitare a chi si sposta, può risultare comunque utile e significativa quest’ordinanza della Cassazione, la n. 7754/2020 depositata l’8 aprile 2020, che tutela i diritti dei viaggiatori, nello specifico del treno, e rigetta le giustificazioni fornite da Trenitalia per negare al danneggiato il sacrosanto risarcimento, in particolare le condizioni meteo avverse.

 

Viaggio da incubo, passeggero chiede i danni a Trenitalia

Il caso. Un utente aveva citato in giudizio l’azienda per un viaggio da incubo a cui era stato costretto tra il 3 e il 4 febbraio 2012: il treno della società era giunto a destinazione dopo una notte di percorrenza con 23 ore di ritardo a causa delle avverse ma prevedibili condizioni meteorologiche, senza alcuna assistenza in termini di luce, riscaldamento e coperte, cibo e acqua.

Trenitalia, costituitasi in giudizio, aveva controdedotto in particolare sia la carenza di nesso causale rispetto all’improvviso peggioramento delle pur cattive condizioni meteorologiche inizialmente previste, sia l’assenza di colpa sostenendo di aver fatto quanto possibile nelle concrete circostanze, tenuto conto del piano di servizio pubblico predisposto e gestito da RFI s.p.a., Rete Ferroviaria Italiana.

Accolte le richieste in primo e secondo grado

Il Giudice di pace però aveva accolto la domanda sottolineando l’oggettività dei ritardi e dei disagi uniti alla mancanza della dovuta assistenza; pronuncia confermata dal tribunale di Cassino (presso il quale l’azienda aveva appellato la prima sentenza), secondo il quale, in particolare, i bollettini meteorologici prodotti non lasciavano adito a dubbi sulla prevedibilità delle condizioni di tempo, cosicché doveva escludersi l’esimente della causa di forza maggiore.

 

L’azienda ricorre per Cassazione

Trenitalia però non si è data per vinta e ha proposto ricorso per cassazione articolandolo in cinque motivi.

In particolare, secondo l’azienda il Tribunale avrebbe erroneamente mancato di rilevare una serie di punti: in primis, che il piano di emergenza per gestire il servizio pubblico ferroviario era stato approntato e gestito da RFI, ragion per cui il trasporto non avrebbe potuto essere soppresso né il ritardo e i disagi avrebbero potuto imputarsi a Trenitalia; l’inesatto adempimento del servizio di trasporto sarebbe stato determinato da uno stato di calamità naturale come tale non ragionevolmente ipotizzabile secondo quanto dedotto nelle fasi di merito, e la cui prevedibilità avrebbe comunque dovuto essere provata dal ricorrente quale fatto costitutivo della propria pretesa; che il peggioramento delle condizioni meteo inizialmente previste era stato del tutto imprevedibile, oltre che determinante, e che l’azienda aveva assicurato riscaldamento, per quanto era stato possibile, ovvero nei limiti della erogazione elettrica disponibile, e cibo, nei limiti delle scorte degli esercizi commerciali reperibili durante il percorso, così come mezzi alternativi di trasporto su gomma, anch’essi infine impossibilitati a raggiungere in tempi minori la destinazione per le stesse ragioni che ne confermavano la natura di forza maggiore.

Infine, Trenitalia ha prospettato la violazione e falsa applicazione degli artt. 1223 e seguenti, 2059, 2697, cod. civ., 11, r.d.l. n. 1948 del 1934, 2 del d.l. n. 200 del 2008, nonché del regolamento dell’Unione europea n. 1371 del 2007, poiché il Tribunale avrebbe errato accordando il danno patrimoniale al ricorrente che, essendo titolare di abbonamento, ne avrebbe avuto diritto solo in caso di plurimi ritardi e nei limiti del 50% del costo del biglietto, e il danno non patrimoniale fuori di casi previsti dalla legge e senza allegazione specifica né prova.

Un ricorso corposo a fronte di un risarcimento di non notevole entità, segno che il pronunciamento è rilevante potendo diventare un precedente per tantissimi casi analoghi.

 

Trenitalia doveva attivarsi in base ai bollettini meteo

Ma per la Cassazione questi motivi sono in parte inammissibili e in parte infondati.

Tutte le censure sono dirette a proporre una rilettura istruttoria, come tale inammissibile in questa sede – spiega la Suprema Corte – Il Tribunale, infatti, anche richiamando la motivazione del giudice di prime cure che aveva constatato l’oggettività del ritardo di quasi 24 ore e l’omissione di ogni adeguata assistenza, ha aggiunto che i bollettini metereologici risultavano aver chiarito in misura sufficiente – al di là quindi delle pur possibili evoluzioni ulteriormente peggiorative – a dover indurre l’esercente il servizio di trasporto ferroviario, cui quello si era impegnato contrattualmente, a predisporre, con precauzionale diligenza, misure organizzative di assistenza, indipendentemente, cioè, dalla possibilità di porle in essere, in forma ridotta, una volta concretizzata la situazione di emergenza, e ciò, dunque, si aggiunge qui, pur non potendo cancellare la tratta di quel giorno”.

In altri termini, Trenitalia aveva tutti gli elementi per poter prevenire i prevedibili disagi.

Bocciato anche il tentativo di scaricare le responsabilità su RFI, perché – aggiungono gli Ermellini -“il fatto che le si potesse imputare una qualche responsabilità avrebbe, in tesi, potuto indurre a una chiamata in causa della ricorrente per essere tenuta indenne dalla responsabilità che, nei confronti del trasportato, comunque gravava sulla stessa Trenitalia in quanto impegnata negozialmente”.

 

Dovuti anche i danni morali: pregiudicata la tutela della liberà di autodeterminazione

I giudici del Palazzaccio infine si soffermano anche sulle invocate normative, nazionali e comunitarie sulle tutele indennitarie a cui è tenuto il prestatore del servizio di trasporto che sono dirette ad assicurare forme di “indennizzo” per le ipotesi di cancellazione o interruzione o ritardo nel servizio, “ma non a impedire che, qualora ne sussistano i presupposti, sia accolta la richiesta giudiziale di risarcimento di ulteriori pregiudizi tutelati e lesi” puntualizza la Cassazione.

La quale poi, quanto al danno non patrimoniale, aggiunge, con estrema incisività, che la sua tutela riparatoria, “estesa a situazioni giuridiche soggettive di rango costituzionale lese senza condotte integranti reato, può nel caso essere avallata proprio perché, come osservato dal Pubblico Ministero, ciò che sostanzialmente era stato allegato, risponde alla tutela della libertà di autodeterminazione e di movimento che trova riconoscimento nella superiore normativa della Carta Costituzionale.

Ovviamene, lo scrutinio del giudice di merito deve “superare non solo l’identificazione della situazione soggettiva lesa, e in specie della correlativa qualità, ma anche della soglia di sufficiente gravità e serietà, individuata in via interpretativa da questa Corte quale limite imprescindibile della tutela risarcitoria”.

Cosa che nello specifico è stata acclarata in quanto il Tribunale, richiamando l’accertamento del giudice di prime cure, “ha evidentemente quanto ragionevolmente ritenuto il travagliato viaggio di quasi 24 ore continuative in abrasive condizioni di carenza di cibo, necessario riscaldamento e possibilità di riposare, un’offesa effettivamente seria e grave all’individuabile e sopra rimarcato interesse protetto, tale da non tradursi in meri e frammentati disagi, fastidi, disappunti, ansie o altro tipo di generica insoddisfazione” conclude la Suprema Corte, rigettando i motivi di ricorso di Trenitalia e confermando il risarcimento allo sfortunato passeggero.