Articolo Pubblicato il 14 gennaio, 2020 alle 18:20.

Ha avuto molto risalto nei media l’ordinanza, la n. 348 depositata il 13 gennaio 2020, con cui la Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento di una una società di trasporti e spedizioni nei confronti di Autostrade per l’Italia per i danni riportati ad un proprio camion che stava percorrendo la A30 per la caduta sulla carreggiata, a causa del forte vento, di un grosso albero che si trovava sul ciglio della strada, nella fascia di proprietà della società autostradale.

La decisione, tuttavia, va analizzata attentamente e non esclude la risarcibilità di eventi simili.

 

L’insidia e l’evento eccezionale

La vicenda La s.a.s. aveva citato in giudizio Autostrade per l’Italia avanti al Giudice di pace di Nocera Inferiore, che però rigettò la domanda. La pronuncia era stata appellata presso il Tribunale di Nocera Inferiore, che, con sentenza del 21 agosto 2017, aveva a sua volta rigettato il gravame, confermando la sentenza di primo grado.

Secondo i giudici di secondo grado, la responsabilità di Autostrade poteva insorgere solo in presenza di un’insidia: nello specifico, al contrario, l’albero era di grosse dimensioni, tanto da occupare la corsia di marcia e quella di emergenza, mentre nella zona era stato segnalato un vento forte, e non si era abbattuto sul mezzo in transito ma questo ci era finito addosso quand’era già sulla carreggiata, elementi di cui tenere conto.

In definitiva, secondo il tribunale il conducente avrebbe dovuto tenere un comportamento più attento e prudente che gli avrebbe evitato l’urto contro l’albero, e la caduta sarebbe stata conseguenza del forte vento e della pioggia, da ritenere come evento eccezionale.

La società di trasporti ha dunque proposto ricorso per Cassazione con due motivi di doglianza.

Con il primo ha lamentato, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 2043 del codice civile in relazione all’art. 2051 del medesimo codice.

Secondo i ricorrenti, nello specifico avrebbe dovuto trovare applicazione l’art. 2051 del codice civile e il conseguente obbligo di custodia a carico della società Autostrade, laddove invece il Tribunale avrebbe erroneamente fatto applicazione delle regole di cui all’art. 2043 del codice civile, che riguarda i danni a terzi causati non dalle cose in custodia ma dall’opera dell’uomo.

 

L’onere della prova e il caso fortuito

Con il secondo motivo l’azienda ha denunciato, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., la violazione degli artt. 2727 e 2729 in relazione all’art. 2051 cod. civ., nonché degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ. in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 4), del codice di procedura civile.

La ricorrente ha evidenziato che l’art. 2051 cod. civ. integra una forma di responsabilità che si caratterizza per l’inversione dell’onere della prova, per cui è il custode a dover dimostrare che il danno si è verificato a causa di un evento imprevedibile ed inevitabile.

L’errata applicazione dell’art. 2043 avrebbe condotto il Tribunale a gravare la società attrice di un onere probatorio inesistente.

E infine, anche in ordine al caso fortuito, secondo la Sas la sentenza impugnata avrebbe sbagliato, non considerando che, per l’esistenza di tale elemento, non è sufficiente l’accertata presenza di vento e pioggia, dovendo invece il custode provare l’eccezionalità del fatto, tale da essere in grado di determinare autonomamente l’evento.

 

Violazione dell’art 2051 del Codice civile

La Cassazione, come si è detto, ha respinto il ricorso, ma vanno lette attentamente le motivazioni. La Suprema Corte chiarisce che “la domanda di responsabilità aquiliana proposta in primo grado invocando l’art. 2043 c.c. non può essere modificata in appello con la riconduzione della vicenda al paradigma dell’art. 2051 cod. civ. per la inconciliabile diversità dei presupposti, a meno che i fatti enunciati sin dall’atto introduttivo non consentano la sussunzione nella fattispecie disciplinata dall’art. 2051 cit.

La società attrice avrebbe anche potuto, in astratto, invocare in grado di appello la violazione delle regole sull’obbligo di custodia, ma solo a condizione che i fatti fossero stati prospettati fin dal primo grado invocando quei principi.

In buona sostanza, l’errore della società ricorrente è stato commesso a monte, proponendo una domanda risarcitoria ai sensi dell’art. 2043 cod. civ., e inoltre “il ricorso, pur dichiarando di aver agito ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., è redatto in modo non rispettoso dell’art. 366, primo comma, n. 6), cod. proc. civ., poiché nulla di preciso riferisce circa il contenuto dell’atto di citazione e le modalità con cui la domanda risarcitoria è stata impostata”.

 

Il vento forte non basta per provare il caso fortuito

La Cassazione inoltre aggiunge un altro elemento rilevante quanto all’errata individuazione del fortuito, concordando sull’affermazione dei ricorrenti secondo cui “non è sufficiente la solo esistenza di un forte vento e di una grande pioggia ad integrare gli estremi del caso fortuito”.

La “correttezza di tale assunto”, tuttavia, “non va a modificare i termini del problema, dovendosi ritenere che la causa sia stata fondata sulla lesione dell’art. 2043 cod. civ., per cui la mancanza di una colpa della società Autostrade impone comunque il rigetto del ricorso”.

Ritenute preminenti le responsabilità del conducente

Per concludere, gli Ermellini adducono un’ulteriore argomentazione a sostegno del rigetto della domanda, e cioè che, “mentre nell’atto di citazione la parte attrice aveva dichiarato che l’albero aveva investito l’autocarro, dalle dichiarazioni rese dal conducente subito dopo i fatti risultava che il medesimo aveva sterzato per evitare l’albero, che poi era stato urtato solo con la parte anteriore destra del mezzo”: uno scenario che evidenza le responsabilità prevalenti del conducente nel non regolare l’andatura in relazione delle precarie condizioni atmosferiche.

Concludendo, quindi, nel particolare caso specifico, peraltro viziato a monte all’atto della domanda, la richiesta di risarcimento per l’albero caduto sulla strada è stata respinta, ma ciò non significa che l’Ente gestore della strada sia sempre esente da responsabilità.