Articolo Pubblicato il 15 marzo, 2020 alle 10:00.

In questi giorni di marzo 2020 di massima emergenza sanitaria in tutto il Paese, la priorità, siamo tutti d’accordo, è quella di superare il picco del virus e di uscirne con il minor numero di vittime possibile.

Quando però, e si spera quanto prima, l’Italia si sarà lasciata alle spalle l’incubo coronavirus, ci si ritroverà tutti con enormi ricadute a cui dover far fronte, soprattutto economiche, dalle attività commerciali e turistiche, tra le più penalizzate, ai normali cittadini.

 

La questione viaggi e pacchetti turistici

In questo momento parlare di attività ricreative e di svago appare inopportuno, ma ci sono migliaia di famiglie che hanno perduto centinaia di euro per voli aerei e viaggi già prenotati, o vacanze disdette, alcune delle circostanze più frequenti: tutte spese di cui vi è il diritto a richiedere il rimborso, ma non sarà tutto così scontato.

Anche chi è assicurato, ad esempio con una polizza viaggi, potrà attivarla, ma attenzione perché le compagnie assicurative sono già sul chi la va là e si sta disquisendo sulla differenza, per nulla banale, tra epidemia e pandemia, quest’ultima possibile motivo di esclusione. Insomma, ci sarà da battagliare ed è bene affidarsi a degli esperti per far valere le proprie ragioni.

 

Il danno per i tifosi di calcio

Ma siccome l’Italia è anche il Paese del calcio, non può passare in secondo piano il danno economico subito da migliaia di tifosi, abbonati in primis, per lo stop, peraltro sacrosanto, imposto al mondo del pallone almeno fino al 3 aprile 2020. Solo per dare l’idea dei numeri di cui parliamo, l’abbonamento alle partite di campionato più economico all’Allianz Stadio della Juventus costa 650 euro, e gli abbonati sono circa 28mila.

L’indagine dell’Antitrust per i contratti vessatori

Al riguardo, ha fatto rumore la presa di posizione dell’Antitrust che ha invitato le società di calcio a restituire ai tifosi i soldi dei biglietti delle gare giocate a porte chiuse e agli abbonati una quota dell’abbonamento. Da un anno, infatti, l’Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato è in “pressing” sui club perché rispettino il diritto degli sportivi a un risarcimento pieno quando è impedito loro di vedere la partita allo stadio. E adesso che il calcio si è fermato su disposizione del Governo, per effetto del Covid-19, queste iniziative assumono un valore particolare.

L’Antitrust si era mosso per la prima volta a marzo 2019. Un’associazione di consumatori e singoli sportivi avevano denunciato che i contratti di acquisto degli abbonamenti e di singoli biglietti – imposti da svariate squadre di Serie A – sarebbero stati “vessatori”, cioè penalizzanti per i tifosi, ed in netto contrasto con il Codice del Consumo (il decreto legislativo 206 del 2005).

 

Nove società nel mirino

I funzionari dell’Autorità hanno esaminano i contratti di tutte le squadre della massima serie (stagione sportiva 2018-2019) e questo primo esame ha “assolto” (solo) otto squadre su venti. Le altre dodici sono state sospettate di imporre ai propri sostenitori delle clausole penalizzanti, vessatorie per l’appunto. A maggio 2019, l’Antitrust ha dunque invitato i dodici club a correggere la loro linea ma solo tre si sono allineati alla richiesta. Di qui, a gennaio 2020, l’apertura di un’indagine formale – un “procedimento istruttorio” – a carico di Atalanta, Cagliari, Genoa, Inter, Lazio, Milan, Juventus, Roma, Udinese.

L’Autorità ora valuterà bene la possibile vessatorietà dei contratti di acquisto degli abbonamenti e dei biglietti, un esame che viene condotto ai sensi degli articoli 33 e 34 del Codice del Consumo. In particolare, si vuole capire bene se i 9 club negano, grazie ad alcune clausole dei contratti, il rimborso di quota parte dell’abbonamento o del singolo biglietto in caso in caso di chiusura dello stadio anche parziale; il rimborso del biglietto per la singola gara in caso di rinvio dell’evento, sia per fatti imputabili alla società, sia quando tale circostanza prescinda dalla responsabilità di quest’ultima; il risarcimento del danno qualora eventi del genere siano direttamente imputabili alla società.

Il forte sospetto è che queste clausole contrattuali – escludendo o limitando la responsabilità delle società di calcio – introducano “un significativo squilibrio a carico dei consumatori“. Peraltro, in qualche caso, non sarebbero neanche scritte in modo trasparente e comprensibile per il consumatore. Il tifoso pertanto non sarebbe in condizione di comprendere chiaramente le conseguenze che derivano dalla loro applicazione, situazione che contrasta con l’articolo 35 del Codice del Consumo.

Le prime aperture

Le aperture di alcune squadre sotto la lente d’ingrandimento verso l’appello dell’Antitrust di rimborsare i tifosi danneggiati per l’emergenza sanitaria – l’Atalanta sta rimborsando i biglietti della sfida contro il Sassuolo (in calendario per il 23 febbraio, poi rinviata al 18 marzo 2020), l’Udinese ha annunciato una nuova politica di rimborsi in favore degli abbonati, il Milan ha dato piena disponibilità al dialogo – fanno comunque ben sperare.