Articolo Pubblicato il 20 novembre, 2019.

Richiesto il processo anche per il lavoratore autonomo “fai da te” che la vittima aiutava e l’ex proprietario del camion con piattaforma aerea da cui il 73enne è precipitato

Il committente deve sempre verificare le credenziali delle imprese a cui si rivolge perché, laddove non siano in regola e si verifichi un infortunio, è chiamato a risponderne in prima persona. Applicando quanto previsto dalla normativa (troppo spesso poco nota e poco rispettata) sulla sicurezza negli ambienti di lavoro, la Procura di Bari, nell’ambito del procedimento penale per la morte bianca del 73enne Giovanni D’Attolico a causa di una caduta da una piattaforma elevabile, ha chiesto il rinvio a giudizio anche per il proprietario della casa che aveva affidato il fatale intervento, oltre al lavoratore autonomo a cui questi si era rivolto, e che aveva in proprietà e manovrava il macchinario, nonché all’ex proprietario della stessa piattaforma.

Il tragico incidente è successo l’11 giugno 2015, alle 10, a Casamassima, in via Genova. C. M., oggi 72 anni, che abita in loco, dopo aver invano fatto richiesta all’amministratore di condominio, secondo il quale non si trattava di un intervento condominiale, decide di provvedere personalmente a dei lavori di chiusura di una scossalina che insiste sopra e a copertura del balcone del suo appartamento, al secondo piano dello stabile. Il padrone di casa contatta una ditta che sta operando nella vicina via Lucania, che non conosce direttamente e di cui non sa neppure l’intestazione, come dichiarerà alla polizia municipale di Casamassima: concorda il prezzo (250 euro) e il giorno dei lavori, l’11 giugno. Si presentano F. C., oggi 46 anni, lavoratore autonomo artigiano, e D’Attolico, 73, pensionato, che si presta a dargli una mano come operaio. I due, di Bitonto, salgono su una piattaforma elevabile Antares per il sollevamento di persone montata su un camion e di proprietà di F. C. per raggiungere la quota a cui devono operare, ma a causa di uno sbilanciamento del cestello, non essendo assicurati con alcuna imbracatura, precipitano al suolo da un’altezza di otto metri. F. C. riporta gravi lesioni per una prognosi superiore ai 30 giorni, ma se la caverà; D’Attolico, invece, non ce la fa. Trasportato in condizioni disperate all’ospedale di Venere di Carbonara con politraumi vari “da precipitazione” tra cui trauma cranio facciale e toraco addominale con frattura dello sterno, fratture costali multiple, rottura della milza e lesioni epatiche, muore dopo un mese di agonia l’11 luglio 2015.

I familiari della vittima, attraverso l’area manager e responsabile della sede di Bari, Sabino De Banedictis, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A. società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, per fare piena luce sui fatti e ottenere giustizia. La Procura di Bari infatti ha subito aperto un procedimento penale per lesioni personali colpose gravi, a cui poi si è aggiunto anche il reato di omicidio colposo. Il Pm dott.ssa Grazia Errede ha disposto l’autopsia sulla salma della vittima affidando l’incarico al medico legale, dott. Biagio Solarino, il quale ha confermato che il decesso è stato dovuto a “politrauma da precipitazione da media altezza con multiple organ failure terminale”, e ha affidato al geom. Francesco Pierpaolo Clary la perizia per stabilire cause e responsabilità del sinistro. Ed è sulla base dell’elaborato peritale del Ctu, che ha fatto emergere in tutta evidenza le solite, pesanti violazioni alle più banali norme relative alla sicurezza sul lavoro, oltre che degli altri atti d’inchiesta, che il Sostituto procuratore, a chiusura delle indagini preliminari, ha chiesto il rinvio a giudizio per i tre soggetti iscritti nel registro degli indagati.

In primis C. M., imputato non solo del delitto di omicidio colposo in concorso ma anche di lesioni colpose gravi (cagionate all’altro lavoratore indagato), a cui si contesta di non aver verificato, in qualità di committente, prima di affidare i lavori, l’idoneità tecnico professionale del lavoratore autonomo scelto, con particolare riferimento alla sua iscrizione alla Camera di Commercio, che non esisteva, alla documentazione attestante la conformità delle attrezzature e delle macchine utilizzate, all’elenco dei Dispositivi di Protezione Individuali (Dpi) in dotazione e agli attestati relativi alla formazione.

Chiesto il processo anche per F. C. Il geom. Clary ha effettuato diverse prove concludendo che l’autoveicolo Nissan Cabstar 120 e il ponte mobile sviluppabile per sollevamento persone “Ram Antares” installatovi sopra, seppur tenuti in condizioni di scarsa manutenzione, erano perfettamente funzionali. L’incidente, per il Ctu, è avvenuto a causa di un errore umano consistito nel mancato fissaggio della leva di blocco navicella, cioè del cestello, da parte del proprietario che la manovrava, errore dovuto alla carenza di formazione e addestramento dello stesso, e nel contestuale mancato utilizzo da parte dei due lavoratori dei Dpi quali le imbracature di sicurezza con le funi di trattenuta. Di qui la richiesta di rinvio a giudizio “per non aver sottoposto l’attrezzatura di lavoro a regolare manutenzione”, per aver utilizzato “attrezzature di lavoro che richiedono conoscenza e responsabilità particolari in relazione ai loro rischi specifici” senza una “informazione, formazione e addestramento” sul loro impiego, e per aver omesso di usare (e far indossare alla vittima) Dpi di terza categoria”. Chiesto il rinvio a giudizio anche per per M. F. , 27 anni, pure lui di Bitonto, il precedente proprietario del veicolo speciale Nissan dotato di piattaforma aerea, per aver “taroccato” e apposto sulla carta di circolazione il (falso) tagliando che comprovava l’avvenuta revisione del mezzo, mai effettuata. In relazione alla richiesta il Gip del Tribunale di Bari, dott.ssa Ilaria Casu, ha dunque fissato per il 13 marzo 2020, alle 9, presso gli uffici giudiziari di viale Dioguardi, l’udienza preliminare di un processo dal quale i congiunti della vittima e Studio3A, che li affianca, si attendono finalmente giustizia.