Articolo Pubblicato il 18 maggio, 2020 alle 11:00.

Sempre che nel contratto sia prevista anche la tutela legale, l’assicurazione deve sempre rimborsare all’assicurato citato in causa le cosiddette spese di resistenza e non ha rilievo alcuno il fatto che la chiamata in giudizio non sia stata causata da una posizione difensiva della compagnia.

Le spese legali per affrontare il processo prescindono da tale “circostanza processuale mutevole”, e sono dovute oggettivamente quale rimborso per il fatto stesso di aver dovuto affrontare un procedimento causato da situazioni rientranti nella garanzia assicurativa.

E’ un principio importante a favore degli assicurati quello chiarito dalla Corte di Cassazione nella sentenza 8896/20 depositata il 13 maggio 2020.

 

La causa per il risarcimento intentata dai familiari di una vittima della strada

La vicenda. La conducente e la società proprietaria di una vettura, unitamente alla rispettiva compagnia di assicurazione, Genertel, erano stati citati in causa dai congiunti di un uomo investito e ucciso, mentre era in sella al suo ciclomotore, dall’auto in questione.

I familiari della vittima erano stati parzialmente risarciti dall’assicurazione, ma avevano ritenuto non adeguata la cifra liquidata e avevano quindi proceduto a una citazione in giudizio.

Conducente e proprietaria della macchina sostenevano che il centauro avesse avuto un concorso di colpa rilevante a causa della velocità sostenuta a cui procedeva, ma il giudice di primo grado aveva ravvisato la responsabilità in capo all’automobilista e l’aveva quindi condannata, unitamente alla società a cui apparteneva il mezzo e all’assicurazione, al risarcimento. Sentenza confermata anche dalla Corte d’appello di Venezia, a cui gli eredi del defunto si erano rivolti ritenendo ancora insufficiente la somma stabilita in loro favore.

A ricorrere in Cassazione, tuttavia, non sono stati questi ultimi ma la conducente e la Spa proprietaria della vettura, nei confronti della sola Genertel, relativamente, in particolare, alle spese di resistenza, questione che peraltro avevano già posto sia in primo sia in secondo grado.

I ricorrenti ritenevano che, sia in ragione dell’articolo 1917 c.c. che in ragione di apposito patto, Genertel si era impegnata a tenerli indenni delle spese legali, ossia delle spese sostenute per eventuale giudizio di responsabilità, nell’ambito della copertura assicurativa: impegno previsto nel contratto stesso della polizza.

 

Sotto accusa il mancato rimborso delle spese legali

Poiché il giudice di primo grado non aveva pronunciato su tale domanda, essi avevano quindi fatto appello e poi ricorso. A loro dire, la Corte di merito aveva errato nel negare il diritto vantato nei confronti della assicurazione al rimborso delle spese di resistenza e, fraintendendo la domanda, avrebbe scambiato questa richiesta di ristoro delle spese legali con quella di regolamento delle spese di lite tra assicurati ed assicurazione, compensandole integralmente, e cosi di fatto non pronunciando sulla domanda, o pronunciando erroneamente, ossia rigettandola per ragioni inconferenti.

E per la Suprema Corte il motivo è fondato. La Cassazione ammette come in effetti non sia chiaro se la Corte di merito, pur prendendo atto che i ricorrenti avevano proposto un motivo di appello sulle spese di resistenza, avesse deciso di conseguenza od omesso la decisione.

La Corte territoriale aveva “liquidato” la domanda affermando che Genertel aveva fatto presente agli assicurati di non potersi costituire in giudizio anche per loro: essendo la richiesta superiore al massimale, la posizione della compagnia era, per la parte eccedente tale limite, in conflitto di interessi con quella degli assicurati.

Con la conseguenza, secondo la corte di merito, che la costituzione in giudizio di questi ultimi non era imputabile a Genertel, ma alle eccessive richieste delle parti attrici.

 

Ristoro delle le spese di resistenza negato

Fino qui, spiegano gli Ermellini, l’argomento sembrava essere inerente al motivo di appello, ossia: la corte riteneva – evidentemente – che le spese legali sostenute dagli assicurati non fossero dovute ad una qualche responsabilità dell’assicurazione, ma al fatto che i danneggiati avevano chiesto un risarcimento eccessivo, superiore al massimale, il che avrebbe imposto ai danneggianti di difendersi da soli quanto all’eccedenza.

Ma poi – evidenzia la Cassazione – la corte conclude dicendo che pertanto le spese, nel rapporto tra assicurati e assicurazione, vanno compensate. Si può dunque ritenere che una pronuncia v’è di certo, e che essa è riferibile a entrambi i titoli invocati dagli assicurati, ossia quello legale (articolo 1917 c.c.) e quello contrattuale. Vale a dire che la corte rigetta la richiesta di rimborso delle spese legali (le spese per resistere in giudizio) sia che abbiano fonte nella legge che nel contratto di assicurazione, e lo fa ritenendo che l’assicurazione non ha dato causa a tali spese”.

 

Spese di giudizio sempre dovute in un processo causato dal fatto assicurato

La “ratio” della decisione è dunque infondata secondo la Suprema Corte. I ricorrenti, ricordano i giudici del Palazzaccio, avevano invocato sia la norma di legge (articolo 1917 c.c.) che l’apposita pattuizione contrattuale, “ma la Corte di merito ha ritenuto non rimborsabili le spese di lite sul presupposto che la resistenza in giudizio da parte degli assicurati, in proprio, era dovuta ad una richiesta eccedente il massimale, rispetto alla quale la Genertel non aveva alcuna responsabilità”.

Ossia, se gli assicurati sono stati costretti a costituirsi in giudizio ed affrontare spese legali, non è stato di certo per colpa della compagnia, che anzi, nei limiti del massimale, aveva riconosciuto di doverli manlevare, ma è stato per la condotta dei familiari della vittima che hanno preteso una somma superiore al limite massimo assicurato, rispetto alla quale gli assicurati hanno dovuto difendersi da soli, ed autonomamente.

Tuttavia, obietta la Cassazione, “le spese effettuate per resistere in giudizio, in realtà, sono spese che l’assicuratore si impegna (nel contratto) o comunque è tenuto nei limiti di cui all’articolo 1917 c.c. solo che il suo assicurato abbia avuto la necessità, perché evocato in giudizio, di affrontare una lite, a prescindere dalla circostanza che l’assicuratore lo abbia o meno sostenuto, ossia abbia o meno aderito alle ragioni dell’assicurato.

Le spese di resistenza presuppongono che l’assicurato sia stato costretto a iniziare o a difendersi in una lite, che ha causa situazioni rientranti nella garanzia assicurativa”.

Non ha cioè rilievo alcuno, sottolineano gli Ermellini, che la presenza in giudizio dell’assicurato non sia stata causata da una posizione difensiva dell’assicurazione, quanto piuttosto da una richiesta del danneggiato: “le spese legali per affrontare il processo prescindono da questa circostanza processuale mutevole, e sono dovute oggettivamente quale rimborso per il fatto stesso di aver dovuto affrontare un processo causato dal fatto assicurato”.

Per la Suprema Corte, infine, non vale nemmeno obiettare che la difesa svolta sulla parte eccedente il massimale non è coperta da assicurazione, al pari dell’eccedenza stessa, “in quanto è evidente che gli assicurati si sono costituiti in giudizio per difendersi su tutto, anche sull’an (ed hanno anzi eccepito il concorso di colpa del danneggiato, o la sua esclusiva responsabilità), e non si può distinguere tra spese legali affrontate per un argomento difensivo (contestare la domanda del danneggiato anche sull’an) e quelle affrontate per altro argomento difensivo (difendersi sulla eccedenza rispetto al massimale)”.

Per questi motivi, dunque, il ricorso è stato accolto e la sentenza impugnata cassata, con rinvia del caso alla Corte di Appello di Venezia, in diversa composizione, per la sua definitiva definizione.