Articolo Pubblicato il 6 luglio, 2020 alle 20:30.

E’ l’ottava volta che l’udienza viene aggiornata, stavolta al 18 settembre

“Si mantenga almeno la promessa di procedere a cadenza settimanale”

Possibile che non ci sia un po’ di rispetto e di attenzione per Rigopiano, per le sue 29 vittime e per i loro familiari? E’ un’altra beffa”.

E’ comprensibilmente contrariato Giampaolo Matrone, il superstite simbolo della più grave tragedia sulla neve mai accaduta in Italia, per l’ennesimo rinvio, al 18 settembre 2020, di un processo di Stato che vede alla sbarra per ritardi nei soccorsi, omissioni e anche depistaggi svariati rappresentanti delle istituzioni, e che è arenato da esattamente un anno, essendo formalmente iniziato il 16 luglio 2019: non si è ancora superata l’udienza preliminare. E per una catastrofe successa il 18 gennaio 2017:  sono ormai più di tre anni e mezzo che il pasticciere di Monterotondo, che nel resort travolto dalla valanga ha perso la moglie, Valentina Cicioni, ed è rimasto sepolto 62 lunghe, interminabili ore uscendo gravemente menomato, aspetta verità e giustizia, come le famiglie delle altre 28 persone che hanno perso la vita in quell’hotel.

Ma per una tragedia come Rigopiano sono normali otto rinvii? In un anno? Noi non ce la facciamo più – prosegue Matrone, che è assistito da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, e dall’avv. Andrea Piccoli Capisco l’emergenza sanitaria, ma il Tribunale di Pescara sapeva bene che il 10 luglio era stata fissata un’udienza, peraltro a sua volta rinviata dal 27 marzo, ed era perfettamente consapevole che l’Aula 1 dove finora si è celebrato il processo non bastava, con le norme di distanziamento, ad accogliere tutte le 260 persone attese tra parti civili, imputati e avvocati. Perché non è stata trovata una soluzione logistica alternativa in tempo? E come ci si è organizzati per settembre attraverso video collegamenti con altre aule, perché non si poteva procedere anche adesso in tal senso?”.

L’unica buona notizia è data dall’impegno assunto dal Tribunale a tenere le udienze, da settembre a fine anno, a cadenza settimanale, i venerdì, in modo da ultimare quanto meno la fase preliminare per il 2020, iniziando finalmente il dibattimento verso e proprio nel 2021. “Una calendarizzazione che però andava stabilita fin da subito, dal luglio del 2019 – osserva tuttavia il sopravvissuto -, e con l’auspicio che venga rispettata e che non sia l’ennesima promessa non mantenuta. In questi anni ne abbiamo ricevute tante, troppe”.