Articolo Pubblicato il 3 febbraio, 2021 alle 19:00.

Il familiare che già percepisce dall’Inps la pensione di reversibilità per la morte del congiunto, a causa di un incidente stradale occorso per l’altri colpa, perde il diritto al risarcimento del danno patrimoniale?

La risposta è negativa, vale a dire che i due “indennizzi” non sono in contrasto tra loro trattandosi di poste risarcitorie con finalità diverse: nello specifico, pertanto, non si applica l’istituto della cosiddetta “compensatio lucri cum damno”, sulla base del quale dal fatto illecito chi l’ha subito non deve trarre vantaggi indebiti. E’ un chiarimento importante a favore dei danneggiati quello riaffermato dalla Cassazione nell’ordinanza n. 2177/21 depositata il primo febbraio 2021.

 

Una causa per risarcimento promossa dai familiari di una vittima di incidente stradale

La vicenda. Nel 2010 i familiari di una vittima della strada avevano citato in causa avanti il Tribunale di Lamezia Terme il conducente, la proprietaria e la compagnia assicurativa, Groupama, del veicolo che aveva provocato l’incidente mortale, nel 2006, chiedendo il risarcimento dei danni . Con sentenza del 2014 i giudici avevano parzialmente accolto la domanda ritenendo esistente e risarcibile il danno non patrimoniale, ma rigettando la domanda di risarcimento del danno patrimoniale da lucro cessante, consistito nella perdita degli emolumenti che la vittima destinava alla sua famiglia.

La Corte d’appello nega il danno da lucro cessante

I congiunti dell’uomo avevano quindi appellato la sentenza avanti la Corte d’Appello di Catanzaro che nel 2017, pur accogliendo il gravame in merito ad altre questioni, aveva rigettato l’impugnazione avverso il capo di sentenza che rigettava la domanda di risarcimento del danno patrimoniale da lucro cessante. La Corte territoriale, avendo rilevato che le parti danneggiate beneficiavano già di una pensione di reversibilità versata dall’Inps pari al 60 per cento del reddito del defunto, aveva ritenuto che tale circostanza fosse di per sé idonea ad eliminare il pregiudizio patrimoniale provocato dalla morte del loro caro in virtù del principio della compensati lucri cum damno.

I familiari della vittima hanno quindi proposto ricorso per Cassazione sostenendo che la Corte d’appello aveva escluso erroneamente la sussistenza di un danno patrimoniale da lucro cessante solo perché i familiari della persona defunta percepivano una pensione di reversibilità, obiettando che nello specifico non poteva operare il principio della compensatio lucri cum damno, in quanto esso trova applicazione solo quando sia il pregiudizio sia l’incremento patrimoniale siano causati dal fatto illecito, ipotesi non ricorrente con riferimento alla percezione della pensione di reversibilità, che non trae origine dal fatto illecito.

 

La pensione di reversibilità non è connessa al fatto illecito

Il ricorso è fondato per la Cassazione, che adduce i principi affermati, in un caso analogo, dalle Sezioni Unite della stessa Cassazione con la sentenza n. 12564/2018, quindi dopo il pronunciamento di Appello.

Dal risarcimento del danno patrimoniale patito dal familiare di persona deceduta per colpa altrui – spiegano gli Ermellini – non deve essere detratto il valore capitale della pensione di reversibilità accordata dall’Inps al familiare superstite in conseguenza della morte del congiunto, trattandosi di una forma di tutela previdenziale connessa ad un peculiare fondamento solidaristico e non geneticamente connotata dalla finalità di rimuovere le conseguenze prodottesi nel patrimonio del danneggiato per effetto dell’illecito del terzo” .

La sentenza impugnata è stata dunque cassata con rinvio alla Corte d’appello di Catanzaro, per il riesame dell’appello dei ricorrenti facendo applicazione di tale principio.