Articolo Pubblicato il 30 aprile, 2020 alle 12:30.

Esiste ancora un regime sanzionatorio per le imprese di assicurazione che non rispettano le norme, ad esempio – una delle violazioni più frequenti -, non trasmettono l’offerta risarcitoria entro i termini previsti?

La domanda è lecita perché negli ultimi mesi, nonostante i reclami presentati nei confronti delle compagnie non siano calati – parliamo un numero nell’ordine dei centomila all’anno -, si è via via passati da ordinanze sanzionatorie da parte dell’Istituto di Vigilanza per centinaia di migliaia di euro ogni mese, in alcuni casi anche oltre il milione, a cifre sempre più contenute fino ad arrivare a spiccioli.

 

Tempi eterni per i reclami con il contenzioso “rafforzato” e ora il coronavirus

Prima l’introduzione (obbligata) da parte dell’Ivass del cosiddetto contenzioso rafforzato, che dà modo alle assicurazioni di presentare osservazioni e di proporre altri strumenti difensivi, con il relativo allungamento dei tempi, adesso l’emergenza da coronavirus, in seguito alla quale lo stesso organo di controllo, con provvedimento del 23 marzo 2020, ha provveduto a dilazionare ulteriormente i termini per la gestione dei reclami, stabilendo che le imprese di assicurazione sono tenute a dare riscontro agli stessi entro 75 giorni, anziché 45: due mesi e mezzo.

Nel bollettino di vigilanza di marzo solo spiccioli

Sta di fatto che ormai le sanzioni mensili si contano sulla punta delle dita, vengono relegate a una striminzita appendice nel mensile Bollettino di Vigilanza e in quello relativo al mese di marzo, pubblicato dall’Ivass il 30 aprile (in foto la sede, Palazzo Volpi a Roma), si è davvero toccato il fondo: appena sei provvedimenti sanzionatori, per un importo totale di 28.750 euro, di cui 21.666,67 a carico di quattro tra broker e intermediari, il resto a due imprese: per la cronaca, Amissima (3.750 euro) e Nobis Assicurazioni (3.333,33).