Articolo Pubblicato il 25 novembre, 2020 alle 10:00.

Le perplessità nel caso di specie sono tante, ma la legge è questa: niente revoca della patente, misura che pur sarebbe stata “sacrosanta”, per un neopatentato trovato nel giro di poco tempo positivo prima al droga-test e poi anche all’alcool test.

Motivo? Non scatta la recidiva perché i due reati sono diversi e perché il calcolo decorre da quando la sentenza (per la prima violazione, evidentemente) passa in giudicato, cosa non ancora avvenuta avendo l’imputato usufruito della “messa alla prova”.

 

Revocata la patente a un giovane per recidiva: guida sotto l’effetto di droga e poi di alcool

Il caso è stato affrontato dalla Cassazione con la sentenza n. 32209/20 depositata il 17 novembre 2020. Il Tribunale di Viterbo aveva condannato a un mese e dieci giorni, con la sospensione condizionale della pena, e a seicento euro di ammenda per il reato di cui all’art. art. 186 bis co. 1 e 3 dei D.L.vo 285/92, n. 285 e s.m., un giovanissimo, che aveva conseguito la patente da meno di tre anni e che nel 2018 era stato pizzicato alla guida di un’auto con un tasso alcolemico pari a 1.33 grammi per litro: condanna patteggiata.

Il giudice aveva però altresì disposto la sanzione accessoria della revoca della patente di guida per recidiva. Due anni prima, infatti, lo stesso imputato si era reso responsabile di un’altra violazione, stavolta ex art. 187 co.1 del Codice della Strada (guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti), con relativo ulteriore procedimento penale a suo carico, sempre presso il Tribunale di Viterbo, ancora pendente in quanto il legale del giovane aveva avanzato istanza di sospensione del processo con messa alla prova ex art. 168 cod. pen.

 

L’imputato ricorre per Cassazione contestando la revoca per recidiva

L’automobilista, attraverso il proprio difensore, ha proposto ricorso contro la revoca obiettando che il giudice del patteggiamento, nell’applicare la pena concordata tra le parti, avrebbe disposto erroneamente la sanzione amministrativa accessoria sull’errato presupposto della recidiva nel triennio, non considerando che il reato oggetto del procedimento era stato commesso in data antecedente rispetto alla sentenza di definizione del precedente episodio di guida in violazione delle norme del codice della strada per il quale il procedimento, come detto, era sospeso con messa alla prova dell’imputato, e con udienza di verificazione dell’attività, e del comportamento fissata nell’aprile del 2020.

Secondo il suo legale, in tema di revoca della patente per il reato di guida in stato di ebbrezza, ai fini della realizzazione della condizione della recidiva nel biennio, rilevava la data di passaggio in giudicato della sentenza relativa al fatto-reato precedente a quello per cui si procede e non la data di commissione dello stesso. Di qui la richiesta di annullamento della sentenza nella parte relativa alla revoca del titolo di guida.

La Suprema Corte accoglie il ricorso

Per la Cassazione il motivo è fondato con conseguente annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. L’art. 186 bis del codice della strada, di cui il giovane è stato chiamato a rispondere in ragione del fatto che era titolare di patente di guida da meno di tre anni, prevede, tra l’altro, al quinto comma, che “la patente di guida è sempre revocata, ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro in caso di recidiva nel triennio per gli altri conducenti di cui al medesimo comma“.

Si tratta – chiarisce la Cassazione – di una norma speculare rispetto a quella del precedente art. 186 co. 2 lett. c, che prevede, in ragione dello sforamento del medesimo limite, che “la patente di guida è sempre revocata, ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI, in caso di recidiva nel biennio“.

 

La recidiva va calcolata dal passaggio in giudicato della precedente sentenza

Ma, aggiungono gli Ermellini, in tema di revoca della patente per il reato di guida in stato di ebbrezza, “ai fini della realizzazione della condizione di recidiva nel biennio (ma, mutatis mutandis, la valutazione non cambia per la recidiva nel triennio di cui all’art. 186bis CDS, trattandosi di norma ispirata alla stessa ratio e diversa, come appena detto, per la sola diversità soggettiva dei conducenti) rileva, rispetto alla data di commissione del nuovo fatto, la data del passaggio in giudicato della sentenza relativa al fatto-reato precedente a quello per cui si procede, e non la data di commissione dello stesso”.

In altri termini, quando si è commesso il reato per cui si procede, dev’essere passata in giudicato, nel biennio o nel triennio antecedente, una condanna per il medesimo reato.

Nello specifico, a quella data risultava sì che l’imputato si era reso colpevole del reato di cui all’art. 187 co. 1bis CDS (guida in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope provocando un incidente stradale) commesso in Viterbo il 2 gennaio 2016, e tuttavia, in relazione a tale fatto, alla data in cui il Tribunale di Viterbo gli aveva applicato la pena ex artt. 444 e ss. cod. proc. pen. in relazione al procedimento in oggetto per guida in stato di ebbrezza (e cioè il 6 dicembre 2019), non risultava emessa alcuna sentenza passata in cosa giudicata: per i fatti del 2016, infatti, lo stesso Tribunale di Viterbo, con ordinanza del luglio 2018, aveva disposto, ai sensi dell’art. 464 quater cod. proc. pen., la sospensione del processo per messa alla prova ex art. 168 cod. pen.

Pertanto, effettivamente, quando il giovane aveva commesso l’ultimo reato, non poteva considerarsi recidivo e quindi non poteva essere disposta la revoca della patente di guida”.

 

E in ogni caso si trattava di reati “strutturalmente” diversi

Ma la Suprema Corte, approfittandone per fare piena chiarezza sula materia, specifica che in ogni caso, anche se la precedente condanna fosse passata in giudicato, l’automobilista non si sarebbe potuto considerare recidivo ai fini di cui all’art. 186bis co. 5 del codice della strada.

L’imputato infatti, sottolineano i giudici del Palazzaccio, “si era in passato reso responsabile del diverso reato di guida in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti di cui all’art. 187 del codice della strada. In tema di revoca della patente per guida in stato di ebbrezza, per la realizzazione della condizione di “recidiva nel biennio”, prevista dall’art. 186, comma secondo, lett. c.) cod. strad. – e, si aggiunge, per quelle di recidiva nel triennio di cui all’art. 186-bis co. 5 CDS – è necessario che la essa abbia luogo con riferimento al medesimo reato di guida in stato di ebbrezza, senza che assuma alcuna rilevanza, dunque, l’entità o il grado del tasso alcolemico riscontrato nell’imputato.

Sebbene anche l’art. 187 co. 1 del codice della strada, come le due norme precedenti, preveda che “la patente di guida è sempre revocata, ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI, quando il reato è commesso da uno dei conducenti di cui alla lettera d) del citato comma 1 dell’articolo 186-bis, ovvero in caso di reci-diva nel triennio”, tuttavia, conclude la Cassazione, “stante la diversità strutturale tra il reato di guida in stato di ebbrezza e quello di guida in stato di alterazione psicofisica per l’uso di sostanze stupefacenti, la precedente commissione di uno dei due reati non determina recidiva nel biennio o nel triennio rispetto all’altro”.

Dunque, stante la diversità dei reati, non si sarebbe comunque concretizzata la recidiva ex art. 186 bis co. 5 del codice della strada. 6.