Articolo Pubblicato il 12 gennaio, 2021 alle 10:00.

Guidare in stato di ebbrezza, laddove si superi anche il limite degli 0,8 grammi per litro, diventa un reato penale punibile non solo con una sanzione amministrativa ma anche con l’arresto; se poi si provoca pure un incidente le conseguenze sono ancora più pesanti e poco rileva che si sia trattato di una mera fuoriuscita di strada autonoma.

Questo perché si tratta di un “reato di pericolo presunto” dove nessuna indagine è richiesta sulla concreta pericolosità in relazione al bene giuridico oggetto di tutela, proprio in forza del superamento di valori soglia ritenuti per l’appunto tipicamente pericolosi.

A ribadire il concetto la Cassazione, con la sentenza n. 37790/20 depositata il 30 dicembre 2020 con la quale ha definitivamente condannato un automobilista che si era messo al volante dopo aver alzato troppo il gomito, con conseguenze solo per miracolo non tragiche per se stesso o per terzi.

 

Dura condanna per un automobilista risultato positivo all’alcol test

La Corte di Appello di Bologna, in parziale riforma della sentenza del Gip del Tribunale di Ravenna del 2018 relativa alla responsabilità penale dell’imputato in relazione al reato di cui all’art. 186 comma 1, 2 lett. c) comma 2 bis e 2 sexies D.Ivo 285/1992, commesso a Russi nel 2015, lo aveva condannato alla pena pecuniaria complessiva di 23mila euro di ammenda, dopo aver rideterminato la pena inflittagli in tre mesi di arresto e 750 euro di ammenda.

All’automobilista si contestava di aver condotto la sua vettura, una Mercedes, in stato di ebbrezza, accertato, pari a 1,90 g/l e 2,07 g/l, e di aver provocato un incidente stradale in centro abitato, con l’ulteriore aggravante di aver commesso il fatto in orario notturno.

L’imputato ha proposto ricordo contro tale decisione per Cassazione, lamentando la mancata applicazione dell’art. 131 bis cod. pen., che prevede l’esclusione della punibilità per la particolare tenuità del fatto, considerato che il sinistro aveva riguardato esclusivamente lo stesso automobilista e non altri mezzi o persone: si sarebbe trattato di un mero urto in quanto il conducente si era fermato in corsia di emergenza, strisciando appena la macchina contro il guard-rail. Insomma, a suo dire un comportamento di lieve entità.

 

Nei reati di pericolo quel che rileva è il superamento dei limiti

Ma per gli Ermellini il ricorso è manifestamente infondato. “La contravvenzione in questione – spiegano i giudici del Palazzaccio – si inscrive effettivamente nella categoria di illeciti in cui la pericolosità della condotta tipica è tratteggiata in guisa categoriale: è ritenuta una volta per tutte dal legislatore, che individua comportamenti contrassegnati, alla stregua di informazioni scientifiche o di comune esperienza, dall’attitudine ad aggredire il bene oggetto di protezione. Si tratta, in breve, dei reati di pericolo presunto dove nessuna indagine è richiesta sulla concreta pericolosità in relazione al bene giuridico oggetto di tutela proprio in forza del superamento di valori soglia ritenuti per l’appunto tipicamente pericolosi.

Lo sfondo di tutela del reato di cui all’art. 186, comma 2 è quello della regolarità e sicurezza della circolazione, ma anche i beni della vita e dell’integrità personale come si ricava dalla lettura dell’art.186 comma 2-bis che prevede che, se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, il reato è aggravato”.

Fatta quest’opportuna premessa, a parere della Cassazione la Corte territoriale aveva motivatamente escluso che il fatto potesse qualificarsi di lieve entità in considerazione delle concrete modalità con cui era accaduto, “e in particolare del comportamento dell’imputato che, in stato evidente di alterazione da alcol, percorreva in orario notturno l’autostrada A14, andando ad urtare contro il guard-rail e poi si fermava lungo la corsia di emergenza, ponendo in essere un contesto di grave pericolosità e allarme alla circolazione sociale”.