Articolo Pubblicato il 2 febbraio, 2021 alle 19:00.

Non si evita la condanna per il reato di fuga se si ha un immediato ravvedimento e ci si reca al più vicino comando di polizia. La Cassazione è tornata su una questione spesso dibattuta, anche perché, purtroppo, il fenomeno della pirateria stradale rimane allarmante.

 

Automobilista condannato per fuga e omissione di soccorso

A ricorrere alla Suprema Corte è stato una automobilista, che la Corte d’Appello di Milano, confermando peraltro la sentenza di primo grado, aveva condannato alla pena di nove mesi di reclusione, con i benefici della sospensione condizionale e della non menzione, e alla sospensione della patente per uno anno e sette mesi per il reato di cui all’art. 189, commi 6 e 7 del  Codice della Strada (fuga e omissione di soccorso), per non aver ottemperato all’obbligo di fermarsi e di prestare assistenza ad una persona ferita dopo aver provocato un incidente stradale, il 25 luglio 2013.

L’imputato ha proposto ricorso anche contro la sentenza di secondo grado deducendo la violazione di legge e l’assenza di motivazione in ordine al reato di fuga. A detta del ricorrente, nonostante l’autonomia delle due fattispecie prevista dall’art 189 del CdS, i giudici di merito si sarebbero soffermati esclusivamente sulla condotta di omissione di soccorso, senza tenere conto, ai fini dell’affermazione della responsabilità per l’inosservanza dell’obbligo di fermata, che, subito dopo il sinistro, egli si era recato immediatamente presso il comando della locale polizia, dove aveva reso spontanee dichiarazioni in ordine alla dinamica dell’incidente ed aveva ricevuto formale informazione di garanzia.

 

Il ricorrente evidenzia di essersi presentato subito dopo l’incidente dalla polizia locale

Nel ricorso è stata quindi prospettata, da un lato, la totale carenza di motivazione sulla possibilità di sostituire la condotta di fermata con quella successiva di presentazione al comando di polizia, che, comunque, aveva consentito l’identificazione dell’imputato e la ricostruzione del sinistro (e, cioè, il raggiungimento degli obiettivi della norma incriminatrice di cui all’art. 189, comma 6, cod. strada), e, dall’altro, la violazione di legge, essendosi “travolta”, in tale modo, la progressione criminosa creata dal legislatore attraverso la previsione di più ipotesi delittuose diverse sia negli elementi oggettivi sia nella “ratio”.

Ma per gli Ermellini il ricorso non poteva essere accolto. “I reati di cui all’art. 189 cod. strada – spiegano infatti i giudici del Palazzaccio – sono reati istantanei di pericolo, sicché la condotta successiva dell’imputato, che subito dopo il sinistro, si sia presentato presso il comando della locale polizia, consentendo la sua identificazione e la ricostruzione del sinistro, non esclude la consumazione né del reato di omessa fermata di cui all’art. 189, comma 6, cod. strada, né di quello di omissione di soccorso, di cui all’art. 189, comma 7”.

Inoltre, osserva la Cassazione, l’immediata fermata avrebbe consentito l’intervento delle forze dell’ordine sul posto e una serie di rilievi ed accertamenti funzionali ad una più precisa ricostruzione del sinistro, “che sono stati, invece preclusi dall’allontanamento dell’imputato dal luogo del sinistro”.

 

Il reato di fuga si perfeziona nel momento stesso in cui l’utente della strada non si ferma

Il reato di fuga in caso di investimento di persona – precisa ulteriormente la  Suprema Corte – ha natura di reato omissivo di pericolo e si perfeziona istantaneamente nel momento in cui il conducente del veicolo investitore viola l’obbligo di fermarsi, ponendo in essere, con il semplice allontanamento, una condotta contraria al precetto di legge”. Ragion per cui, il reato è configurabile “anche se il conducente, allontanandosi, abbia agito in modo da rendere possibile la sua identificazione presentandosi successivamente al più vicino posto di polizia, dato che la finalità della norma è anche quella di rendere possibile l’accertamento immediato delle modalità e circostanze dell’incidente“.

Concludendo, gli Ermellini sottolineano anche che non sussiste alcuna lacuna motivazionale nella sentenza impugnata “che ha esaustivamente risposto alle censure di appello, concentrate, invero, sull’asserita incompatibilità dell’elemento soggettivo del dolo con la successiva presentazione dell’imputato al comando di polizia”. Dunque, ricorso rigettato e condanna confermata.