Articolo Pubblicato il 15 dicembre, 2020 alle 10:00.

Se la Motorizzazione Civile sospende la patente al fine della revisione per la rivalutazione dell’idoneità tecnica dopo la perdita dei punti, la mancata comunicazione amministrativa dell’avvenuta decurtazione può essere motivo di impugnazione del provvedimento?

Secondo la Cassazione no, perché la comunicazione non ha comunque natura provvedimentale e non costituisce il presupposto di validità dell’atto né la fonte giuridica della sanzione, che è invece rappresentata dal verbale di contestazione a conoscenza del conducente sanzionato.

Il chiarimento non di poco conto è stato fornito dalla Suprema Corte con l’ordinanza n. 28298/20 depositata l’11 dicembre 2020, con la quale è stato definitivamente dato torto a un automobilista le cui ragioni erano invece state accolte nei primi due gradi di giudizio.

 

Un automobilista impugna con successo un provvedimento di sospensione della patente

La vicenda è avvenuta nel Veneto. L’Ufficio della Motorizzazione civile di Vicenza nel 2015 aveva disposto, a carico dell’uomo, la sospensione della patente di cui era titolare e la sua revisione mediante nuovo esame di idoneità tecnica, ai sensi dell’art. 126 bis del d.lgs. n. 285/1992, avendo egli cumulato infrazioni da cinque punti nel medesimo anno, assegnandogli trenta giorni per sottoporvisi.

L’automobilista aveva proposto ricorso contro questo provvedimento avanti il Giudice di Pace di Bassano del Grappa, il quale, con sentenza del 2016, gli aveva dato ragione: decisione confermata anche dal tribunale di Vicenza, investito del gravame dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il Mit ha quindi proposto ricorso anche per Cassazione lamentando che i giudici territoriali avessero ritenuto requisito essenziale di validità del provvedimento di revisione della patente di guida la previa comunicazione della variazione del punteggio della patente. Secondo il Ministero, la prescrizione dell’art. 126 bis, comma 3, del d.lgs. 285/1992, a mente del quale ogni variazione di punteggio è comunicata agli interessati dall’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, sarebbe stata del tutto sganciata dal provvedimento di revisione e non ne avrebbe costituito l’antecedente logico e giuridico.

 

Per il Mit la previa comunicazione della variazione dei punti non era necessaria

Il ricorrente ha quindi fornito una serie di elementi a sopporto di questa interpretazione: per partecipare ai corsi di recupero non è necessaria questa comunicazione, essendo sufficiente una telefonata al numero verde appositamente predisposto per farsi ristampare e inviare un duplicato di ogni singola comunicazione; con la circolare n. 11490 dell’8 maggio 2013 era stata estesa la possibilità di partecipare ai corsi di recupero, oltre che con la comunicazione o con un suo duplicato, attraverso la stampa dal portale dell’automobilista o attraverso quella ottenuta presso l’Ufficio della Motorizzazione civile; il provvedimento di revisione della patente era conseguenza automatica, materiale e normativa del ricevimento, da parte degli uffici della Motorizzazione, della notizia proveniente dall’Anagrafe degli Abilitati alla guida, dell‘azzeramento dei punti della patente, anagrafe che funge da collettore delle decurtazioni irrogate, senza compiti di verifica, né formale né sostanziale, in ordine alla legittimità delle procedure e degli atti posti in essere dagli organi accertatori.

Il Mit, in particolare, ha battuto sulla natura non provvedimentale della comunicazione dell’Anagrafe, citando a supporto della sua tesi la sentenza n. 3936/12 delle Sezioni Unite della stessa Cassazione e anche la giurisprudenza amministrativa, con particolare riferimento al Consiglio di Stato che, con sentenza n. 5431/2011, aveva osservato come a comunicazione di cui all’art. 126 bis del Codice della strada non fosse condizione di validità del provvedimento di decurtazione dei punti, il quale produceva i suoi effetti immediatamente nella sfera giuridica dell’interessato con il provvedimento sanzionatorio, né del provvedimento di revisione della patente.

Con il secondo motivo di doglianza, poi, il Ministero ha obiettato sul fatto che la sentenza impugnata avesse ritenuto sussistere uno specifico obbligo che avrebbe imposto alla pubblica amministrazione di comunicare tempestivamente agli utenti della strada ogni variazione del punteggio della patente: “Tale prospettiva si pone l’obiettivo di consentire al cittadino interessato di essere reso edotto circa la propria situazione dei punti della patente residui e di scegliere di frequentare i corsi di recupero punti” avevano scritto i giudici territoriali.

 

Nel caso di specie era stata disposta la revisione, non si trattava di corsi di recupero punti

Secondo il Mit,  invece, tale conclusione sarebbe in realtà derivata dall’erronea combinazione di due norme: l’articolo 6 del decreto del Ministero dei trasporti del 29 luglio 2003, il quale stabilisce che non è possibile iscriversi a un corso se non si è prima ricevuta la comunicazione, da parte del Dipartimento dei Trasporti Terrestri, di decurtazione del punteggio, e dall’articolo 126 bis comma 1 del Codice della Strada, che dispone che l’indicazione del punteggio relativo ad ogni violazione deve risultare dal verbale di contestazione e che ogni variazione di punteggio è comunicata agli interessati dall’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida.

L’errore, in particolare, sarebbe consistito nell’avere ritenuto applicabile al caso di specie, rientrante nella previsione di cui al secondo periodo del comma 6 dell’art. 126 bis, denominato R5, modificato dall’art. 22 della I. 2010/2010 (che ha prescritto la revisione della patente quando nell’arco di un anno il titolare commetta non contestualmente tre violazioni del codice della strada che comportino ciascuna la perdita di almeno cinque punti della patente) l’ipotesi relativa alla decurtazione dei punti della patente strumentale alla partecipazione ai corsi di recupero.

Il Tribunale non avrebbe considerato la natura speciale della fattispecie in esame, comportante la revisione della patente, indipendentemente dall’azzeramento dei punti, sulla scorta della presunzione legale della dubbia persistenza in capo al titolare della patente dei requisiti tecnici richiesti per la guida dei veicoli, superabile non già attraverso la partecipazione ad un corso di recupero dei punti persi, non prevista né possibile, ma attraverso la revisione della patente.

La Cassazione accoglie le osservazioni del Ministero. “Non vi è ragione, infatti, di discostarsi da quanto già statuito da questa Corte – spiegano gli Ermellini citando, tra le altre, la già ricordata sentenza delle Sezioni Unite -, e cioè che il provvedimento di revisione, con il quale viene ordinato al titolare della patente di sottoporsi all’esame di idoneità tecnica per avvenuto azzeramento dei punti, partecipa della medesima natura del procedimento di applicazione della sanzione accessoria della perdita dei punti, a seguito delle singole violazioni di norme di comportamento nella circolazione stradale”.

La Suprema Corte ricorda che procedimento di applicazione delle sanzioni di revisione della patente e di ordine di sottoposizione all’esame di idoneità tecnica, per la sua natura sanzionatoria, è compiutamente retto dai principi sanciti dalla L. n. 689 del 1981 ed è sottratto all’applicazione della L. n. 241 del 1990, artt. 7 e 8. “Nel sistema delineato dal D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 126 bis – proseguono i giudici del Palazzaccio – l’applicazione della sanzione accessoria della decurtazione dei punti dalla patente di guida è conseguenza dell’accertamento costituito dal verbale di contestazione della violazione del codice della strada, che deve recare l’indicazione della decurtazione”.

 

La comunicazione non ha valore provvedimentale, la cui fonte è il verbale di contestazione

E’ vero, ammette la Cassazione, che l’art. 126 bis, comma 3, D.Lgs. n. 285 del 1992 impone all’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida di comunicare ogni variazione di punteggio agli interessati, “ma prevede anche – puntualizzano gli Ermellini – che ciascun conducente possa controllare in tempo reale lo stato della propria patente con le modalità indicate dal Dipartimento Ministeriale per i trasporti terrestri”. Ciò significa che nella sostanza ogni persona a cui sia stata contestata un’infrazione, “e che ovviamente ben conosce l’esito della contestazione stessa, ha l’onere di visionare la propria posizione in modo da poter utilmente accedere al corso di recupero”.

In definitiva, dunque, la comunicazione della variazione di punteggio a cura dell’Anagrafe nazionale, convengono i giudici del Palazzaccio, è un atto “privo di contenuto provvedimentale, avendo funzione meramente informativa: la sua fonte è costituita dal verbale di contestazione (ovvero dell’ordinanza-ingiunzione che, rigettando il ricorso amministrativo, confermi il verbale anche per la parte concernente la sanzione accessoria), ed è espressione del principio di trasparenza dell’attività amministrativa”.

E questo vale anche per il provvedimento di revisione della patente

Anche il provvedimento di revisione della patente, pertanto, che è un atto vincolato all’azzeramento del punteggio, è fondato sulla “definitività dell’accertamento delle violazioni stradali in esito alle quali è stato decurtato l’intero punteggio dalla patente di guida”, e come tale “non presuppone l’avvenuta comunicazione delle variazioni di punteggio, tenuto conto che l’interessato conosce subito, attraverso il verbale di accertamento, se e in quale misura gli sarà applicata la sanzione accessoria della decurtazione punti, e può conoscere in ogni momento il suo saldo-punti.

La sentenza impugnata è stata pertanto cassate con rinvio al Tribunale di Vicenza.