Articolo Pubblicato il 14 novembre, 2020 alle 11:00.

Il Modello Cai, cioè la cosiddetta Constatazione Amichevole in caso di incidente stradale, quando viene comunicato dall’assicuratore in sede stragiudiziale ha valore di presunzione legale fino a prova contraria della veridicità delle dichiarazioni ivi contenute e come tale non lo si può ignorare.

Solo nel caso in cui tale modulo venga presentato esclusivamente in sede giudiziale esso avrà mero valore indiziario. A operare questa fondamentale precisazione per milioni di utenti della strada la Corte di cassazione con l’ordinanza n. 25468/20 depositata il 12 novembre 2020.

 

La causa per un incidente con l’auto di controparte non assicurata

La vicenda. Nel 2015, un automobilista e la passeggera che trasportava avevano citato in giudizio la conducente e il proprietario della vettura che aveva causato l’incidente in cui erano rimasti coinvolti, nel 2012 a Paceco, in provincia di Trapani, chiedendo che fossero condannati a risarcire loro i danni subiti in solido con la compagnia di assicurazioni Fondiaria Sai (oggi UnipolSAi), quale imprese designata alla liquidazione dei danni di competenza del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada: la macchina di controparte, infatti, era risultata priva di copertura assicurativa.

Il Giudice di Pace di Trapani, con sentenza n. 283/2015, aveva però rigettato la loro domanda poiché dal giudizio non sarebbe emerso alcun elemento istruttorio idoneo ad accertare il verificarsi del sinistro con le modalità descritte dai danneggiati.

I quali hanno appellato la decisione, ma con sentenza del 2018 il Tribunale di Trapani, confermando il pronunciamento di primo grado, aveva rigettato il gravame, sia nell’an che nel quantum.

 

I danneggiati ricorrono in Cassazione lamentando l’omessa considerazione del Cai

Di qui l’ulteriore ricorso per Cassazione sulla base di cinque motivi di doglianza. I ricorrenti, in primis, si sono lamentati della “violazione o falsa applicazione delle norme di diritto in tema di valutazione delle prove sulla responsabilità del sinistro stradale, in particolare la violazione dell’art. 143 co. 2 D. Lgs. 209/2005, con conseguente omissione o erronea valutazione delle prove acquisite essenziali circa un fatto controverso e decisivo”.

Secondo i danneggiati, sia il giudice di pace che il Tribunale avrebbero erroneamente valutato il modello CAI a doppia firma con il quale si descriveva la dinamica del sinistro come riferita dai ricorrenti, sottoscritta anche dalla controparte: mentre il primo non avrebbe in alcun modo preso in considerazione tale modello, il Tribunale gli avrebbe attribuito un mero valore indiziario e non di presunzione legale.

I danneggiati hanno obiettato che il modulo di constatazione amichevole, quando comunicato all’assicuratore in sede stragiudiziale, come avvenuto nel caso di specie, ha valore di presunzione legale fino a prova contraria della veridicità delle dichiarazioni ivi contenute, e che solo nel caso in cui venga presentato esclusivamente in sede giudiziale esso avrà mero valore indiziario.

La Fondiaria Sai non aveva fornito alcuna prova contraria per contestare i fatti così come descritti nel modulo, pertanto il giudice di merito avrebbe dovuto considerare la dinamica del sinistro così come vi era esposta.

Il motivo è fondato per la Cassazione, che coglie l’occasione per fare chiarezza sull’argomento. La valenza processuale del modulo di Contestazione Amichevole di Incidente (il C.A.I. appunto in acronimo) è una questione controversa nell’ambito del contenzioso di responsabilità civile automobilistica ammette la Suprema Corte.

A livello normativo, spiegano i giudici del Palazzaccio, la disciplina rilevante è l’art. 143 co. 2 del Codice Assicurazioni Private, il quale prevede che “quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell’impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso“.

 

La valenza del modulo di Constatazione Amichevole di Incidente

I problemi interpretativi sono sorti in merito all’opponibilità di tale dichiarazione all’assicuratore, soggetto diverso dai conducenti che hanno firmato la dichiarazione” prosegue la Suprema Corte, ricordando che in merito sono intervenute anche le Sezioni Unite della stessa Cassazione con la sentenza n. 10311/2006, chiarendo che “il modulo C.A.I. a doppia firma, pur non avendo valore di piena prova, genera una presunzione iuris tantum valevole nei confronti dell’assicuratore il quale potrà superarla fornendo prova contraria”, e che “il giudizio dev’essere uniforme e unitario per tutte le parti, danneggiato, responsabile e assicuratore, senza che il modulo possa valere in maniera differente tra questi, alla luce dell’art. 2733 comma 3 c.p.c. secondo cui, in caso di litisconsorzio necessario, la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti è liberamente apprezzata dal giudice”.

La Cassazione cita poi la sentenza della Suprema Corte n. 22415/17, la quale ha ulteriormente chiarito che “la denuncia di sinistro stradale (cui sia applicabile ratione temponis la L. 26 febbraio 1977, n. 39, art. 5) deve esser trasmessa, pur senza la prefissione di un termine, all’assicuratore prima di citarlo in giudizio, non solo per informarlo (artt. 1334 e 1913 cod. civ.) delle circostanze, modalità e conseguenze del sinistro, onde consentirgli la liquidazione stragiudiziale del danno derivatone, ma anche, nel caso di denuncia congiunta, ai fini della presunzione, fino a prova contraria a carico di esso assicuratore, della veridicità delle dichiarazioni ivi contenute; se invece il modulo di constatazione amichevole è portato per la prima volta a conoscenza dell’assicuratore nel corso del giudizio nei suoi confronti, le predette dichiarazioni hanno valore soltanto indiziario”.

Entrando nel caso specifico, i giudici del Palazzaccio osservano che il modello C.A.I. a doppia firma era stato comunicato alla compagnia assicurativa in fase stragiudiziale, secondo quanto riportato dal ricorrente (in assolvimento dell’art. 366 n. 6 c.p.c.), che aveva indicato con precisione il documento ed il luogo della produzione. “Pertanto – conclude la Cassazione – decisivo è il documento per averlo il ricorrente posto a base della censura”.

Il primo motivo del ricorso è stato pertanto accolto, con assorbimento anche del secondo e del quinto, la sentenza cassata e la causa rinviata al Tribunale di Trapani in diversa composizione che dovrà prima di tutto accertare il fatto dell’invio del modello Cai prima della citazione in giudizio e successivamente verificare se il giudice di pace abbia esaminato il verbale di constatazione amichevole.