Articolo Pubblicato il 7 aprile, 2020 alle 10:00.

Com’è noto, tra le misure introdotte dal Decreto Cura-Italia per sostenere attività e famiglie colpite dall’emergenza sanitaria e anche economica del coronavirus, vi è anche la proroga da 15 a 30 giorni del cosiddetto periodo di tolleranza oltre la scadenza naturale entro il quale si può rinnovare la polizza assicurativa mantenendo comunque la copertura del mezzo.

Un’agevolazione che, va precisato, decorre dal 17 marzo 2020 e durerà fino al 31 luglio (poi tornerà il termine di legge quindicinale), riguardando i proprietari di circa otto milioni di veicoli.

 

La proroga vale anche per le garanzie accessorie?

La norma è contenuta all’art. 125 del Dpcm, punto due, che recita, testuale: “Fino al 31 luglio 2020, il termine di cui all’articolo 170-bis, comma 1, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, entro cui l’impresa di assicurazione è tenuta a mantenere operante la garanzia prestata con il contratto assicurativo fino all’effetto della nuova polizza, è prorogato di ulteriori quindici giorni“.

Più di qualche “addetto ai lavori”, tuttavia, ha già sollevato un dubbio non da poco. Il testo del decreto, infatti, fa riferimento esclusivamente al comma 1 dell’art. 170-bis del Codice delle Assicurazioni Private che si occupa, appunto, soltanto della garanzia principale Rc-Auto, ma non di quelle accessorie come furto, incendio, conducente, atti vandalici, cristalli, previste al comma 1-bis dello stesso art. 170-bis del Codice delle Assicurazioni Private.

E’ chiaro che un’interpretazione letterale dovrebbe portare a ritenere, per effetto del mancato richiamo al comma 1-bis dell’art. 170-bis, che la proroga di ulteriori quindici giorni interessi solo la garanzia principale (obbligatoria per legge) ma non anche quelle accessorie (non obbligatorie), e infatti alcuni media hanno inteso puntualizzare l’esclusione dando la notizia.

 

La mancata estensione sarebbe un controsenso

Tuttavia, una tale lettura renderebbe del tutto vana la ratio della modifica, che è chiaramente mirata a rendere agevole il rinnovo delle polizze relative ai veicoli, evitando di costringere gli assicurati a recarsi presso i propri assicuratori proprio in un periodo caratterizzato dalla limitazione alla circolazione delle persone.

Se così non fosse la compagnia dovrebbe emettere due contratti separatamente, uno per la garanzia principale Rc-Auto e un altro per quelle accessorie in tempi distinti, ma tra loro estremamente ravvicinati, dovendo frazionare quello che in origine era un premio polizza unico in due premi polizza. Un’assurdità.

La richiesta di chiarimenti a Ivass e Ania

Di qui la richiesta da più parti affinché l’Ivass, l’Istituto di Vigilanza, o l’Ania, l’Associazione Nazionale delle Imprese Assicurative, forniscano indicazioni chiare in merito ad una lettura piuttosto che l’altra, evitando così l’insorgere di problemi assicurativi di non poco conto per tutti quei clienti che si trovassero a dover richiedere l’ammissione ai benefici previsti dalle garanzie accessorie al contratto Rc-Auto, nell’erronea (o giusta, come si auspica) convinzione d’essere assicurati per ulteriori trenta giorni dalla scadenza.

 

Nel bilancio vantaggi-svantaggi le compagnie ci hanno guadagnato molto di più

L’auspicio, infatti, è non solo che i chiarimenti arrivino presto, ma che vadano anche nella direzione di un’estensione della proroga a tutte le garanzie, anche per riequilibrare un po’ di più il bilancio tra vantaggi e svantaggi di questa situazione, che al momento vede le compagnie guadagnarci decisamente molto rispetto agli assicurati. Le imprese, infatti, continuano a percepire regolarmente i premi nonostante il rischio di sinistri sia pressoché zero con un’Italia in quarantena, i veicoli fermi nelle case e le strade semideserte.

Non a caso Studio3A ha lanciato una petizione proprio per chiedere alle compagnie di mettersi una mano sulla coscienza e di prorogare la scadenza naturale delle polizze per tutto il periodo in cui saranno in vigore le restrizioni alla circolazione: petizione firmata anche dal deputato Paolo Russo, che ha presentato un emendamento in tal senso al Decreto.

Non solo. Il “Cura Italia”, sempre all’art. 125, ha introdotto una ulteriore agevolazione per le compagnie che potranno beneficiare della dilazione dei termini per la liquidazione dei risarcimenti, a tutto svantaggio dei clienti. “Fino al 31 luglio 2020 – si legge nel Dpcm -, i termini di cui all’art. 148, commi 1 e 2 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n.209, per la formulazione dell’offerta o della motivata contestazione, nei casi di necessario intervento di un perito o del medico legale ai fini della valutazione del danno alle cose o alle persone, sono prorogati di ulteriori 60 giorni“.

Tutte le assicurazioni avranno quindi ulteriori due mesi (in aggiunta ai già concessi 60 giorni per il risarcimento del danno a cose ed ai 90 giorni per il risarcimento del danno alla persona) per formulare l’offerta reale al danneggiato. Considerando tutto, una bella sproporzione rispetto alle agevolazioni per gli assicurati, limitati ai quindici giorni aggiuntivi del termine di ultrattività della polizza, per di più un “una tamtum” visto che poi le compagnie faranno comunque decorrere il rinnovo dalla data di scadenza originaria.

A meno che l’assicurato non decida all’ultimo di cambiare assicurazione: solo in questo modo guadagnerebbe un mese.