Articolo Pubblicato mercoledì, 8 maggio, 2019.

Il Gip del Tribunale di Brescia ha fissato per il 26 settembre 2019 l’udienza di comparizione dell’imputato: la Procura voleva archiviare il procedimento

Si sono opposti a due richieste di archiviazione della Procura, hanno prodotto consulenze tecniche, battuto palmo a palmo quella “maledetta” strada, ma alla fine la tenacia dei familiari di Nicola Gheza e di Studio 3A-Valore S.p.A., che li assiste, è stata premiata: il 26 settembre l’automobilista che ha travolto e ucciso il 19enne di Esine comparirà davanti al Tribunale di Brescia per essere giudicato per il reato di omicidio colposo.
La tragedia è successa il 5 dicembre 2015, alle 20, a Esine, sulla Provinciale 8 che collega il piccolo centro bresciano a Berzo Inferiore. Nicola in motociclo si stava immettendo sulla SP8 da via Pittor Nodari, verso Berzo, ma è stato investito da un Mercedes Gd che sopraggiungeva sulla Provinciale nel senso opposto, verso Esine, condotto da Innocenzo Fostinelli, 78 anni, di Berzo, e con altre tre persone a bordo, riportando politraumi gravissimi e fatali.

I familiari non hanno creduto alla tesi sbrigativa del mancato rispetto della precedenza da parte del loro caro e, per fare luce sui fatti, tramite il consulente personale Riccardo Vizzi, si sono rivolti a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha fornito un ingegnere cinematico per ricostruire la dinamica del sinistro, Alberto Mariani. La perizia ha confermato le perplessità, accertando quattro punti fondamentali: il fuoristrada andava a una velocità superiore dei 60 km all’ora asseriti dal conducente; in quel tratto il limite non era 90, come pareva inizialmente, ma 50 km all’ora trovandoci alla fine del centro abitato di Berzo e all’inizio di Esine; l’auto aveva colpito il motociclo quando aveva quasi completato la manovra d’immissione; l’indagato, per sua stessa ammissione, si era accorto dello scooter di Gheza quand’era ancora a distanza, tanto da aver ridotto la velocità, ma di soli 10 km/h: se avesse frenato (sull’asfalto non c’erano segni) l’urto si sarebbe evitato.

Aspetti risultati decisivi perché il Gip del Tribunale di Brescia, dott. Giovanni Pagliuca, accogliesse l’opposizione contro la richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero della Procura bresciana titolare del procedimento penale, il dott. Mauro Leo Tenaglia: il Gip, nell’ordinanza del 5 ottobre 2016, ha disposto la restituzione degli atti al Pm perché approfondisse la dinamica del sinistro. Il Sostituto Procuratore ha affidato una perizia cinematica a un proprio consulente, l’ing. Mario Capello, che ha ravvisato in capo alla vittima la responsabilità per il mancato rispetto dello stop ma altresì stimato una velocità del fuoristrada di almeno 65 km all’ora, superiore al limite, aggiungendo che “se avesse mantenuto i 50 il motociclo avrebbe avuto più tempo, all’arrivo della vettura si sarebbe trovato più avanti e avrebbe sfilato senza essere urtato. Il sinistro sarebbe stato evitato”. Il Ctu, però ha rilevato un certo “scollamento nella gestione della segnaletica del luogo”, tale da poter ingenerare dubbi interpretativi sul limite di velocità vigente nel punto del sinistro, se 50 in quanto rientrante nel tessuto urbano o 90, come per le strade extraurbane. Anche se la Provincia aveva ribadito che “il limite è di 50 in forza del segnale di inizio centro abitato” e “se nel dubbio – ha ammesso lo stesso ing. Capello – l’utente della strada deve tenere il comportamento il più possibile cautelativo”. Sta di fatto che il Pm, evidentemente sulla scorta di questo (unico) elemento, ha chiesto nuovamente l’archiviazione.

Si è così giunti all’udienza in camera di consiglio del 14 giugno 2017 per discutere della nuova opposizione presentata per i familiari della vittima che hanno prodotto un ulteriore approfondimento del consulente tecnico messo a disposizione da Studio 3A, comprovando come esistessero, lungo il tratto percorso dall’auto, ben due cartelli: uno di prescrizione con limite di velocità a 50 km/h e uno di indicazione “inizio centro abitato di Esine”, che presupponeva la stessa velocità da tenere. “Il tratto è curvilineo, con intersezioni ed edifici civili a ridosso della carreggiata – ha rilevato l’ing. Mariani – Appare logico che chi ha progettato la segnaletica abbia inteso limitare la velocità degli autoveicoli in quel tratto. Inoltre, a prescindere dalla esattezza formale della cartellonistica verticale, l’utente medio della strada durante un normale tragitto, venendo un cartello con il limite dei 50, non si pone certo il dubbio se è lecito o no”. E il Gip ha nuovamente accolto le conclusioni degli esperti di Studio 3A. Pur dando atto di un concorso di colpa della vittima per omessa precedenza all’auto – scrive il dott. Pagliuca nella sua nuova ordinanza – si evidenzia come il suo conducente, approssimandosi all’incrocio a visuale ampiamente libera, non adottava la opportune misure prudenziali e non riduceva la velocità in termini tali da rendere possibile l’arresto del veicolo in breve spazio, tenuto conto che, secondo la consulenza svolta dal pubblico ministero, se avesse proceduto ad una velocità di 50 km/h (indubbiamente esigibile nelle circostanze di fatto descritte, essendo del tutto irrilevante l’individuazione del limite massimo esistente nel tratto di strada in questione), l’impatto sarebbe stato evitato: è noto che in tema di circolazione stradale, il diritto di precedenza non esclude il dovere del conducente “favorito” di osservare a sua volta, approssimandosi all’incrocio, le normali prescrizioni di prudenza e di diligenza e, in particolare, quella di rallentare e di moderare la velocità”. Il Gip ha dunque concluso per il rinvio a giudizio coatto, ordinando che “il Pm formuli l’imputazione nei confronti dell’indagato per il reato di omicidio colposo” entro 10 giorni dall’emanazione del provvedimento.

Dopo una lunga serie di rinvii, per impedimenti vari e vizi procedurali, il 14 novembre 2018 si è finalmente tenuta l’udienza preliminare in cui l’automobilista non ha chiesto rito alternativi e all’esito della quale il Gip, dott.ssa Giulia Costantino, ha disposto il definitivo rinvio a giudizio dell’imputato per il reato di omicidio colposo, “per colpa consistita nel non aver osservato, approssimandosi a un incrocio, le normali prescrizioni di prudenza e diligenza, in particolare quella di rallentare e moderare la velocità”. E in questi giorni il giudice ha notificato la data dell’udienza di comparizione, il 26 settembre, alle 9, in Tribunale a Brescia: i familiari di Nicola, già risarciti sotto il profilo civile, si aspettano ora un po’ di giustizia anche sul fronte penale, e che venga restituita la verità sui tragici fatti di quella sera.