Articolo Pubblicato il 26 maggio, 2016 alle 18:55.

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Serata ricca di stimoli e di spunti di riflessione, mercoledì 25 maggio presso la libreria Feltrinelli di Padova, che ha ospitato la presentazione del libro “Risarcimento del danno ambientale. Profili di analisi”, secondo volume della collana “3A Edizioni” promossa da Studio 3A, scritto dalla giurista Francesca Boscolo ed edito da Cleup.

Parlando dei danni che vengono valorizzati poco o per nulla, il dottor Andrea Milanesi, Direttore Tecnico di Studio 3A, ha citato, polemicamente, “il danno che noi tutti subiamo quando il limite della decenza viene superato, proprio in ambito ambientale”. E si è soffermato su un caso eclatante. “Un mese e mezzo fa, al Petrolchimico di Gela, 22 dirigenti e funzionari di Eni Spa controllata dal Ministero – quel Ministero che ha parte dello stesso Governo che si vanta di aver introdotto i reati in ambito ambientale – vengono rinviati a giudizio perché le consulenze disposte dalla Procura hanno evidenziato il nesso di causa tra le malformazioni e una serie di patologie nei bambini nati nell’area circostante e le emissioni dello stabilimento. I responsabili Eni si difendono, sostengono che non è così, e fin qui ci sta. Ma fanno anche una cosa gravissima: fanno scrivere sui giornali che, se a seguito del dibattimento dovesse risultare questo nesso eziologico e dovessero esservi delle condanne, Eni metterà in discussione tutti gli investimenti “green” concertati con le autorità locali e con le parti sindacali per riaprire il Petrolchimico di Gela, chiuso dal 2014”. “Ma come? Vi è un indagine per vedere se Eni per trent’anni ha determinato la morte di centinaia di persone e la malformazione di decine di bambini, c’è una Procura che accerta un nesso di causa, l’azienda viene mandata a dibattimento e i vertici, invece di dire “ci difendiamo”, “secondo noi non è così”, minacciano di ritirare gli investimenti che potrebbero portare un beneficio economico alla popolazione locale? Perché il nostro Governo non chiama a rapporto la dirigenza Eni, chiedendo conto di queste dichiarazioni? Perché non c’è una Procura che apre un fascicolo di reato solo per questo fatto? Uno dei diritti che in materia ambientale non viene tutelato dalla giurisprudenza è il danno che subiamo quando il limite della decenza viene superato. Negli anni Settanta e Ottanta almeno non erano così spudorati” ha accusato, amaro, il Direttore Tecnico di Studio 3A.

Il dottor Milanesi nel suo intervento ha battuto anche su un altro aspetto poco conosciuto e valorizzato in materia di danno ambientale, nonostante lo storico pronunciamento della Cassazione a sezioni unite nel 2002. “Negli anni la giurisprudenza è andata avanti nel merito dei diritti che possiamo vantare, ma qualcosa è passato in sordina. Se succede un disastro ambientale, c’è chi si ammala e sta male, e può chiedere il cosiddetto danno biologico; c’è chi muore, e viene riconosciuto il danno morale da lutto ai familiari; ci sono imprese che chiudono, e pertanto lamentano un danno patrimoniale. Tuttavia, all’interno del danno non patrimoniale c’è un danno per il quale tutti abbiamo diritto ad essere risarciti, anche se non ci ammaliamo, per il solo fatto di essere costretti a vivere in un ambiente inquinato, con i relativi disagi e patemi d’animo: il danno esistenziale. L’ambiente va considerato come una nostra intimità, fa parte di noi: se si è angosciati perché è stato rovinato, si ha diritto ad ottenere un risarcimento per questo. Peccato che, inspiegabilmente, quasi nessuno l’abbia chiesto e lo chieda”.

Alla presentazione sono intervenuti anche l’autrice, dott.ssa Francesca Boscolo, che ha illustrato nel dettaglio i contenuti del volume, il magistrato Sandro Merz, che dal 2010 presiede l’Authority di Garanzia del Contribuente per il Veneto, e il consulente personale di Studio 3A, dott Simone Pinton, il quale ha ribadito i motivi che hanno spinto la società a promuovere una serie di pubblicazioni di carattere giuridico nell’ambito del danno, in primis quello di informare i cittadini su quelli che sono i loro diritti e sugli strumenti per tutelarli. Pinton ha toccato anche uno dei casi di inquinamento ambientale su cui è attivamente impegnato Studio 3A, lo sversamento dei Pfas nelle acque che interessa una popolazione di ben 250mila persone tra le province di Vicenza, Verona e Padova, a conferma di quanto la tematica ambientale sia sempre di estrema attualità.