Articolo Pubblicato il 8 agosto, 2020 alle 11:00.

I ciclisti sono utenti deboli della strada e va loro garantita la massima tutela ma le biciclette sono equiparate a qualsiasi altro veicolo e chi le conduce deve pertanto rispettare tutte le regole cautelari previste dal codice della strada nei confronti degli altri conducenti dei mezzi a motore, tra i quali, anzi, in particolare, l’obbligo di dare la precedenza.

A ricordare questo assunto spesso dimenticato il Tribunale di Milano, con la recente sentenza n. 4631/2020 con la quale ha respinto il ricorso dei genitori di un minore che, in sella alla sua bici, era rimasto coinvolto in un brutto sinistro stradale. Il ragazzo era stato violentemente urtato da un autocarro in prossimità di un’intersezione tra due vie e, a causa del violento impatto, era stato condotto al Pronto soccorso, ove gli era stato diagnosticato un traumatismo multiplo.

 

I genitori citano in causa un camionista per l’incidente subito dal figlio in bici

La madre e il padre avevano quindi agito in giudizio nei confronti del conducente del veicolo e della sua compagnia assicuratrice per ottenere il risarcimento dei danni subiti dal figlio. In primo grado il giudice di pace di Milano aveva acclarato la responsabilità del conducente del veicolo nella misura del 70%, accertando altresì il concorso colposo del minore nella misura del 30%.

I genitori, non soddisfatti, avevano quindi appellato la sentenza, eccependo l’errata imputazione di responsabilità concorrente del figlio nella misura del 30%, ritenendo che essa fosse da ascriversi esclusivamente in capo al conducente dell’autocarro. Secondo loro, il ciclista si sarebbe infatti fermato all’intersezione e, dopo avere guardato, poiché non c’era nessuno, era ripartito.

Ma in realtà la dinamica dell’incidente, come ricostruita dagli agenti accertatori nel verbale di incidente, non contestato in giudizio, dimostrava che esso era avvenuto all’intersezione tra due vie, allorquando il conducente dell’autocarro, circolando a velocità adeguata al luogo, aveva impegnato l’intersezione e il conducente del velocipede, non fermandosi allo stop e non avvedendosi dell’autocarro, lo aveva urtato nella sua parte centrale cassonata sul lato destro, lasciando una “spolveratura” sullo stesso cassone e un segno di incisione sull’asfalto.

 

Il ciclista non aveva rispettato l’obbligo di precedenza

I Giudici ricordano che l’art. 145 d.lgs. 285/1992, al primo comma, impone di usare “la massima prudenza al fine di evitare incidenti”, e al quarto comma impone ai conducenti di dare la precedenza agli altri veicoli nelle intersezioni nelle quali sia così stabilito dall’autorità competente ai sensi dell’art. 37 e la prescrizione sia resa nota con apposito segnale, come nella specie.

Alla luce della lettura sistematica dell’art. 145 d.lgs. 285/1992 – recita la sentenza – si richiede, dunque, che il conducente adoperi un grado elevato di cautela ed avvedutezza onde evitare collisione tra veicoli, atteso che egli è tenuto a ispezionare costantemente la strada durante tutta la manovra di immissione (e non soltanto in prossimità dell’incrocio) e a dare la precedenza ai mezzi circolanti sulla strada favorita, rimanendo fermo il tempo necessario a consentire a questi di passare”.

Nel caso in esame, i giudici hanno ritenuto quindi accertato che il velocipede avesse omesso di dare la precedenza, come imposto sia dalla segnaletica orizzontale che verticale, non essendosi fermato al segnale di “stop”, come peraltro gli agenti intervenuti nell’immediatezza del fatto avevano contestato al ciclista, a nulla rilevando, in senso inverso, la dichiarazione resa dal minore nell’immediatezza del fatto in ordine alla circostanza che egli si sarebbe fermato, che avrebbe guardato e che solo successivamente sarebbe ripartito.

Il danno rilevato sull’autocarro nella parte centrale del lato destro, peraltro, hanno rilevato i giudici, era un elemento già da sé solo sufficiente a ritenere altamente probabile sia che il ciclista non si fosse avveduto dell’autocarro, tanto da urtare centralmente sul lato il mezzo “favorito” in termini di precedenza, il quale aveva dunque già impegnato l’incrocio, sia che il ciclista stesse procedendo a velocità non adeguata allo stato dei luoghi, data la presenza di un incrocio con obbligo di dare la precedenza: diversamente, secondo la tesi degli appellanti, l’urto con l’autocarro sarebbe avvenuto nella parte frontale-laterale del mezzo e non certamente in quella centrale-laterale e, se il velocipede avesse tenuto una velocità adeguata allo stato dei luoghi, ben avrebbe potuto adottare le misure idonee (ovvero frenare) per evitare l’impatto con il mezzo.

 

Corretta l’attribuzione al ragazzo di un concorso di colpa

Nella fattispecie, il ciclista, prima ancora di violare la segnaletica che gli imponeva di fermarsi prima di impegnare l’incrocio data la presenza dello “stop”, aveva violato la più elementare regola cautelare che impone di usare in prossimità degli incroci, anche in assenza di obbligo di dare la precedenza, la massima prudenza al fine di evitare incidenti verificando se altri veicoli abbiano già impegnato il medesimo incrocio, arrestandosi al fine di consentire loro di liberarlo.

La condotta posta in essere dal ciclista assumeva, dunque, secondo i giudici, un carattere evidentemente colposo in quanto violativa di molteplici regole di prudenza che presiedono alla circolazione dei veicoli.

E ridotta la percentuale di responsabilità del camionista

Non solo è stata quindi rigettata la pretesa dei genitori di attribuire al camionista la responsabilità esclusiva del sinistro, ma i giudici hanno anche accolto l’appello incidentale del conducente del mezzo pesante secondo il quale a suo carico andava ascritta una quota di responsabilità inferiore alla misura del 70%.

In base alla giurisprudenza di legittimità richiamata dal Tribunale, infatti, nel caso di scontro tra veicoli l’accertamento dell’intervenuta violazione, da parte di uno dei conducenti, dell’obbligo di dare la precedenza, non dispensa il giudice dal verificare il comportamento dell’altro conducente, onde stabilire se quest’ultimo abbia a sua volta violato o meno le norme sulla circolazione stradale ed i normali precetti di prudenza, dato che l’eventuale inosservanza di dette norme può comportare l’affermazione di una colpa concorrente.

Come previsto dal codice della strada, il conducente del veicolo al quale spetti il diritto di precedenza, rammentano i giudici, per andare esente da responsabilità deve dunque, a sua volta, guidare nel rispetto di tutte le regole di prudenza e diligenza, come espressamente previste dal codice della strada, in forza delle quali gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione (art. 140), e regolare la velocità del veicolo in modo da evitare ogni pericolo per la sicurezza. In particolare, si ricorda nella sentenza, il conducente deve, altresì, ridurre la velocità e, occorrendo, anche fermarsi quando riesce malagevole l’incrocio con altri veicoli, in prossimità degli attraversamenti pedonali (art. 141) e, approssimandosi ad un’intersezione o intercettando la traiettoria di altro veicolo, deve usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti (art. 145).

 

Il conducente doveva ridurre la velocità all’incrocio: colpevole al 50%

Esaminando la condotta di guida del conducente dell’autocarro, anche i giudici del Tribunale hanno ritenuto che questi avesse violato l’obbligo di prudenza e diligenza che gli imponeva, approssimandosi ad un incrocio e ad un attraversamento pedonale, di usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti, anche tenuto conto che, come dichiarato dallo stesso, si era avveduto “con la coda dell’occhio” della bicicletta. Proprio l’esistenza di un incrocio e di un attraversamento pedonale posti nella sua direzione di marcia avrebbero dovuto necessariamente comportare la massima attenzione e prudenza, prevedendo anche, se del caso, possibili imprudenze altrui.

Ai fini dell’individuazione della percentuale di concorso, il Tribunale ha quindi ritenuto violata da parte del convenuto la regola cautelare che impone di adottare la massima prudenza in prossimità di un incrocio e di un attraversamento pedonale, ma il grado della colpa riferibile al contributo causale apportato da quest’ultimo nel determinare l’evento è stato ridotto rispetto alla sentenza di primo grado e determinato in misura pari al 50%.