Articolo Pubblicato il 26 aprile, 2020 alle 16:31.

Agli incroci meglio affidarsi sempre non alla precedenza “di fatto”, ma a quella “di diritto”, sancita cioè dalle norme del Codice della Strada: parola della Cassazione, che sulla questione ha depositato, il 23 aprile 2020, una indicativa sentenza, la n. 8138/20.

 

La precedenza “di fatto”

Secondo la giurisprudenza, la cosiddetta precedenza di fatto sussiste soltanto nei casi in cui il veicolo si presenti a un’intersezione con tanto anticipo da consentirgli di effettuare l’attraversamento senza che si verifichi alcuna collisione e senza che il conducente del mezzo che proviene da destra, a cui spetta la precedenza di diritto, sia costretto ad effettuare manovre di emergenza, o a rallentare, oltre i limiti richiesti dalla presenza del crocevia o, addirittura, a fermarsi.

Ed è proprio sulla scorta di questo principio che un centauro, per essere risarcito delle serie lesioni fisiche, oltre che dei danni materiali al motociclo, subiti a causa di un incidente stradale avvenuto mentre stava attraversando un incrocio, aveva agito in giudizio nei confronti del conducente dell’autobus con sui si era scontrato, dell’azienda di trasporto e della sua compagnia di assicurazione.

Il danneggiato, in particolare, sosteneva di avere approfittato di una precedenza di fatto, in quanto aveva iniziato l’attraversamento dell’incrocio tempo prima che vi sopraggiungesse il bus, tanto è vero che lo scontro era avvenuto con lo spigolo destro di quest’ultimo. E a dimostrazione della sua tesi, aveva altresì allegato l’annullamento, ad opera del giudice di pace, del verbale di contravvenzione redatto a suo carico dagli agenti intervenuti nell’immediatezza dell’incidente.

 

Domanda di risarcimento respinta in primo e secondo grado

Il tribunale tuttavia, dopo aver disposto una consulenza tecnica, ed aver sentito alcuni testimoni, aveva rigettato la domanda ritenendo non provata la ricostruzione del ricorrente, e la Corte d’Appello aveva confermato la decisione di primo grado, negando che fossero emerse prove della precedenza di fatto, così come di responsabilità da parte del conducente dell’autobus.

Di qui il ricorso in Cassazione nel quale il motociclista ha nuovamente eccepito, tra gli altri motivi, che il Collegio di merito avesse violato la regola sulla precedenza di fatto che, come detto, assegna il diritto a colui che sopraggiunge all’incrocio con anticipo tale da poter passare per primo, anche se non avrebbe, di regola, diritto di farlo.

Secondo il ricorrente, tenendo conto di tale regola, la Corte territoriale avrebbe valutato diversamente la colpa del conducente dell’autobus, per non aver prestato lui attenzione all’attraversamento, già quasi completato, da parte del ricorrente. E così facendo avrebbe applicato diversamente la regola sul concorso di colpa, esclusa invece ingiustificatamente dal rilievo della sua esclusiva responsabilità.

La Cassazione, tuttavia, ha respinto il ricorso. Sul piano formale, la Suprema Corte precisa innanzitutto che la doglianza del ricorrente, sotto l’apparente denuncia di violazione di legge, conteneva censure di merito, ossia contestava l’accertamento del fatto e la valutazione delle prove, elementi che non competono ai giudici di legittimità, e come tale era inammissibile.

I giudici del Palazzaccio, tuttavia, entrano anche nel merito e asseriscono che i giudici d’appello non avevano travisato il significato delle norme indicate, attribuendone loro uno errato, ma avevano applicato correttamente la regola sulla cosiddetta precedenza di fatto, ed altrettanto correttamente la regola sulla presunzione di colpa.

 

Non provata la precedenza di fatto

Gli Ermellini non negano che, “nel caso di anticipo significativo all’incrocio da parte del conducente privo di precedenza, questi possa acquisirla rispetto all’altro”, né che, “anche in caso di precedenza legale, chi ne beneficia debba prestare comunque attenzione alle manovre degli altri conducenti”.

Ma la Suprema Corte ritiene, in fatto, come non sia emerso “che il ricorrente avesse una precedenza di fatto, ossia che fosse giunto all’incrocio con anticipo utile ad attraversarlo per primo”. E aggiunge anche che “non è stata ritenuta provata, all’esito dell’istruttoria, una qualche negligenza o imprudenza del conducente dell’autobus”.

In conclusione, agli incroci è sempre opportuno rispettare i diritti di precedenza sanciti dal codice della strada, perché la precedenza di diritto, oltre che estremamente pericolosa, è difficile da provare e, in caso di incidenti, espone sempre chi se l’è presa a una posizione di torto.