Articolo Pubblicato il 29 gennaio, 2021 alle 10:00.

Il dato è allarmante, considerato anche il sensibile aumento rispetto all’anno precedente. Nel corso del 2020 l’Ivass, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, ha segnalato qualcosa come 241 siti che vendevano polizze false, contro i 168 rispetto al 2019 e i circa 150 nel periodo 2017-18: un preoccupante fenomeno in espansione esponenziale.

E uno dei motivi di questa impennata del 2020, secondo l’Autorithy del settore, è da individuare nella maggiore quantità di tempo passato dai cittadini sul web durante i mesi di lockdown a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

 

La truffa colpisce soprattutto il settore della Rc-auto

Una crescita – spiegano dall’Ivass – che preoccupa parecchio perché fa leva sui comportamenti e sulle vulnerabilità degli utenti”. La truffa, aggiunge anche l’Istituto, “colpisce prevalentemente il settore delle polizze RC auto perché queste sono obbligatorie, vengono percepite come costose e sono semplici da acquistare via web”.

Ma chi sono soggetti più esposti a questi raggiri on line? ”Gli utenti che ne cadono vittima – secondo l’Ivass – sono cittadini che cercano di risparmiare sui costi della polizza, spesso anche giovani, abituati a navigare e a interagire su Internet. Il costo della polizza offerta dal truffatore è di solito contenuto, si parla in media di poche centinaia di euro per una polizza annuale e di pochi euro al giorno per le cosiddette coperture temporanee, e questo fa abbassare le difese del consumatore”.

 

Come difendersi dal fenomeno

Nella sua attività di contrasto ai siti irregolari, l’Ivass ha registrato alcuni tratti ricorrenti, che è bene conoscere per evitare di cadere nella trappola. I siti che offrono queste polizze, ad esempio, usano loghi e immagini molto simili a quelli di compagnie assicurative note per trarre in inganno, e la maggior parte di essi sparisce dal web nel giro di qualche giorno dal momento in cui l’Organo di controllo sul comparto assicurativo ne dà informazione pubblica e alle autorità inquirenti.

È sempre prudente e opportuno – conclude quindi l’istituto di vigilanza – chiedere un preventivo ufficiale, che deve essere identificato da un codice assegnato dalla singola compagnia, e verificare la coerenza e corrispondenza dei dati riportati sul preventivo con quelli indicati sul sito web”.