Articolo Pubblicato il 23 giugno, 2020 alle 10:30.

La sentenza della Cassazione più di qualche perplessità la lascia, ma è un utile richiamo per chi deve intraprendere un vacanza e non voglia ritrovarsi brutte sorprese: se nel pacchetto turistico si fa specifico riferimento a “piccolo hotel” o comunque a soluzioni non proprio “di prima fascia”, le aspettative non possono essere troppo elevate sul prodotto acquistato e sarà più difficile ottenere un risarcimento per il pessimo servizio da parte del tour operator.

 

Una turista cita in causa il tour operator per il pessimo servizio dell’hotel

La vicenda. Una turista aveva citato in causa per inadempimento contrattuale un’agenzia viaggi che le aveva venduto, per l’appunto, un pacchetto all inclusive nella splendida isola di Santorini lamentando le pessime condizioni igieniche e la distanza dal mare dell’albergo in cui era stata ospitata.

In primo grado il tribunale le aveva dato ragione riconoscendole a titolo di risarcimento dei danni il costo del pacchetto turistico, le spese del viaggio di ritorno e le spese legali per la fase stragiudiziale, mentre aveva ritenuto non provato il danno patrimoniale quale spesa per il viaggio di ritorno in aereo e quello non patrimoniale da vacanza rovinata.

La Corte d’Appello di Brescia, accogliendo l’appello del tour operator, aveva invece riformato in toto la decisione di primo grado condannando la turista a restituire il risarcimento che le era stato riconosciuto dal Tribunale.

La donna ha quindi proposto ricorso per Cassazione, ma con l’ordinanza n. 11758/20 depositata il 18 giugno 2020, la Suprema Corte ha rigettato i due motivi di doglianza, a cominciare dall’assenza di motivazione intesa quale motivazione apparente, in relazione all’accertamento dell’inadempimento dell’agenzia, lamentata nella sentenza impugnata di secondo grado.

 

La locuzione “piccolo hotel” doveva far intendere quali potevano essere le aspettative

Secondo gli Ermellini, nello specifico “non si è in presenza di ciò che per costante giurisprudenza integra la fattispecie della motivazione apparente e cioè l’impossibilità di comprendere le ragioni poste a fondamento della decisione”, in quanto nella sentenza impugnata “è ben chiarito che il tenore letterale della descrizione del prodotto acquistato e, in particolare, la locuzione “piccolo hotel” lasciava intendere quali erano le possibili aspettative”.

La ricorrente aveva anche espresso censure in relazione alla ripartizione dell’onere della prova in tema di responsabilità contrattuale, avendo ritenuto la corte di merito che la produzione fotografica con cui la turista intendeva dimostrare le condizioni dei luoghi in cui era stata ospitata fosse di dubbia provenienza.

Ma anche questo motivo secondo la Cassazione è inammissibile “perché la corte di merito ha invero argomentato che, una volta acclarato che il prodotto fornito era conforme a quello indicato nel contratto, non erano rilevanti a fini della prova delle allegate pessime condizioni igieniche, le fotografie prive di data prodotte dalla (omissis), così come non era sufficiente l’allegata presunzione semplice al fine di provare la presenza degli scarafaggi ovvero del lamentato fetore”.

I giudici del Palazzaccio, nel rigettare il ricorso, ricordano infine un precedente giudicato dalla stessa Cassazione in tema di azione di risarcimento per i danni sofferti da un soggetto per un’infezione alimentare a causa della condotta del gestore di una struttura alberghiera durante un soggiorno con trattamento di pensione completa”, ribandendo che incombe sul danneggiato la prova rigorosa e specifica che il danno sia stato conseguenza dell’inadempimento contrattuale del predetto gestore o della sua attività, conseguendone, in difetto, la declaratoria di infondatezza della relativa domanda.