Articolo Pubblicato il 19 ottobre, 2020 alle 10:00.

Per stabilire la rendita per invalidità lavorativa da assegnare ad un lavoratore, nel regime introdotto dall’art. 13 del d.lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, il giudice – e per esso il consulente tecnico di ufficio – deve fare riferimento al d.m. 12 luglio 2000 di approvazione delle tabelle delle menomazioni, dell’indennizzo del danno biologico e dei coefficienti, che ha natura di norma regolamentare con rilevanza esterna e la cui violazione è denunciabile in Cassazione, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.

La Tabella contiene la predeterminazione dei coefficienti in relazione a fasce di gradi di menomazione; è però possibile, al fine di personalizzare l’indennizzo, che tale predeterminazione venga superata, mediante l’attribuzione di un coefficiente previsto per una fascia superiore, purché a supporto vi sia un’adeguata motivazione medico-legale.

A fornire quest’importante chiarimento proprio la Corte di Cassazione, sezione Lavoro Civile, con la sentenza n. 22393/20 depositata il 15 ottobre 2020, pronunciandosi sul ricorso di un lavoratore sardo contro una sentenza della Corte d’Appello di Cagliari del 2014.

 

La Corte d’Appello condanna l’Inail ad adeguare la rendita per un lavoratore

I giudici territoriali, in riforma della sentenza di primo grado, avevano condannato l‘Inail all’adeguamento della rendita goduta dall’uomo, per un infortunio sul lavoro occorsogli nel 2007, rapportandola a un danno biologico del 71 per cento, già conglobato il danno biologico per la malattia professionale denunciata nel 2005, con l’ulteriore quota di rendita relativa al coefficiente 0,9 e con decorrenza dal 16 giugno 2009.

Ma non applica il parere medico legale favorevole al riconoscimento di un coefficiente superiore

La Corte di merito aveva disatteso il diverso avviso del medico legale sentito in giudizio, che aveva ritenuto applicabile alla percentuale di danno biologico il coefficiente della fascia superiore, reputando vincolante la tabella dei coefficienti approvata con il d.m. 12 luglio 2000.

Con successiva ordinanza del 2015, la Corte territoriale, in accoglimento dell’istanza di correzione di un errore materiale nel dispositivo della sentenza, tenuto conto del passaggio motivazionale in ordine alla percentuale complessiva dell’85% in considerazione del riconoscimento, dall’Inail, dal 10 marzo 2011, di un ulteriore danno biologico complessivo del 18% per altre due malattie professionali, aveva quindi e infine disposto la correzione del dispositivo integrandolo con il riconoscimento del danno biologico dell’85% dal 10 marzo 2011.

Il ricorso per Cassazione

Contro questa sentenza il lavoratore ha proposto ricorso per Cassazione, a cui l’Inail ha opposto un controricorso. Il ricorrente lamentava il fatto che la sentenza non avesse riconosciuto, per la liquidazione della rendita, pur non avendo contestato gli elaborati peritali di primo e secondo grado, il maggior coefficiente pari a 1 della superiore fascia D per il grado di menomazione dall’86% al 100%, in luogo di quello inferiore attribuito pari a 0,9 previsto nella fascia C per la rendita dal 71% al 85%.

Il lavoratore ha riconosciuto che ad ogni fascia indicata nelle tabelle (A,B,C,D) corrisponde un determinato coefficiente in relazione alla percentuale di danno biologico attribuito, ma ha anche sottolineato come le stesse tabelle, nelle ultime righe, consentano, con motivato parere medico legale, sia in sede di prima valutazione sia in sede di revisione, di attribuire o confermare il coefficiente previsto in una fascia di grado superiore: nello specifico, entrambi gli ausiliari nominati nei gradi di merito avevano con motivato parere attribuito il maggior coefficiente pari a 1 della fascia superiore D (che opera automaticamente per il grado di menomazione dall’86 al 100%) anziché quello inferiore pari a 0,9 previsto nella fascia C per le rendite dal 71 per cento all’85 per cento. La Corte aveva erroneamente ritenuto che la norma impedisse l’attribuzione di un coefficiente maggiore.

 

Possibile la personalizzazione dell’indennizzo con adeguato parere

Per gli Ermellini il ricorso è assolutamente da accogliere. “La Tabella a cui si deve fare riferimento – spiegano i giudici del Palazzaccio – contiene la predeterminazione dei coefficienti in relazione a fasce di gradi di menomazione, ma è possibile, al fine di personalizzare l’indennizzo, che tale predeterminazione venga superata, mediante l’attribuzione di un coefficiente previsto per una fascia superiore, e ciò richiede un’adeguata motivazione medico-legale”.

La Cassazione rileva come la Corte territoriale abbia implicitamente dato atto, nella sentenza impugnata, delle valutazioni dell’ausiliare officiato in giudizio, ulteriori rispetto a quelle che avevano indotto a stimare la percentuale nell’85%, e come abbia anche apprezzato il motivato parere medico-legale finalizzato ad applicare il coefficiente. “Tuttavia – prosegue la sentenza – la Corte d’Appello ha ritenuto di essere vincolata in senso contrario – per quel che attiene al coefficiente applicabile – sul presupposto della “rilevanza esterna vincolante”.

Ma questa “ratio decidendi”, vanno a concludere gli Ermellini, è solo parzialmente esatta “perché la stessa tabella dei coefficienti da utilizzare, descritta la tipologia di menomazioni classificate per gradi di menomazione e previsti i relativi coefficienti alle le lettere A,B,C,D, reca, infine, disposizione generale che recita: “È consentito, con motivato parere medico-legale, sia in sede di prima valutazione dei postumi che in sede di revisione, attribuire o confermare il coefficiente previsto per una fascia di grado superiore”.

 

Sentenza cassata e causa rinviata alla Corte territoriale

Convenendo dunque con il ricorrente, la Cassazione sentenzia che la Corte di merito, “posta la percentuale di menomazione dell’85 per cento, ha pertanto erroneamente ritenuto di essere vincolata ad applicare il coefficiente 0,9 anziché il coefficiente 1, mentre – all’evidenza – la tabella non vincola quanto alla possibilità di riconoscere, con motivato parere medico-legale, il coefficiente previsto per una fascia di grado superiore rispetto alla percentuale accertata”.

La sentenza è stata pertanto cassata, ed essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa è stata rinviata alla Corte o d’appello di Cagliari, in diversa composizione, affinché valuti se, ferma restando la percentuale dell’85 per cento, nel caso di specie si possa, previo motivato apprezzamento di merito, applicare il coefficiente 1 anziché il coefficiente 0,9.