Articolo Pubblicato il 7 giugno, 2020 alle 10:00.

Se si perde il proprio cane per colpe altrui si può pretendere non solo il danno patrimoniale legato al valore economico dell’animale ma anche lo specifico danno da perdita dell’animale d’affezione.

Significativa, in tal senso, una recente sentenza, la n. 2841/2020, del Tribunale di Brescia, che conferma la sua particolare sensibilità per il tema, avendo peraltro emesso anche una delle prime pronunce in assoluto in Italia per stabilire un affidamento condiviso di un quattro zampe tra due coniugi che si stavano separando.

 

Allevamento perde il cane e il proprietario gli fa causa

Nello specifico, a ricorrere al tribunale bresciano era stato il padrone di una cagna di razza che egli aveva affidato a un allevamento per farla accoppiare, ma che però era sparita. Inutili le ricerche protrattesi per alcune settimane nella zona circostante.

La proprietaria dell’allevamento aveva ammesso la sua responsabilità per la perdita dell’animale offrendo come risarcimento del danno patito la somma di duemila euro al suo proprietario, che ha trattenuto la somma come anticipo reclamando però un indennizzo ben più elevato, per ottenere il quale ha appunto promosso una citazione in causa.

 

Il padrone chiede anche i danni “morali”

Il proprietario innanzitutto stimava il danno patrimoniale in cinquemila euro, di cui quattromila corrispondenti al valore dell’animale, e mille per tutti i chilometri percorsi in auto per le ricerche: aveva anche richiesto una consulenza tecnica per confermare il valore attribuito alla sua cagna di razza, anche in virtù del suo potenziale utilizzo economico in relazione alla vendita dei cuccioli che avrebbe partorito.

Ma, soprattutto, il padrone chiedeva ulteriori diecimila euro, da valutarsi anche in via equitativa, per i danni non patrimoniali derivanti dalla perdita, in quanto, dopo la sparizione della sua cagna e al relativo dolore, era caduto in depressione al punto da doversi rivolgere a uno specialista.

E alla fine il tribunale gli ha dato ragione, pur accogliendo solo in parte le richieste avanzate dal ricorrente, e ha condannato l’allevamento a rifondergli ulteriori tremila euro, oltre ai duemila già versati.

Il giudice ha accolto la richiesta di ristoro delle spese sostenute per effettuare la ricerca del cane, così come quella relativa al danno da perdita dell’animale di affezione, per il quale ha riconosciuto, in via equitativa, quattromila euro, tenendo conto soprattutto dei due anni che padrone e animale hanno trascorso insieme.

 

La relazione uomo-animale rientra tra le attività realizzatrici della persona

Per il Tribunale, non è assolutamente qualificabile “come futile la perdita dell’animale e, in determinate condizioni, quando il legame affettivo è particolarmente intenso così da far ritenere che la perdita vada a ledere la sfera emotivo-interiore del o dei padroni“, il danno merita di essere risarcito. Questo perché “il rapporto tra padrone e animale d’affezione può essere considerato espressione di una relazione che costituisce occasione di completamento e sviluppo della personalità individuale e quindi come vero e proprio bene della persona”.

Una relazione che dunque rientra tra le “attività realizzatrici della persona previste e protette dall’art. 2 della Costituzione.