Articolo Pubblicato sabato, 25 maggio, 2019.

L’ennesimo incendio in una casa di riposo (vedere il recente caso di Città Sant’Angelo) è successo nel 2015 a Turi (Bari): i congiunti della vittima si sono affidati a Studio 3A

Un accendino e una bottiglia di alcool etilico lasciati “tranquillamente” nella disponibilità di un paziente anziano, invalido totale e affetto da gravi patologie fisiche e psichiche. A tre anni e mezzo dalla tragedia restano ancora tante le ombre sul decesso del settantasettenne Vincenzo Luisi, di Noci, a causa dell’incendio scoppiato nella sua stanza all’interno della Residenza Socio-Sanitaria Assistenziale “Villa Eden”, a Turi, in provincia di Bari, in cui era ricoverato: è l’ennesimo caso sul genere in una casa di riposo, si veda il recentissimo rogo costato la vita a due ospiti presso una struttura per pazienti psichiatrici di Città Sant’Angelo, in Abruzzo.

Sul grave episodio, successo l’8 novembre 2015, la Procura di Bari ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, disponendo l’autopsia sulla salma che ha confermato come il paziente sia morto per insufficienza respiratoria per aver inalato fumo e per le gravissime ustioni: una fine orribile. Ma il Pubblico Ministero, dott. Manfredi Dini Ciacci, ha chiesto l’archiviazione e, nonostante l’opposizione dei familiari della vittima, il Gip del Tribunale di Bari, dott. Francesco Pellecchia, lo scorso anno ha archiviato il procedimento penale. A pesare sulla decisione soprattutto il fatto che l’incendio sia stato attribuito esclusivamente alla condotta “colposa” del paziente che si sarebbe acceso una sigaretta, ma in realtà la causa del rogo non è stata accertata: i vigili del fuoco nel loro rapporto scrivono solo di non escludere “in primis la cicca”, alla luce del ritrovamento di un accendino ai piedi del letto.

Ed è appunto questo uno degli aspetti più controversi della vicenda. I congiunti dell’anziano, che ora si sono affidati a Studio 3A-Valore S.p.a., non si capacitano soprattutto del fatto che nella stanza del loro caro siano stati rinvenuti un accendino e una bottiglia di alcool etilico, anche se va precisato che i vigili del fuoco non hanno riscontrato tracce di acceleranti. Il compagno di stanza di Luisi ha ammesso di averlo sorpreso più volte a fumare nel bagno e di sapere che possedeva un accendino, ma ha aggiunto di non aver informato gli operatori e questo per il Gip è stato ritenuto sufficiente per non ipotizzare condotte omissive. Una conclusione che lascia perplessi, perché appare difficile pensare che l’anziano potesse fumare tranquillamente nella sua stanza senza che gli addetti se ne accorgessero e, comunque sia, un ospite con un quadro clinico così delicato, un “paziente psichiatrico” affetto, tra le varie patologie, da un disturbo bipolare per il quale assumeva farmaci psicotropi, oltre che da tabagismo, richiedeva ben altro livello di sorveglianza. Una responsabilità della struttura per omessa vigilanza di una persona affidata alle sue cure e alla sua custodia che non verrebbe meno neanche se si fosse trattato di un gesto volontario, ipotesi tuttavia molto remota: la vittima non si era mai resa protagonista di episodi di autolesionismo, né sono state riscontrate risultanze in tal senso durante la perizia autoptica.

I familiari della vittima si sono pertanto rivolti, attraverso il consulente personale e responsabile della sede di Bari, Sabino De Benedictis, a Studio 3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nelle tutela dei diritti dei cittadini, che ha subito sottoposto gli atti del caso ai suoi esperti ravvisando elementi di colpa più che sufficienti a carico della struttura. E di fronte al diniego da parte di Villa Eden di assumersi le proprie responsabilità, ora si procederà con una citazione in causa presso la giustizia ordinaria per ottenere giustizia per i propri assistiti quanto meno sul fronte civile.

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