Articolo Pubblicato il 10 febbraio, 2021 alle 10:00.

Non è la prima volta che ci si sofferma su questo principio, ma rinfrescare la memoria non fa mai male: chi guida un veicolo deve prestare la massima attenzione all’utente debole per eccellenza della strada, il pedone, deve mettere in atto ogni manovra possibile per evitarlo, anche laddove il comportamento di chi va a piedi sia imprudente, e in caso di investimento non può parlare di “fatto imprevedibile” solo perché era buio, pioveva e la vittima era vestita di scuro.

Infatti, la Corte di Cassazione, nella sentenza n. 2865/21 depositata il 25 gennaio 2021, ha confermato la condanna di una automobilista che aveva investito una donna, per fortuna senza gravi conseguenze, e che tuttavia è voluta arrivare fin alla Suprema Corte per fare valere le sue ragioni, puntualmente rigettate.

 

Automobilista condannata  per aver investito una donna

L’imputata era già stata condannata in primo grado dal Giudice di Pace di Vasto, nel 2018, e anche in appello dal Tribunale della stessa città per il reato di lesioni colpose, aggravato dalla violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, commesso a Vasto nel 2014. Le si contestava di avere investito, alla guida di una Fiat 500, una signora nell’effettuare una manovra di svolta a sinistra per entrare nell’area condominiale, causandole lesioni guidicate guaribili in una decina di giorni.

Secondo la ricostruzione dei giudici di merito, il pedone, attorno alle 18.30, stava attraversando la carreggiata dopo essere uscita da un vicino negozio, quando era stata per l’appunto centrata dalla vettura che girava a sinistra: la conducente, peraltro, solo dopo averla investita si era accorta della presenza della malcapitata, che aveva “bussato” invano sul cofano dell’auto affinché la guidatrice fermasse la marcia, che invece quest’ultima aveva continuato, provocando l’inevitabile e rovinosa caduta a terra della donna dopo averla urtata all’altezza della gamba sinistra.

La dinamica dei fatti, così come riferita dalla persona offesa, inoltre, era stata avvalorata anche dalle dichiarazioni del passeggero che si trovava trasportato nella stesa vettura investitrice. Il tribunale, dunque, aveva ritenuto che il comportamento dell’imputata fosse stato imprudente per colpa generica e violazione delle norme sulla circolazione stradale, in particolare dell’art. 191 CDS, per non aver usato la massima prudenza nell’eseguire la manovra di immissione nell’area privata dando la precedenza al pedone, e comunque tenendo una modalità di guida che non le ha consentito di evitare l’impatto.

 

Investimento avvenuto in tarda serata in una strada non illuminata

L’automobilista tuttavia ha proposto ricorso anche per Cassazione, adducendo a sua discolpa che l’incidente era avvenuto in tarda serata, in una zona non illuminata, che il pedone era vestita di scuro e aveva posto in essere una condotta imprevedibile parandosi difronte all’autovettura che procedeva nel rispetto del codice della strada: l’imputata, insomma, non avrebbe potuto prevedere l’evento in quanto il pedone sarebbe apparso all’improvviso.

Ma la Cassazione ha rigettato con forza il ricorso ritenendo il motivo di doglianza “manifestamente infondato”, e quindi inammissibile, “perché prospetta, sostanzialmente, censure di merito, contestando la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di primo e secondo grado in relazione alle emergenze processuali, con specifico riferimento all’incidente stradale”.

 

La condotta del pedone era tutt’altro che imprevedibile

Ma al dà del solito aspetto formale (Gli Ermellini hanno rammentato una volta di più che “esula dai poteri della Corte di Cessazione quello di una “rilettura” degli elementi di fatto, posti a sostegno della decisione, il cui apprezzamento è riservato in via esclusiva al giudice di merito”), la Suprema Corte sottolinea che “il Tribunale ha congruamente e logicamente motivato la conferma dell’affermazione di responsabilità fondandosi sulle dichiarazioni della persona offesa e dei testi escussi.

In tale motivazione sono esplicitamente disattese le doglianze svolte nei motivi di appello e reiterate in sede di ricorso per cassazione ed in essa non si ravvisa alcuna incongruità o manifesta illogicità che la renda sindacabile in questa sede”.

I giudici del Palazzaccio convengono sul fatto che “la condotta della persona offesa, che indossava abiti scuri, in zona poco illuminata, con pioggia in atto, non può qualificarsi come condotta imprevedibile del pedone; al contrario, rende palese la sussistenza del comportamento colposo generico e specifico dell’imputata che, verosimilmente intenta a controllare che la sbarra di accesso alla proprietà privata si alzasse, non si è resa conto della presenza della (omissis) nei pressi del margine della strada e non ha usato quindi la massima prudenza nell’ispezione della strada e nella marcia che le avrebbe consentito di vedere il pedone durante l’attraversamento“.