Articolo Pubblicato il 29 ottobre, 2020 alle 17:00.

Il pedone è l’utente debole della strada per eccellenza ed esige la massima tutela ma ciò non lo autorizza a violare le norme del codice della strada, che è tenuto ad osservare al pari di ciclisti, motociclisti e camionisti, e questo non solo per salvaguardare la propria incolumità ma anche perché chi va a piedi può a sua volta mettere a rischio, con condotte censurabili, altri utenti della strada ed essere chiamato a rispondere delle relative conseguenze.

Emblematico, in tal senso, il particolare incidente stradale su cui si è definitivamente espressa la Cassazione, con la sentenza n. 29833/20 depositata il 28 ottobre 2020.

 

Pedone condannato per le lesioni causate a una motociclista

Questa volta infatti sul banco degli imputati era finito un pedone, condannato dal giudice di Pace di Bologna per il reato di lesioni colpose, aggravato dalla violazione della normativa sulla circolazione stradale (artt. 190 comma 2 e 6 CDS), commesso nel luglio del 2015 ai danni di una motociclista: sentenza solo in parte riformata dal Tribunale di Bologna, che aveva ridotto la pena a suo carico in 200 euro di multa, confermando per il resto la decisione di primo grado, compreso il risarcimento dei danni patiti dalla costituita parte civile oltre al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva pari a ventimila euro.

Incidente ascritto esclusivamente all’attraversamento avventato dell’imputato

Secondo i giudici territoriali, infatti, non sussisteva alcun dubbio in ordine al nesso di causalità tra l’incidente stradale e la condotta dell’imputato, che aveva attraversato la strada, in pieno centro abitato di Casalecchio di Reno, senza utilizzare le strisce pedonali poste a pochi metri, utilizzando lo spazio esistente tra due autobus in sosta alla fermata, senza controllare il sopraggiungere di mezzi e anzi guardando a terra.

L’esclusiva responsabilità del sinistro, dunque, era da attribuirsi all’imprudenza e alla pericolosità della condotta del pedone nell’attraversamento, effettuato senza considerare la presenza delle strisce pedonali, in un contesto di visibilità ridotta per la presenza di due voluminosi automezzi che impedivano la visuale ai veicoli provenienti dall’opposto senso di marcia, per cui l’imputato, nell’intraprendere la manovra, aggirando tale veicolo, avrebbe dovuto prestare attenzione e non procedere nell’attraversamento addirittura guardando a terra, senza considerare la presenza di veicoli che stavano sopraggiungendo.

 

Il ricorso per Cassazione

Contro questa sentenza il pedone ha proposto ricorso per Cassazione asserendo che la circostanza di aver attraversato repentinamente la strada fuori delle strisce pedonali non sarebbe bastata ad elidere la responsabilità della persona offesa che era alla guida di un motociclo, e ha rilevato anche come sia regola di comune esperienza che una persona scesa dall’autobus possa imprudentemente attraversare la strada: a suo dire, dunque, la motociclista avrebbe dovuto tenere un atteggiamento più vigile che avrebbe consentito di evitare l’evento.

Il ricorrente ha anche obiettato di non essere sbucato all’improvviso ma di trovarsi in prossimità della linea di mezzeria e di essere quindi avvistabile da un utente della strada attento e diligente. La mancanza di segni di frenata del motociclo poteva essere addebitata proprio a una distrazione nella guida, sempre secondo la tesi difensiva del pedone, che ha anche contestato il quantum stabilito per il risarcimento.

 

La Suprema Corte rigetta le doglianze: comportamento del pedone “imprevedibile”

La Suprema Corte tuttavia ha rigettato le doglianze, ricordando per l’ennesima volta come la ricostruzione di un incidente stradale nella sua dinamica ed eziologia (ossia, valutazione delle condotte dei singoli utenti della strada coinvolti, accertamento delle relative responsabilità, determinazione dell’efficienza causale di ciascuna colpa concorrente) sia “rimessa al giudice di merito ed integra una serie di apprezzamenti di fatto che sono sottratti al sindacato di legittimità se sorretti da adeguata motivazione”.

Ad ogni buon conto, gli Ermellini sono entrati anche nel merito, sottolineando come la corte territoriale avesse fatto buon governo dei propri poteri valutativi nel ricostruire l’incidente e il nesso causale tra questo e le lesioni, nell’apprezzare la violazione cautelare specifica da parte del pedone, eziologicamente rilevante per la verificazione dell’incidente, avendo accertato che la motociclista aveva tenuto una adeguata e prudente condotta di guida, mentre l’investimento era da ricondurre in via esclusiva all’improvvida, imprudente, pericolosa e imprevedibile modalità di attraversamento da parte dell’imputato“.

Secondo la Cassazione, dunque, la responsabilità della conducente del motociclo è stata correttamente esclusa “a fronte della condotta dell’altro utente della strada, il pedone, in colpa, essendo stata accertata la non prevedibilità di una condotta quale quella nello specifico tenuta da quest’ultimo”.

 

Le norme che devono rispettare i conducenti dei veicoli e i pedoni

“Il Tribunale, al riguardo – spiega la Suprema Corte – ha tenuto conto delle norme che presiedono il comportamento del conducente del veicolo, in particolare quelle generiche di prudenza, cautela ed attenzione, rinvenibili nell’art. 140 C.d.S., che pone, quale principio generale informatore della circolazione l’obbligo di comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione ed in modo che sia in ogni caso salvaguardata la sicurezza stradale, e negli articoli seguenti, laddove si sviluppano, puntualizzano e circoscrivono le specifiche regole di condotta”.

Tra queste ultime, ricordano i giudici del Palazzaccio, di rilievo con riguardo al comportamento da tenere nei confronti dei pedoni, sono quelle dettagliate nell’art. 191 C.d.S., che trovano il loro pendant nel precedente art. 190, il quale a sua volta, dettaglia le regole comportamentali cautelari prudenziali che deve rispettare il pedone.

In questa prospettiva – proseguono gli Ermellini -, rileva la regola prudenziale e cautelare fondamentale che deve presiedere al comportamento del conducente, sintetizzabile nell’obbligo di attenzione che questi deve tenere al fine di avvistare il pedone in modo da potere porre in essere efficacemente gli opportuni (e necessari) accorgimenti atti a prevenire il rischio di un investimento”.

Un dovere di attenzione del conducente teso all’avvistamento del pedone che trova il suo parametro di riferimento (oltre che nelle regole di comune e generale prudenza) nel principio generale di cautela che informa la circolazione stradale e “che si sostanzia, essenzialmente, in tre obblighi comportamentali – continua la sentenza -: quello di ispezionare la strada dove si procede o che si sta per impegnare; quello di mantenere un costante controllo del veicolo in rapporto alle condizioni della strada e del traffico; quello, infine, di prevedere tutte quelle situazioni che la comune esperienza comprende, in modo da non costituire intralcio o pericolo per gli altri utenti della strada, in particolare, proprio dei pedoni”.

 

Il conducente deve essere attento anche in caso di imprudenze altrui

Tutti obblighi comportamentali posti a carico del conducente anche per la prevenzione di eventuali comportamenti irregolari dello stesso pedone, “vuoi genericamente imprudenti, vuoi violativi degli obblighi comportamentali specifici, dettati dall’art. 190 C.d.S.”: tipico, ad esempio, quello dell’attraversamento della carreggiata al di fuori degli appositi attraversamenti pedonali o passando anteriormente agli autobus, filoveicoli e tram in sosta alle fermate.

Il conducente, infatti, ha, tra gli altri, anche l’obbligo di prevedere le eventuali imprudenze o trasgressioni degli altri utenti della strada e di cercare di prepararsi a superarle senza danno altrui”.

E può andare esente da responsabilità solo in caso, come qui, di condotta eccezionale e atipica

Diretta conseguenza di queste norme è che il conducente del veicolo “può andare esente da responsabilità, in caso di investimento del pedone, non per il solo fatto che risulti accertato un comportamento colposo (imprudente o in violazione di una specifica regola comportamentale) del pedone (una tale condotta risulterebbe concausa dell’evento lesivo, penalmente non rilevante per escludere la responsabilità del conducente: cfr. art. 41 c.p., comma 1), ma occorre che la condotta del pedone configuri, per i suoi caratteri, una vera e propria causa eccezionale, atipica, non prevista ne’ prevedibile, che sia stata da sola sufficiente a produrre l’evento”.

Ed è appunto quello che il Tribunale ha ritenuto nel caso di specie, “con un giudizio di merito logico e coerente con i principi sopra richiamati”, avendo accertato che la conducente del veicolo investitore, che poi era rovinata a sua volta a terra dallo scooter procurandosi lesioni serie, procedeva a velocità moderata, e non ravvisando nella sua condotta alcun profilo di colpa, vuoi generica vuoi specifica, per motivi estranei ad ogni suo obbligo di diligenza, essendosi trovata “nella oggettiva impossibilità di “avvistare” il pedone e di osservarne, comunque, tempestivamente i movimenti, attuati in modo rapido, inatteso, imprevedibile, in quanto l’imputato ha attraversato tra due autobus impedendo a qualunque conducente che si trovasse in prossimità della fermata di avvistarlo da lontano e di adottare le cautele atte ad evitare l’evento“.

Dunque, l’incidente è stato “motivatamente ricondotto eziologicamente in via esclusiva alla condotta del pedone, avulsa totalmente dalla condotta della conducente ed operante in assoluta autonomia rispetto a quest’ultima in quanto, tra l’altro, la carreggiata in quel punto impediva qualsiasi manovra di emergenza dato che in prossimità della fermata la corsia di marcia era ridotta a causa della presenza di una corsia di preselezione con svolta a sinistra”.

Respinto anche il motivo relativo all’entità della provvisionale stabilita dai giudici territoriali e quindi ricorso rigettato e condanna per il pedone confermata.