Articolo Pubblicato venerdì, 10 maggio, 2019.

Nell’udienza preliminare di giovedì 8 maggio 2019, in Tribunale a Belluno, al cospetto del Gip, dott.ssa Enrica Marson, ha patteggiato venti mesi Denis Canzian, 32 anni, di Santa Giustina, nel Bellunese, imputato e ora anche condannato per i reati di omicidio stradale con l’aggravante della fuga, e quindi dell’omissione di soccorso, nei confronti di Mansueto Venz, 56 anni, di Can di Cesiomaggiore: i familiari della vittima, attraverso il consulente personale Armando Zamparo, si sono affidati a Studio 3A-Valore S.p.A., grazie al cui lavoro sono già stati risarciti in sede civile.
La tragedia si è consumata il 31 luglio 2017 a due passi da dove abitava la vittima. Venz, affermato gelatiere che, dopo una vita di lavoro tra Germania e Austria, era tornato nel suo paese per assistere gli anziani genitori Luigi e Dina, era uscito per portare a passeggio l’inseparabile cagnolina Stella, andata incontro allo stesso destino del padrone: camminava sul ciglio della Provinciale 12, in quel tratto via San Leonardo, quand’è stato falciato dalla Golf condotta da Canzian, che procedeva nella stessa direzione e che l’ha investito da dietro.

L’automobilista, però, non si è fermato proseguendo la sua marcia e lasciando il pedone, agonizzante, al suo destino: a dare l’allarme al 118 prima, alle 20.18, e al 112 dopo, una vicina di casa della vittima che ha notato il suo corpo esanime su un prato a pochi metri dalla strada. Purtroppo, nonostante tutte le manovre rianimatorie e il rapido trasporto in ambulanza all’ospedale di Feltre, i sanitari non hanno potuto nulla per salvare il pedone, deceduto alle 21.20 per i gravi politraumi.

Intanto l’investitore, dopo essere rincasato, è ripassato una prima volta sul luogo dell’incidente con l’auto della fidanzata e poi, vedendo un capannello di gente, ha parcheggiato davanti alle scuole di Cesiomaggiore e si è fatto riaccompagnare dalla madre sul posto, alle 20.50, ammettendo a quel punto le sue responsabilità dinanzi ai carabinieri di Santa Giustina. L’automobilista ai militari ha ammesso di aver sentito un “forte tonfo”, aggiungendo però di aver pensato a un urto contro un cartello stradale. Solo una volta a casa, avendo notato del sangue sulla carrozzeria, gli sarebbe sorto il dubbio di aver investito qualcosa di animato, ma al massimo un animale.

Giustificazioni, che però sono state smentite dai riscontri oggettivi delle perizie disposte dal Pubblico Ministero titolare del procedimento penale per omicidio stradale e fuga, la dott.ssa Roberta Gallego: quella medico legale a cura del dott. Antonello Cirnelli, che ha effettuato l’autopsia, e quella cinematica sul sinistro affidata all’ing. Pierluigi Zamuner. E’ stato infatti acclarato che il povero gelatiere è stato investito da tergo, “tra il cavo popliteo e il ginocchio sinistro”, dalla parte anteriore destra della Golf, “facendone carambolare il corpo con un’intensa rotazione e torsione sul proprio asse tanto da cagionargli la disarticolazione delle relative superfici osteoscheletriche”; dopo l’impatto è stato caricato sul cofano, ha quasi sfondato con il gomito il parabrezza dell’auto, che presentava su tutto il lato destro una profonda incrinatura a raggiera del cristallo, sbattendo con la parte parieto-occipitale del capo contro la superficie del montante, ed è stato “proiettato in avanti contro un palo della segnaletica stradale che la vittima ha abbattuto, prima di rovinare per terra rotolando lungo la scarpata erbosa. Una dinamica terribile, avvenuta sotto gli occhi del conducente della macchina, che non può non essersi reso conto di quanto accaduto.

E’ stato inoltre chiarito che la causa dell’investimento era da ascriversi “al mancato-ritardato avvistamento del pedone da parte dell’automobilista, con ogni probabilità legato a distrazione dato l’andamento rettilineo della strada a visuale libera e con buone condizioni di luminosità”: a quell’ora, d’estate, era ancora chiaro, come attestato dalle foto scattate nell’immediatezza.

Di qui la richiesta di rinvio a giudizio da parte del Sostituto Procuratore a carico dell’indagato che, scrive la dott.ssa Gallego, per negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza delle norme in materia di circolazione stradale (….), ometteva di tenere una condotta di guida precauzionale e idonea a salvaguardare la presenza di pedoni sul ciglio stradale e, in violazione degli art. 140 e 141 c. 4) del Codice della Strada, non avvedendosi o comunque non calcolando correttamente la giusta distanza nell’affiancare Mansueto Venz, che a piedi con il suo cane percorreva il tratto stradale, ne cagionava colposamente il decesso pressoché istantaneo conseguente all’investimento”. E inoltre, “immediatamente dopo l’impatto con la persona offesa, resosi responsabile della morte di Venz, con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, si dava anche alla fuga precipitosamente recandosi presso la propria abitazione e solo tempo dopo con altra autovettura tornava sul luogo dell’incidente, tenendosi a distanza per valutare le conseguenze del proprio agito e quanto i carabinieri stavano procedendo a investigare in fase di primo sopralluogo”.

Si è così arrivati all’udienza preliminare di oggi e al patteggiamento, accettato dal Pubblico Ministero anche in virtù del già avvenuto risarcimento.