Articolo Pubblicato il 6 febbraio, 2020 alle 18:28.

Che l’ordinanza n. 1279/2019, con la quale la Cassazione ha dato ragione ad una donna assistita da Studio3A, avesse una valenza ampia lo si era intuito fin da subito, ma adesso c’è la conferma che questo pronunciamento ottenuto dopo una lunga battaglia legale ha fatto giurisprudenza.

Con la sentenza n. 1161/20 depositata il 21 gennaio 2020, infatti, la Suprema Corte ha definitamente deliberato su un caso analogo a quello seguito con successo da Studio3A, assumendo la stessa decisione suffragata anche e proprio dall’ordinanza citata sopra.

 

Negato il risarcimento a una terza trasportata

La vicenda. Una terza trasportata rimane coinvolta in un sinistro stradale, da cui rimedia svariate lesioni, con un’auto straniera e chiede il risarcimento, come previsto dall’articolo 141 del Codice delle Assicurazioni, all’assicurazione del vettore, cioè dell’auto su cui viaggiava come passeggera, nello specifico UnipolSai.

La quale, però, eccepisce che la compagnia di assicurazione della vettura straniera non aderisce alla Card, ossia ala convenzione tra gli assicuratori per il risarcimento diretto, il che avrebbe reso non esercitabile (o comunque non scontato) il diritto di rivalsa.

Sulla scorta di questa eccezione, la domanda viene respinta in primo grado dal Giudice di Pace di Busto Arsizio, avanti il quale la danneggiata si era vista costretta a intentare una causa, e lo stesso fa il Tribunale di Busto presso il quale la donna aveva appellato la sentenza di primo grado.

 

Il ricorso per Cassazione

La terza trasportata, quindi, ricorre per Cassazione basandosi su un unico motivo, che poi era anche quello che avevano affermato con forza Studio3A e l’avvocato del Foro di Padova Alessandro Stievanin, denunciando la violazione o falsa applicazione dell’art. 141. Secondo la ricorrente i giudici di prime e seconde cure avevano fornito un’errata interpretazione dell’art. 13 D.P.R. 18 luglio 2006, n. 254, e dell’art. 33 della CTT (Convenzione terzi trasportati).

Infatti, contrariamente a quanto affermato dal giudice d’appello (secondo cui “il risarcimento diretto non è un diritto assoluto ma è regolamentato dalle imprese assicuratrici stipulanti fra loro una convenzione e poiché l’assicurazione del veicolo bulgaro non era aderente a tale convenzione non poteva in questo caso essere utilizzato il sistema del risarcimento diretto»), la stipula di una convenzione tra compagnie assicurative è funzionale alla “regolazione dei rapporti organizzativi ed economici per la gestione del risarcimento diretto”, come si legge nel primo comma dell’art. 13 del D.P.R. n. 254 del 2006.

 

La tutela del passeggero va oltre i rapporti tra assicurazioni

Inoltre, la ricorrente ha sottolineato come dagli artt. 33 e 34 della CTT si desuma che la mancata adesione alla convenzione non incide sugli strumenti a tutela del terzo trasportato, bensì solo sulla possibilità per le compagnie assicurative di gestire la rivalsa mediante la procedura semplificata prevista dalla convenzione.

Quindi, il giudice avrebbe sbagliato a ritenere che l’adesione alla CTT da parte delle compagnie assicurative dei veicoli coinvolti fosse condizione necessaria per l’applicabilità dell’art. 141 cod. ass.

La Cassazione accoglie il ricorso anche in forza dell’ordinanza ottenuta da Studio3A

Ebbene, secondo gli Ermellini il motivo è assolutamente fondato. Ed è qui che la Cassazione rammenta che “recentemente sull’analoga questione relativa alla c.d. CARD, Convenzione tra Assicuratori per il Risarcimento Diretto r.c.a., adottata in attuazione del D.P.R. 18 luglio 2006, n. 254, di cui la CTT è parte, si è pronunciata questa Corte”, alludendo appunto all’ordinanza n. 1279 del 18/01/2019.

E, aggiungono i giudici del Palazzaccio, ha affermato il seguente principio di diritto: “in tema di risarcimento del danno da incidente stradale, la persona trasportata può avvalersi dell’azione diretta nei confronti dell’impresa di assicurazioni del veicolo sul quale viaggiava al momento del sinistro anche se quest’ultimo sia stato determinato da uno scontro in cui sia rimasto coinvolto un veicolo assicurato con una compagnia che non abbia aderito alla convenzione tra assicuratori per il risarcimento diretto, c.d. CARD, atteso che l’art. 141 del d.lgs. n. 206 del 2005, di derivazione comunitaria, assegna una garanzia diretta alle vittime dei sinistri stradali in un’ottica di tutela sociale che fa traslare il “rischio di causa” dal terzo trasportato, vittima del sinistro, sulla compagnia assicuratrice del trasportante”.

 

Risarcimento del terzo trasportato dovuto anche se il veicolo non è assicurato

La Suprema Corte cita poi a supporto anche in un altro precedente sull’ambito d’applicazione dell’art. 141 cod. ass., in relazione al caso di sinistro in cui uno dei veicoli fosse privo di assicurazione r.c.a. (Sez. 3, Ordinanza n. 16477 del 05/07/2017).

In quell’occasione il Collegio osservò che l’interpretazione costituzionalmente orientata della norma imponeva di riconoscere al terzo la possibilità di azionare la procedura diretta, a prescindere dall’identificazione del soggetto civilmente responsabile, dalla ripartizione di responsabilità tra conducenti e finanche dall’essere assicurato il veicolo antagonista, salvo esclusivamente il caso fortuito.

In questo modo – asserisce anche la nuova sentenza – sarebbe stato possibile tener conto dell’esigenza di salvaguardare la posizione del terzo, non ostacolando il ricorso ad uno strumento di tutela semplificato e più celere, aggiuntivo rispetto all’ordinaria azione nei confronti del proprietario del veicolo e civilmente responsabile.

Sebbene riconoscere la legittimazione del terzo trasportato di agire ai sensi dell’art. 141 cod. ass. anche quando nel sinistro è coinvolto un veicolo non assicurato o non identificato potrebbe pregiudicare la possibilità di rivalsa della compagnia assicurativa, ciò risponde ad una scelta del legislatore in tema di allocazione del rischio, che ha scelto di privilegiare, nei limiti del massimale minimo di legge, il diritto del trasportato ad ottenere prontamente il risarcimento, agendo nei confronti del soggetto a lui sicuramente noto (la compagnia di assicurazioni del veicolo sul quale è trasportato), senza dover né attendere l’accertamento delle rispettive responsabilità, né tanto meno dover procedere alle ricerche della compagnia assicuratrice del veicolo investitore».

 

Le stesse direttive europee privilegiano la posizione del passeggero

Questa giurisprudenza – concludono gli Ermellini – si muove nel solco tracciato dalla Corte di Giustizia secondo cui l’esatta interpretazione delle direttive europee in materia di assicurazione della responsabilità civile derivante dalla circolazione di autoveicoli deve condurre a privilegiare la posizione del terzo trasportato in conformità al principio solidaristico “vulneratus ante omnia reficiendus”, con l’unico limite del terzo consapevole della circolazione illegale del mezzo. In applicazione di questi principi, da cui non vi è ragione di discostarsi”.

Il ricorso è stato pertanto accolto, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio al giudice di secondo grado per la definizione della causa sulla base dei menzionati principi di diritto.